L’AQUILA – “Consiglio di Stato o meno, le casse di espansione lungo il fiume Aterno sono una follia!”.
L’avvocato Roberto Tinari, consigliere comunale dell’Aquila di Forza Italia, torna alla carica contro il progetto, dal valore di 60 milioni di euro, che intende realizzare un enorme serbatoio in cemento armato interrato utile a ridurre la portata dell’Aterno durante le piene, a Nord del capoluogo: da Coppito, all’altezza della Scuola ispettori e soprintendenti della Guardia di finanza, fino al quartiere periferico di Cansatessa. Con pareti di 6 metri, lunga 12 chilometri e larga 6.
Il progetto era stato redatto e appaltato nel 2006 dall’ex commissario straordinario per il risanamento del bacino Aterno-Pescara, Adriano Goio, ma poi osteggiato da un comitato spontaneo di cittadini, “Pro difesa e sviluppo del territorio aquilano” e da altri privati, molti dei quali proprietari dei terreni agricoli interessati all’intervento.
Un’operazione affondata nel settembre 2013 da una sentenza emessa dal Tribunale superiore delle acque pubbliche a seguito del ricorso dei rivoltosi. La Regione ha vinto, però, il match successivo, riuscendo a far ribaltare a fine settembre la sentenza dal Consiglio di Stato, organo di secondo grado della giustizia amministrativa.
Le case di espansione sono state, perciò, subito rilanciate dal sindaco, Massimo Cialente, e dal suo vice, Nicola Trifuoggi, indicandole come uno degli interventi previsti per l’operazione ”Aterno pulito”, lanciata a ottobre e che prevede anche controlli a tappeto per scovare gli sversamenti abusivi, nuovi depuratori e interventi su quelli malfunzionanti, verifica del corretto uso delle vasche Imhoff da parte delle utenze non collegate alle fognature.
Persa la partita sul fronte giudiziario, il fonte contrario alle vasche, di cui Tinari è una delle voci più squillanti, è pronto però alla mobilitazione e alla lotta politica.
“L’Aterno è fiume dalla portata d’acqua molto modesta – ricorda il consigliere – per evitare esondazioni eccezionali come quella del 2010 bastano opere di manutenzione ordinaria, e allargare il letto del fiume di appena un metro e mezzo”.
Un intervento che avrebbe un costo di 6 milioni di euro, un decimo di quello che occorre per realizzare le casse di espansione, come sempre rivendicato dal fronte degli insorti.
E Tinari rincare con un altro argomento: le casse, a suo dire, possono addirittura aumentare il rischio. “Riempiendosi d’acqua, possono esse stesse esondare, con effetti molto più devastanti rispetto a tutte le piene a cui abbiamo assistito”, avverte.
Si scaglia, infine, contro il silenzio delle associazioni ambientaliste. “Queste casse presuppongono un impatto ambientale enorme, parliamo di migliaia e migliaia di metri cubi di cemento armato, e poco conta che il tutto non sarà visibile a occhio nudo: sempre cemento è, e consumo di ettari di terreno agricolo fertilissimo. Eppure gli ambientalisti, pronti a mobilitarsi per ogni causa, questa volta stanno zitti”, denuncia.
A giocare a favore del fronte contrario ci sono le esigue risorse pronte per realizzare le casse. A disposizione ci sono infatti 25 milioni di euro di fondi Cipe e il sindaco Cialente ha annunciato che altrettanti ne saranno richiesti, ma resta da capire se e quando la richiesta verrà accolta.





