L’AQUILA – Non si placano le polemiche all’Aquila, appena diventata Capitale italiana della Cultura 2026, e ancora una volta va in scena lo scontro tra il Pd e la maggioranza di centrodestra guidata dal sindaco Pierluigi Biondi, responsabile nazionale Enti locali di FdI.
Ad innescare la miccia la conferenza promossa questa mattina dagli esponenti dem Stefania Pezzopane, consigliera comunale, Stefano Albano, segretario provinciale, Nello Avellani, segretario cittadino, e Alessandro Tettamanti, segretario del circolo PD L’Aquila Centro.
Per il Pd: “L’Aquila ha già perso l’occasione offerta dall’anno giubilare, annunciato a gran voce come una possibile svolta per il territorio e che, a fronte degli oltre 34 milioni di pellegrini giunti a Roma, e nonostante la storica visita di Papa Francesco alla Basilica di Collemaggio, non ha avuto alcuna ricaduta concreta e tangibile sulla nostra città. Non possiamo permetterci di fallire anche l’appuntamento con Capitale italiana della cultura. Da questo punto di vista, i primi passi sono stati purtroppo sbagliati: il sindaco della città non ha trovato di meglio da fare che offuscare la cerimonia inaugurale rilasciando una intervista sconcertante, piena di richiami nostalgici, ideologici, ad un tempo che fu e a simboli – non rinnegati – di richiamo neofascista, che ricordano tempi bui della nostra storia”.
A replicare, in una nota, i capigruppo di maggioranza in Consiglio comunale – Leonardo Scimia (FdI), Alessandro Maccarone (L’Aquila Protagonista), Daniele Ferella (Lega), Fabio Frullo (Udc) e Daniele D’Angelo (FI): “‘È noto che si dispensano buoni consigli se non si può più dare cattivo esempio’. La celebre frase di Fabrizio De André fotografa con efficacia l’atteggiamento del Partito Democratico aquilano che, dopo anni di governo senza aver saputo costruire un percorso strutturato per la città, oggi tenta di impartire lezioni su partecipazione e visione culturale, a fronte di risultati fallimentari”.
Di seguito le note complete.
PD: “PARTE MALE, PRONTI A FARE LA NOSTRA PARTE, MA CI VUOLE SUBITO UN CAMBIO DI PASSO”
“Capitale italiana della cultura 2026 è una straordinaria opportunità: può rappresentare l’occasione per recuperare e rafforzare la vocazione alla cultura che, per decenni, ha reso L’Aquila un modello nazionale e su cui siamo convinti si possa costruire un rilancio economico e sociale sostenibile e duraturo. A patto che non venga declinata, però, come un lungo cartellone di eventi effimeri ma si interpreti, al contrario, come un investimento sul futuro, a partire dai giovani.
È per questo che noi vogliamo di più: sarebbe un peccato mortale perdere una opportunità che non si ripresenterà in futuro, in una congiuntura economica irripetibile per la città, considerate le risorse a disposizione, dal 4% dei fondi della ricostruzione destinati alla cultura al il Pnrr e fino al fondo complementare, oltre agli stanziamenti ordinari.
L’Aquila ha già perso l’occasione offerta dall’anno giubilare, annunciato a gran voce come una possibile svolta per il territorio e che, a fronte degli oltre 34 milioni di pellegrini giunti a Roma, e nonostante la storica visita di Papa Francesco alla Basilica di Collemaggio, non ha avuto alcuna ricaduta concreta e tangibile sulla nostra città.
Non possiamo permetterci di fallire anche l’appuntamento con Capitale italiana della cultura.
Da questo punto di vista, i primi passi sono stati purtroppo sbagliati: il sindaco della città non ha trovato di meglio da fare che offuscare la cerimonia inaugurale rilasciando una intervista sconcertante, piena di richiami nostalgici, ideologici, ad un tempo che fu e a simboli – non rinnegati – di richiamo neofascista, che ricordano tempi bui della nostra storia. Una intervista che ha compromesso il significato simbolico della cerimonia, proiettando su L’Aquila, a livello nazionale, una luce opaca; tanto è vero che il sindaco ha finito per litigare con alcuni giornalisti presenti, e sui quotidiani e i tg nazionali si è parlato del suo rifiuto a dichiararsi antifascista e non della cerimonia.
