L’AQUILA – Un nuovo ospedale che superi il modello “a padiglioni” da inizio ‘900 di quello di Coppito, costosissimo da mantenere e scomodo, con i suoi “2 chilometri di corridoi che i pazienti devono percorrere dalle stanze di degenza ai servizi essenziali diagnostico-terapeutici”.
Questi i punti fondamentali contenuti nella lettera firmata dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, nella quale chiarisce le sue posizioni e le motivazioni che lo hanno spinto a rilanciare l’idea di un nuovo ospedale.
Idea appoggiata dal direttore generale dell’Asl che, in base quanto scrive Cialente, ha già presentato una proposta di project financing che delinea un recupero funzionale e un restyling dell’ospedale.
La proposta di un nuovo nosocomio da realizzare con i soldi che verrebbero dalla vendita da parte della Asl della struttura di Collemaggio, era stata lanciata dal sindaco durante un suo intervento in una trasmissione televisiva locale e aveva provocato non poche polemiche.
Il comitato 3e32 e l’Ugl-sanità l’avevano definita un “delirio” di Cialente, accusato di “averla sparata grossa”, posizione condivisa anche dalla Cisl medici che aveva affermato: “in tal modo sia i costi che gli appalti da distribuire sono doppi: per il vecchio e per il nuovo”.
IL TESTO DELLA LETTERA DI CIALENTE
Nei giorni scorsi avevo rilanciato la proposta di realizzare un nuovo ospedale. Argomento del quale si era già parlato all’indomani del terremoto. Perché un nuovo ospedale? Al di là dei danni provocati dal sisma, la riflessione nasceva essenzialmente da una considerazione. Già prima della tragedia che ci ha colpito era evidente a tutti gli operatori e ai responsabili della nostra sanità, ma anche agli utenti, che l’ospedale di Coppito, già vecchio nella sua concezione ‘a padiglioni’, era assolutamente inadeguato per le nuove esigenze dell’assistenza ospedaliera, nonché per gli insostenibili costi di gestione.
L’ospedale ‘a padiglioni’, sul modello di quelli del primo ‘900, previsto per oltre mille posti letto, era l’ospedale nel quale i ricoverati per una pleurite o una polmonite si tenevano per 2 mesi, quelli per un’ernia inguinale 10 giorni, quelli per una cataratta per 40 giorni e così via. Un ospedale nel quale i malati si recavano nei servizi (all’epoca, solo la radiologia) appena 1 o 2 volte durante la degenza.
Oggi un complesso sanitario è per i malati acuti e in pochi giorni, grazie fortunatamente ai nuovi servizi diagnostico-terapeutici, si è in grado dare una risposta anche alle patologie più gravi, restituendo prontamente il paziente alla propria casa e alla propria famiglia. Una vera e propria rivoluzione scientifica, in grado di fornire dei risultati sempre più importanti.
L’ospedale di Coppito è assolutamente inadeguato per questa nuova medicina. Basti pensare ai quasi 2 chilometri di corridoi che i pazienti devono percorrere dalle stanze di degenza ai servizi essenziali diagnostico-terapeutici. Al di là del disagio e dei costi altissimi, soprattutto per il personale, si pensi alle spese per il mantenimento di tale struttura; 12 milioni l’anno solo per la manutenzione e l’energia (scaldare 2 chilometri di corridoi comporta un onere elevatissimo).
Quando si è parlato di nuovo ospedale, quindi, non si fece riferimento necessariamente al suo spostamento in un’altra area, consumando altro territorio. Ma ricordo bene che si parlò anche di intervenire con una nuova struttura su quello attuale, assicurando due cose: una giusta dimensione di 400 posti letto, ma soprattutto un’assoluta funzionalità del nosocomio, rendendolo un complesso adeguato alle alte eccellenze, “comodo” per i pazienti e gli operatori e soprattutto con giustificabili costi di gestione, attualmente assurdi.
Ciò che mi ha colpito è che, tranne il segretario della Uil, Fabio Frullo, la mia proposta è stata accolta o con sberleffi provenienti dalla destra o con imbarazzati silenzi di molti altri.
Per questo, sono rimasto molto contento per il fatto che, dopo alcuni giorni, il direttore generale dell’Asl, accompagnato dal responsabile dell’ufficio Tecnico, mi abbia presentato una proposta di project financing che delinea un recupero funzionale e un restyling dell’ospedale. Contento non tanto perché mi si confermava che avevo ragione, se anche il dottor Giancarlo Silveri aveva riflettuto su questa necessità, ma anche perché questo passo vuol dire che si ha voglia di pensare al futuro. Adesso, con tutti i sindaci del comprensorio aquilano dell’Asl, dovremo capire se la proposta risponde al massimo dei criteri funzionali e necessari, o se dovrà essere migliorata, ma il percorso è quello giusto.
Subito dopo il sisma ho avvertito che tutte le aquilane e tutti gli aquilani della città-territorio sentivano il dovere di ricostruire subito, ma pensando soprattutto alla qualità della città nuova e dei bellissimi borghi che la circondano, proiettati nei decenni futuri. Forse i silenzi e gli sberleffi denunciano una sorta di rassegnazione o di nostalgia di tornare all’Aquila dei primi anni del 2000, quelli della metropolitana di superficie, del caos, del tirare a campare, o peggio ancora.
Sono invece convinto che la maggioranza delle cittadine e dei cittadini non tradiranno il compito che, così duramente, la storia ha assegnato a tutti noi.
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