L’AQUILA – L’Aquila ferma intellettualmente, cultura in mano alla politica, Teastro stabile a rischio chiusura. Sono vere e proprie bordate quelle di Federico Fiorenza ad AbruzzoWeb. Varie volte direttore artistico dello Stabile, l’ultima dal gennaio 2006 al gennaio del 2009, come un fiume in piena spara a zero sulla politica e i gestori della cultura aquilana.
Sul banco degli imputati, in particolare, c’è il Tsa. “Arrancano nel buio – tuona – Non si stanno riorganizzando dopo il terremoto del 2009, il Ridotto non tira e probabilmente se non si riesce a recuperare entro dicembre 2011 saranno costretti a chiudere”.
Cannonate anche alla politica. “Non si sta facendo niente per salvare il Tsa – ringhia Fiorenza – forse perché Stefania Pezzopane vuole continuare a gestirlo dall’esterno. Ma non si va da nessuna parte se si continua per questa strada: la cultura deve liberarsi dalla politica”.
“Alemanno ha detto che L’Aquila riparte con la montagna mentre io dico che L’Aquila riparte con la cultura”, insiste l’ex direttore, oggi produttore, che sottolinea: “Il problema è che la cultura cammina sulle spalle degli uomini e se non ci sono persone motivate a portarla avanti è inutile parlare di ripresa culturale dell’Aquila”.
I cittadini hanno perso le loro case ma anche la cultura ha perso le sue: i teatri sono crollati praticamente tutti.
La situazione è difficilissima. Inutile dire che non esiste a oggi un teatro adatto a ospitare un numero decente di spettatori. Il Teatro comunale giace abbandonato in condizioni catastrofiche e ancora non si parla di ristrutturalo. È una pazzia che alcuni dicano che è troppo piccolo: è stato ed è un simbolo dell’Aquila, fa parte della nostra storia, va ricostruito assolutamente. Lì si concentrava una buona fetta della cultura che si poteva respirare all’Aquila. Ma anche l’Auditorium “Carloni” del Castello e lì che resta inagibile. Oggi non c’è più una sala adatta a ospitare eventi musicali di un certo livello.
Che cosa si sta facendo al’Aquila per risolvere il problema?
Pertroppo si pensa alle cattedrali nel deserto. Si pensa a dare fondi alla multisala a Monticchio per ristrutturarla e adeguarla ad accogliere anche spettacoli teatrali. È talmente lontana dalla città! Il nuovo aggregato cittadino si trova nella parte Sud dell’Aquila, lì sorgono le zone più abitate: perché non fare un progetto per piazza D’Armi o pensare di costruire un nuovo teatro ma comunque vicino ai cittadini? La cultura è aggregazione. Inoltre è lontano anche dall’Università: prima del terremoto gli studenti erano una buona parte dei frequentatori del teatro, oggi questi ragazzi, finite le lezioni, non sanno cosa fare, sono nel buio della notte. Dobbiamo dare loro un luogo per poter godere della cultura teatrale, musicale, artistica, l’importante è che sia vicino ai cittadini, visibile.
Gli studenti sono una grande risorsa per la nostra città, lei crede che si debba puntare sull’Università?
Certamente. La questione dell’Università è di primaria importanza: si deve cercare di aggregare le sedi. La cultura si disgrega anche perché è divisa nello spazio, gli studenti non possono condividere i luogi di studio e confrontare le idee.
Si parlava di costruire un Teatro tenda, è d’accordo?
Assolutamente da escludere una soluzione del genere! La mia proposta è di costruire un teatro di legno sulla falsariga del Globe di Roma, ma coperto, perché siamo pur sempre nella freddissima L’Aquila, con una cupola di plexiglass: avremo una struttura facilmente riscaldabile e adatta a ospitare ogni possibile evento culturale. È una soluzione semplice, ma all’Aquila, ripeto, la politica si interessa troppo della cultura e sono troppi a dare la loro opinione, anche quando non è il loro mestiere.
Come pensa si possa risolvere la difficilissima situazione del Tsa?
Ho già parlato di questo con Gianni Chiodi e con l’assessore alla Cultura della Regione, Luigi De Fanis: l’Abruzzo deve creare un Ente teatrale regionale forte. Il Tsa ha bisogno della spinta degli altri grandi teatri abruzzesi: il “Marrucino” di Chieti e quello Comunale di Teramo, che fanno tutto esaurito. Ma anche altri teatri d’Abruzzo potrebbero beneficiarne, il “Michetti” di Pescara che è chiuso da due anni, per esempio. La cultura deve andare oltre i confini delle singole provincie. D’altra parte Tsa sta per Teatro Stabile d’Abruzzo, non dell’Aquila.
Ma il vero problema del Tsa secondo lei qual è? Perché si trova in queste condizioni?
Sicuramente la cattiva organizzazione e gestione. A oggi sono due anni che il posto di direttore artistico del Tsa è vacante, possibile che non si riesca a fare la nomina? E ce ne sarebbero di persone adatte al ruolo, Alessandro Preziosi, solo per dirne uno, uomini amanti della cultura e vicini alla città, che capiscono la situazione che L’Aquila sta vivendo, vedono il degrato e la mancanza di punti di aggregazione culturali. E parlano del ‘Progetto Abruzzo’ come di un incubatore degli eventi teatrali più importanti della regione, ma a me sembra che incubi ben poco.
Pensa che nella città dell’Aquila la cultura possa trovare nuovamente i suoi spazi?
Ripeto, prima di tutto bisogna pensare agli spazi. L’Aquila oggi non offre nulla ai ragazzi. Ma creando una struttura che possa aggregare la cultura, sicuramente, potremo tornare a essere una città viva nel quadro culturale italiano. L’Aquila viveva di cultura e deve tornarne a vivere.
Ma nell’immediato, aspettando la costruzione degli appositi spazi, concretamente cosa si potrebbe fare?
Un’idea potrebbe essere organizzare laboratori per i ragazzi delle scuole. Gli attori sono una categoria che risente molto della crisi economica e lavorerebbero a progetti del genere anche con un salario minimo. Si dovrebbe puntare a questo. Dal canto mio, cerco con la mia Alice Art Menagement di sostituire quella mancanza di iniziative culturali di cui soffre il nostro capoluogo. (a.c.)