Sia chiaro: non permetteremo che il titolo di Capitale della cultura venga utilizzato strumentalmente per fare propaganda ad una parte politica e per costruire carriere politiche personali di respiro romano. In questo senso, aver concesso il logo di Capitale della cultura ad un sedicente festival del libro che prevede la presentazione di tre volumi di chiara propaganda politica per la Meloni e il suo partito è un altro errore grave, gravissimo.
“Il ruolo di Capitale della cultura non è esclusivo delle istituzioni, riguarda l’intera collettività. Riguarda la comunità, riguarda L’Aquila, riguarda questa Provincia, questa Regione. È un’opportunità da condividere. Un’occasione di crescita, nella conoscenza e nell’incontro”, ha detto il Presidente della Repubblica; le sue parole devono essere un monito, per tutte e tutti.
Noi ribadiamo la nostra disponibilità a contribuire alla riuscita di Capitale della cultura, tendiamo di nuovo la mano affinché la città non perda l’occasione di un rilancio vero e duraturo: lo facciamo con la forza delle nostre idee, con la credibilità delle nostre azioni che hanno determinato, qui all’Aquila, la strutturazione del MAXXI, del GSSI, l’ideazione dei Cantieri dell’Immaginario, del Jazz italiano per le terre del sisma, oltre al rafforzamento delle Istituzioni culturali in anni pure difficilissimi, in cui risorse non c’erano, e che ci hanno visto mettere in campo strumenti normativi che, oggi, consentono all’amministrazione di poter investire milioni e milioni di euro sulla cultura.
Chiediamo un tavolo di confronto permanente, aperto alla città e, in particolare, alle realtà culturali e associative della città.
Ci preoccupa che si sia in forte ritardo con i bandi, e che questi, come abbiamo già denunciato, lascino indietro le realtà più piccole e però dinamiche e creative, quelle che non afferiscono al FUS ma che arricchiscono il tessuto culturale cittadino e che meritano un investimento forte, affinché, domani, possano camminare da sole e raccontare una nuova stagione di produzioni culturali capaci di aprirsi al mondo.
Ci preoccupa che, ad oggi, non ci sia ancora un programma di eventi specifico che consenta alla città di accogliere turiste e turisti e agli operatori di organizzare al meglio questa accoglienza. Al momento, se si va sul sito, nella sezione del programma dinamico ci sono segnalati alcuni eventi, gli appuntamenti ordinari delle istituzioni culturali cittadine, quelli che si organizzano ogni anno, e non c’è traccia di altri eventi tra l’altro: si pensi alla presenza in città di un Premio Pulitzer, ieri, non segnalato in alcun modo. È necessario un maggiore coordinamento.
Ci preoccupa che non ci sia un punto informativo, che la città sia spoglia di simboli e richiami alla Capitale della cultura.
Ci preoccupa che, ad oggi, non ci sia una strategia chiara su ciò che questo titolo dovrà lasciare di duraturo, sul territorio, affinché questo anno non si declini soltanto con un lungo cartellone di eventi fini a sé stessi e che, tra l’altro, già da anni animano la città, dai Cantieri dell’Immaginario già citati alla Perdonanza, fino al festival del Jazz, ma regali strumenti e infrastrutture che permettano a L’Aquila di essere, davvero, città della cultura. Non capitale della cultura, ma città di cultura.
E’ indiscutibile che, fino ad oggi, l’amministrazione non abbia voluto praticare una partecipazione ampia e diffusa per la costruzione del programma di Capitale italiana della cultura: è stato un errore. È indiscutibile che ci sia poca chiarezza sul bilancio economico, ancora definito per macroaree e che va declinato, invece, voce per voce. Su questo, non si può che chiedere piena trasparenza. E non va tenuto sotto il tappeto, anzi va affrontato con decisione, l’enorme tema degli spazi culturali ancora chiusi in centro storico, dal Teatro Comunale che, si spera, potrà alzare il sipario almeno per l’evento finale di Capitale della cultura – e ce lo auguriamo davvero, arrivare a questo appuntamento con il Teatro comunale cantiere è, evidentemente, una sfida persa – al Cinema Massimo, neanche menzionato nella conferenza stampa di presentazione, dal Teatro San Filippo alla prestigiosa Biblioteca Tommasi, malinconicamente dimenticata a Bazzano e chiusa da mesi.
Bisogna cambiare passo.
