L’AQUILA – “Lo stemma della città dell’Aquila è sbagliato, io penso che si debba sopprimere tutto, sia la scritta ‘Phs’, sia ‘Immota manet’, lasciando soltanto l’aquila nera, che si identifica perfettamente con il capoluogo, che ha avuto un ruolo notevole nella storia dell’Abruzzo, del Mezzogiorno e dell’Italia”.

È la proposta shock lanciata dallo storico aquilano Raffaele Colapietra, ieri pomeriggio al Palazzetto dei Nobili, nel cuore del centro storico dell’Aquila, durante la presentazione del libro del giornalista Silvio Graziosi “Inchiesta sullo stemma dell’Aquila”, edito dalla Portofranco, nell’ambito delle manifestazioni della 724esima Perdonanza celestiniana.

Secondo lo studio di Graziosi, novantanove aquilani su cento ignorano il significato della scritta “Phs” che campeggia sullo stemma della città dell’Aquila e i pochi titolati a saperlo, come appunto il professor Colapietra, sono lapidari nella risposta: “Non significa nulla”.

“Nessuno riesce a spiegare le tre lettere in maniera persuasiva. Sembrano far riferimento a ‘Ihs’, una dizione storica che si riferisce a San Bernardino, al culto del cuore di Gesù, a Gesù medesimo, ma queste iniziali si prestano benissimo alla tradizione bernardiniana così viva all’Aquila; ma Phs non riesce ad avere una spiegazione logica. Sembra anche strano che il concetto fondamentale, il soggetto della frase ‘Publica hic salus immota manet’, a cui molti riferiscono la scritta, sia sintetizzato con delle iniziali”, spiega Colapietra in un’intervista.

Nessuna fonte storica, insomma, spiegherebbe, secondo lo storico aquilano, il significato di “Phs”: “Di fatto ci sono soltanto delle scritte, ma chi le abbia messe, quando e perché, non si sa”, sottolinea Colapietra.

Alla domanda se è possibile cambiare lo stemma di una città, il professore risponde: “Certo, tutto è possibile. Una massima dell’Ottocento inglese diceva che ‘il Parlamento inglese è onnipotente, tranne che nel cambiare l’uomo nella donna, al’epoca si riteneva che quella fosse la cosa più difficile, ma oggi è la più normale del mondo, quindi tutto si può fare”, illustra Colapietra. 

L’unico dato certo in questa inchiesta è che da almeno 134 anni, cioè da quel lontano 1874, quando ci si interrogò per la prima volta sulla veridicità di quella scritta, la città dell’Aquila si fregia di uno stemma sbagliato.

L’ipotesi più accreditata di questa disputa irrisolta, secondo gli studi di Graziosi, è che la scritta sia in realtà da ricondurre a “Ihs”, monogramma quattrocentesco di San Bernardino, figura alla quale la città dell’Aquila è legata da sempre. E a questo punto si aprono due scenari: o quello di un errore di interpretazione, dovuto al fatto che la “I” fu presa per una “P” a causa dei ghirigori che all’epoca si usavano per rappresentare le lettere maiuscole; o, piuttosto, come ipotizza lo stesso Colapietra, che si tratti di “un errore voluto dovuto al fatto che agli inizi dell’Ottocento ci fu un’ondata di anticlericalismo che investì anche L’Aquila”.

In ogni caso, per lo storico aquilano lo stemma va cambiato, “pulito” di ogni scritta, lasciando solo l’aquila nera, “simbolo identitario e dell’importanza che la città ha sempre avuto”, conclude Colapietra.