L’AQUILA – È un timore che hanno in molti, aquilani e non. In tanti lo hanno anche manifestato, come la presidente del Fai, Ilaria Borletti Buitoni, che tempo fa, preoccupata per i tempi della ricostruzione, ha detto: “se le macerie rimarranno macerie, lo spirito e l’anima del centro dell’Aquila saranno gli stessi di Pompei”.

Il parallelismo tra il capoluogo devastato dal terremoto e la città colpita dall’eruzione del Vesuvio, ora un sito archeologico tra i più visitati al mondo, si è concretizzato nella scritta che da qualche giorno campeggia in centro storico, in via Nicolò Persichetti, precisamente su un pannello di legno posto a copertura del portone di un palazzo che affaccia su largo Nino Carloni.

“Pompei – centro”, recita la scritta, opera di una mano anonima, corredata da una freccia che indica la strada che porta in piazza Duomo, centro sì, ma della città dell’Aquila.

Una scritta sarcastica, che riflette l’amarezza di fondo dei cittadini aquilani che a due anni dal sisma vedono una ricostruzione pesante che stenta a decollare.

In due anni il patrimonio artistico della città, quasi per la totalità puntellato, è stato sottoposto alle intemperie, e lo è a tutt’oggi. Insieme agli edifici, anche le speranze degli aquilani sono state provate dal passare del tempo.

Un duro colpo lo hanno inferto anche le immagini del crollo avvenuto proprio a Pompei lo scorso novembre, che ha riguardato la “Schola armaturarum juventis pompeiani”, la palestra degli atleti dell’antica città romana. A causare il cedimento, l’incuria di chi si occupa di gestire il sito.

In molti avranno pensato che se il patrimonio artistico viene gestito in questo modo a Pompei, anche per il capoluogo abruzzese non ci devono essere molte speranze.

E il pensiero va al rischio che anche il centro dell’Aquila diventi solo un luogo deserto e disabitato, meta per i turisti desiderosi di contemplarne le macerie. (e.m.)