L’AQUILA – Entra un finiano, Enrico Verini, nel Consiglio comunale dell’Aquila, ma è tutt’altro che sepolta l’ascia di guerra tra il sindaco, Massimo Cialente, e il partito guidato in Abruzzo da Daniele Toto.
La frattura si è creata lo scorso fine maggio in piena campagna elettorale per il ballottaggio, quando fu disvelato una bozza di accordo, anche con una mail privata, tra Fli e Partito democratico in vista degli apparentamenti.
In cambio dell’appoggio a Cialente del candidato sindaco sconfitto Verini e dei suoi nell’ultima sfida contro Giorgio De Matteis, il Pd prometteva posti e poltrone con un dettaglio di spartizione che fece gridare allo scandalo.
Un accordo su cui né lo stesso Toto né il segretario regionale del Partito democratico, Silvio Paolucci, hanno voluto dire più di tanto. Anzi, quest’ultimo arrivò addirittura ad affermare che la firma in calce al documento non fosse la sua.
IL TESTO DELLA BOZZA DI ACCORDO
Le elezioni ci sono state e le ha vinte Cialente, acqua è passata sotto i ponti ma il primo cittadino non ha dimenticato quella vicenda.
E ora che Verini è rientrato in Consiglio comunale vincendo un ricorso al Tar, il sindaco distingue la posizione sua personale, “gli faccio gli auguri”, da quella di Fli e del coordinatore regionale Toto: “per iscritto non gli manderò neanche più gli auguri di Natale!”, commenta ad AbruzzoWeb alludendo alla contestata email.
“Quella vicenda – spiega Cialente – ha talmente squalificato Verini e soprattutto Toto che è il problema è loro, non mio. Come quando ti danno uno schiaffo, la figuraccia credo l’abbiano fatta loro: dopo aver portato all’esterno una lettera privata, è la faccia di Toto che ne esce tagliata, se l’avesse fatto un mio collaboratore l’avrei cacciato”.
Cialente ha sempre ritenuto e continua a ritenere legittimo nel merito l’accordo che prometteva poltrone qui e lì alla stregua di un mini “manuale Cencelli”.
“Non era un’offerta di posti ma un disegno di maggioranza – ribatte Cialente – Oggi, per esempio, nelle primarie del Pd di che cosa si discute? Di alleanze e di disegni. Se vince Bersani ci sarà l’alleanza con il centro, se vincono Vendola o Renzi invece no. Il mio era un disegno politico”.
In ogni caso per Verini non ci sarà posto nella maggioranza di Max. “Non c’entra nulla, credo di no – conferma – la maggioranza c’è ed è forte, il mio ragionamento con Fli era rivolto più che altro in prospettiva elezioni regionali. Per lo stesso motivo ho fatto un’ apparentamento con l’Italia dei valori nonostante sapessi che Angelo Mancini è un mio oppositore quasi personale”.
A lasciare spazio a Verini sarà un consigliere democrat, Tonino De Paolis. “Mi dispiace perché ha lavorato molto ed è stato bravissimo, troveremo modo di utilizzarlo ancora”, conclude il sindaco.





