L’AQUILA – In occasione del trentennale della morte di John Lennon, la Società aquilana dei concerti “B. Barattelli”, in collaborazione con il dipartimento di Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio dell’Aquila, il Muspac, l’Accademia di belle arti e il liceo scientifico e Teatro Zeta ha predisposto un percorso didattico e musicale sul periodo in cui Lennon incrocia attraverso Yoko Ono il movimento Fluxus.
Per tutti Lennon è l’autore di notissime canzoni, ma in questo omaggio si è ritenuto interessante approfondire un altro aspetto, certamente meno noto, della biografia artistica di Lennon, ossia l’incontro con il movimento Fluxus.
Cosa incarnava nel 1970 quel movimento? Era un nucleo di confronto significativo per artisti aperti e trasversali? E cosa, oggi, rimane vivo non solo del movimento in quanto tale, ma delle sue premesse estetiche e dei suoi esiti artistici? Questi interrogativi hanno sollecitato la realizzazione dell’intero percorso “Fluxus – Lennon”.
Una serie di incontri nel mese di novembre e un concerto cha avrà tre repliche.
Domenica 14 novembre presso il Teatro Zeta in via Francesco Savini (nei pressi della sede del Conservatorio a Collesapone) si esibirà in due concerti, uno alle 17.45 e l’altro alle ore 20.45, l’Hocus pocus ensemble con un concerto/performance intitolato “Mind Games – John Lennon – (Fluxus) Tribute”.
Il gruppo è formato da Gianni Lenoci (pianoforte, tastiere), Stefano Mangia (voce), Pablo Montagne (chitarre e live electronics), Massimo Felici (chitarre), Giacomo Mongelli (batteria e percussioni) e il performer Gabus Kentus Norontako.
Il programma attraversa pagine musicale di Lennon (con e senza i Beatles) ma anche di Yoko Ono, John Cage, Sylvano Bussotti ed altri originali realizzati dal gruppo stesso.
Fra il primo e il secondo concerto, attorno alle ore 19.15, Massimo Felici e Gianni Lenoci raccontano la loro esperienza e l’incontro artistico con “Lennon, Ono, Fluxus”.
Si replica tutto anche lunedì 15 novembre con l’incontro alle ore 17.15 e a seguire il concerto alle ore 18.
Tutti gli spettacoli sono ad ingresso libero e con prenotazione obbligatoria (a causa dei pochi posti disponibili) ma anche la scelta di Teatro Zeta non è stata casuale, essendo uno spazio recuperato da un capannone magazzino, trasformato in laboratorio teatrale e luogo di spettacolo, molto in linea con il percorso culturale inglese dal dopoguerra in poi.






