L’AQUILA – Maggiore cautela nell’adozione dei provvedimenti di ammonimento.
A chiederlo è l’avvocato Alessia Varrasso per conto dell’associazione per i diritti del cittadino che ha aperto uno sportello a sostegno delle vittime di violenza anche in favore dell’uomo.
“Sono state frequenti le richieste di aiuto da parte di diversi soggetti ammoniti dai provvedimenti indicati in oggetto – si legge in una lettera inviata al prefetto e al questore dell’Aquila e al ministro dell’Interno Angelino Alfano – Abbiamo potuto constatare che la maggior parte di questi provvedimenti sono stati adottati avventatamente tali da meritare ricorsi al Tar o al Prefetto. Nel rilevare senza dubbio la portata innovativa di questo strumento nel nostro ordinamento, non può essere sottaciuto il fatto che detti ammonimenti spesso appaiono carenti delle garanzie opportune per l’ammonito, considerato che il Questore procede senza alcun contradditorio”.
Per l’avvocato “non può essere sacrificata l’esigenza di giustizia fondata sul contradditorio tra le parti ed ammettere che l’ammonimento si fondi sull’apprezzamento discrezionale del Questore circa la fondatezza dell’istanza avanzata. Il convincimento del Questore dovrebbe essere, al contrario, il più prudente possibile e raggiungere, attraverso gli elementi probatori forniti e con l’audizione delle persone informate sui fatti, una ragionevole certezza sulla plausibilità e verosimiglianza delle vicende esposte”.
“A tutela dei diritti di ogni cittadino – scrive ancora – qualsiasi provvedimento deve essere emanato solo ed unicamente in presenza dei presupposti richiesti dal legislatore che ne giustificano l’adozione; ed evitare, invece, che l’adozione di siffatti provvedimenti possano essere strumentalizzati ad libitum. È necessario, dunque, che siano evitati provvedimenti emanati in maniera automatica ovvero condizionati da fattori estrinseci e del tutto incoerenti rispetto alla natura del provvedimento stesso”.
“Quando gli elementi di prova non sono certi ed univoci, sono assolutamente necessari ulteriori indagini ed accertamenti, onde evitare che l’ammonimento possa divenire strumento di ricatto o di ritorsione nei confronti del soggetto passivo che nulla può fare per scongiurare l’adozione del suddetto provvedimento, per tutti questi motivi, si invita ad utilizzare maggiore cautela nell’adozione dei provvedimenti in oggetto considerato che, fatti recepiti acriticamente e passivamente dalle forze di Polizia, senza verificarne l’attendibilità e, soprattutto, senza dare ascolto alle ragioni di senso contrario che l’ammonito potrebbe offrire a propria discolpa, porterebbero a decreti di ammonimenti emanati in violazione della norma di cui all’art. 3 della Costituzione”.






