L’AQUILA – Dati parziali perché tengono conto solo di chi è lavoratore dipendente, in particolare dipendente pubblico.
La prova che c’è chi è sempre più ricco e alza la media e chi sempre più povero. La conferma che il capoluogo d’Abruzzo ha un’economia sana.
Suscita letture contrastanti la classifica del quotidiano Il Sole 24 Ore sul reddito medio dichiarato in ciascun Comune italiano da cui risulta che, sorprendentemente, quello più ricco d’Abruzzo è L’Aquila, nonostante il terremoto e i dati superiori alla media in termini di cassa integrazione e tasso di disoccupazione.
Il reddito medio secondo la classifica, poi, addirittura cresce rispetto al pre-terremoto: nel 2008 era di 19.828 euro, nel 2014 è di 21.064 euro.
Dato che fa primeggiare L’Aquila sugli altri comuni capoluogo, come Pescara 20.116 di euro di redito medio nel 2014, Chieti 19.140 euro e Teramo 18.785.
Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, non ha dubbi: il dato si spiega con il fatto che c’è una fascia della popolazione che si è molto arricchita dopo il sisma e grazie alla ricostruzione post-sisma, che eleva la media generale, come la proverbiale la “statistica del pollo” del poeta Trilussa: se in un campione di due persone uno mangia un pollo intero e l’altro resta a bocca asciutta, per la statistica è toccato comunque il 50 per cento di pollo ciascuno.
“Il terremoto – spiega Cialente – ha avuto l’effetto della devastazione della seconda guerra mondiale: c’e gente che con la ricostruzione è diventata ricca, anzim molto più ricca, e gente che è diventata molto più povera, che è passata dall’agiatezza all’indigenza. Ad essere colpito all’Aquila soprattutto il settore dei servizi e del commercio”.
Ma Cialente afferma anche che “questi dati dimostrano che chi parla di grande sofferenza economica nella nostra città fa un’analisi superficiale, perché sia prima che dopo il sisma il tessuto produttivo nei suoi punti di forza ha retto”.
Non condivide però l’analisi il segretario provinciale della Cgil, Umberto Trasatti.
“Sono dati fuorvianti – spiega il sindacalista – perché prendono in considerazione solo chi lavora e dichiara redditi, mentre non può tener conto dei tanti che il lavoro lo hanno perso, e non dicharano nulla”.
E Trasatti ribadisce che in realtà che nel capoluogo si vive un dramma occupazionale, dunque del reddito che crolla per migliaia di aquilani, e sopratutto dopo il sisma.
“Lo dicono altri numeri – assicura Trasatti – quelli dell’Istat e dell’Inps e quelli del moltiplicarsi delle crisi industriali. La verità è che gli occupati in provincia dell’Aquila sono passati da 124 mila a 107 mila in due anni e il capoluogo ha pagato un prezzo altissimo. I dati dell’Inps di gennaio 2015 dicono che in Abruzzo si è arrivati a 4,4 milioni ore cassa integrazione. Di queste, 2,2 milioni riguardano L’Aquila e la sua provincia. Di questa cifra, 1,8 milioni di ore sono di cassa integrazione straordinaria, ovvero per crisi acute. E questi sono tutti redditi che rispetto al 2008 sono crollati. La disoccupazione è al 13.9 per cento, mentre in Abruzzo è del 12,7 per cento. La verità è questa, non i dati del Sole 24ore che si limitano a chi un lavoro ce l’ha”.
Lorenzo Santilli, presidente del Centro regionale di studi e ricerche economico-sociali (Cresa), liquida, infine, come parziale la classifica, perché si riferisce solo ai redditi dichiarati nel modello 730, ovvero ai dipendenti pubblici e privati.
Dall’altro lato tiene fuori le partite Iva, i precari e i disoccupati. Ovvero chi più subisce la crisi.
“Se si contano i lavoratori dipendenti – spiega Santili – è ovvio che L’Aquila primeggia, perché essendo capoluogo di Regione ha un alto numero di dipendenti pubblici, ben superiore a quello di tutte le altre città abruzzesi e di moltissime città italiane. Un dato invece capace di fotografare la vera ricchezza media e reale di una città dovrebbe tener conto di molti altri indicatori, il primis il Pil prodotto nel territorio, ma pure della condizione reddituale di tutte le categorie di lavoratori”.
Il paradosso, sottolinea Santilli, è che in base ai criteri della classifica del Sole 24 Ore, “una città ipotetica con il 50 per cento di dipendenti pubblici e il 50 per cento di disoccupati, sarebbe in base a questa classifica una città ricca e senza problemi, per il semplice fatto che la seconda categoria, che non dichiara nulla, non viene presa in considerazione”. Filippo Tronca






