L’AQUILA – Il giudice unico del tribunale dell’Aquila Guendalina Buccella ha assolto ieri con formula piena Francesco Zaccagno e Maria Linda Zaccagno, imputati per il crollo del palazzo di via Persichetti causato dal sisma del 6 aprile 2009 e che costò la vita a due persone, “perché il fatto non sussiste”.
Lo stesso pm titolare dell’inchiesta Fabio Picuti ha chiesto che i due imputati, titolari della ditta che negli anni ’90 fece i restauri al palazzo, fossero scagionati.
Francesco e Maria Lidia Zaccagno, erano rispettivamente rappresentante della ditta che fece i restauri nel 1985 e committente.
Nel crollo del palazzo morirono Erminda Monti Vicentini e Amelio Zaccagno.
Picuti, che chiese e ottenne il rinvio a giudizio dei sospettati, ha fatto marcia indietro sulla scorta delle valutazioni peritali scaturite nel dibattimento.
Non ci sarebbe infatti nesso di causalità tra il crollo e i lavori di ristrutturazione.
Ad incidere nella richiesta assolutoria del pm e quindi nel convincimento del giudice, la perizia dell’ingegnere Andrea Cinuzzi, consulente della difesa che aveva affermato che la nuova copertura del solaio, che da lignea divenne di cemento, non aveva appesantito la struttura e dunque questo lavoro non ebbe alcuna incidenza sulla tragedia
A suo parere il crollo ci fu per la scarsa consistenza dell’edificio con riferimento alla malta.
Le tesi di Cinuzzi erano state supportate anche dal geologo Paolo Di Marcantonio che aveva sottolineato che la scarsa compattezza del suolo sul quale è stato costruito il palazzo parzialmente crollato ebbe una sua incidenza: dunque la natura del terreno amplificò gli effetti del terremoto.
Queste valutazioni sono state supportate da altre considerazioni analoghe fatte dai difensori degli imputati, gli avvocati Roberto Madama del Foro dell’Aquila e Antonio Milo del Foro di Avezzano mentre l’avvocato di parte civile è Carlo Ghizzoni dell’Aquila.
“Siamo basiti e fortemente scossi dall’imprevisto risultato dell’ultima udienza, da questa decisione così inattesa”, dichiara Angelica Vicentini, che nel crollo ha perso la madre.
“Per il futuro attendiamo le motivazioni della sentenza e ci riserviamo il tempo utile e necessario per elaborare i prossimi sviluppi”, prosegue, aprendo all’ipotesi del ricorso in Appello pur senza sbilanciarsi.
Oggetto di critica la retromarcia del pm Picuti. “Dopo 4 anni di accuse continue e sostenute e una pausa di 2 anni per l’incidente probatorio – protesta la Vicentini – all’ultima udienza c’è stato un cambio di atteggiamento e non abbiamo neanche potuto riflettere sulla strategia”.
Diversa la valutazione dell’avvocato difensore di Zaccagno, Milo. “È stata fatta realmente giustizia perché gli imputati erano estranei ai fatti – dichiara – Il padre del mio assistito, in particolare, è morto nel crollo, anche noi siamo portatori di dolore”.