Noi ci mettiamo a disposizione per aiutare a risolvere le criticità, lo facciamo pubblicamente e, per questo, torniamo a chiedere all’amministrazione comunale di coinvolgerci, di coinvolgere le forze di opposizione, di renderle partecipi, di accogliere proposte e contributi che possano venire dal basso, dalle cittadine e dai cittadini, dal tessuto associativo e culturale, dalle associazioni datoriali e di categoria, dai sindacati e da chiunque voglia partecipare alla costruzione di un progetto vincente”.
CDX: “CITTA’ PROTAGONISTA A LIVELLO NAZIONALE, PD E SINISTRA INFASTIDITI DAL SUCCESSO”
“‘È noto che si dispensano buoni consigli se non si può più dare cattivo esempio’. La celebre frase di Fabrizio De André fotografa con efficacia l’atteggiamento del Partito Democratico aquilano che, dopo anni di governo senza aver saputo costruire un percorso strutturato per la città, oggi tenta di impartire lezioni su partecipazione e visione culturale, a fronte di risultati fallimentari”.
Così, in una nota, i capigruppo di maggioranza in Consiglio comunale – Leonardo Scimia (FdI), Alessandro Maccarone (L’Aquila Protagonista), Daniele Ferella (Lega), Fabio Frullo (Udc) e Daniele D’Angelo (FI) – replicano alla conferenza stampa tenuta questa mattina dal Pd sul tema della Capitale italiana della Cultura.
“Forse ci eravamo illusi – proseguono i capigruppo – ma ora appare evidente, dopo applausi di circostanza utili solo a mascherare una crescente frustrazione politica, il vero disagio: L’Aquila è tornata al centro dell’attenzione nazionale grazie a un solido percorso di rigenerazione che ha portato al riconoscimento di Capitale italiana della Cultura 2026. Un risultato raggiunto da quando il Pd non amministra più la città, o forse proprio perché non la amministra più”.
“La cerimonia inaugurale, la presenza delle massime istituzioni dello Stato, l’attenzione dei media nazionali e internazionali – proseguono – hanno certificato ciò che è ormai sotto gli occhi di tutti, la nuova stagione di cui L’Aquila è protagonista. Ed è proprio questo successo, questa visibilità, questa credibilità riconquistata che infastidisce una parte della sinistra locale, rimasta prigioniera della narrazione del passato”.
“Il progetto L’Aquila 2026 nasce da una manifestazione d’interesse pubblica, è stato costruito attraverso atti formali, passaggi amministrativi trasparenti, deliberazioni di Giunta e di Consiglio, un dossier pubblico, un Comitato dei garanti che comprende anche rappresentanti dell’opposizione, istituzioni regionali, Usra, Usrc ed enti partner. Parlare oggi di mancanza di trasparenza, o di esclusione, significa ignorare scientemente i fatti”.
“Anche sul piano finanziario i numeri sono chiari e tracciabili con oltre 16 milioni di euro tra risorse ministeriali, Restart, fondi comunali e contributi privati. Si tratta di un investimento strutturale che affianca alla ricostruzione materiale una strategia culturale di lungo periodo. Altro che operazione effimera”, aggiungono i capigruppo in risposta alle accuse di opacità e mancanza di condivisione.
“La verità – sottolineano – è che mentre questa amministrazione lavora per costruire opportunità, reti, produzioni e strumenti duraturi, il Pd continua a muoversi con il solo obiettivo di ritagliarsi uno spazio mediatico, tentando di gettare ombre su un percorso che sta coinvolgendo istituzioni culturali, territori, operatori, giovani e comunità”.
“Quando si dice di essere ‘pronti a fare la propria parte’ bisognerebbe dimostrarlo nei fatti, non convocando conferenze stampa polemiche proprio mentre L’Aquila è sotto i riflettori per un riconoscimento storico. Noi continueremo a lavorare, senza farci distrarre da chi confonde la critica costruttiva con la strumentalizzazione politica. Capitale italiana della Cultura 2026 è una sfida collettiva che stiamo affrontando con serietà, metodo e visione”.
“In queste ore – aggiungono i capigruppo di maggioranza – assistiamo anche a un tentativo strumentale di distorcere il senso di un’intervista rilasciata dal sindaco a un quotidiano locale e ripresa da testate nazionali. Il sindaco ha risposto con trasparenza e senza ambiguità ricordando di aver giurato sulla Costituzione della Repubblica e di credere fermamente nei suoi valori. Gli aquilani lo conoscono bene e l’hanno dimostrato nelle urne elettorali”.
“Chi oggi prova a costruire polemiche artefatte – proseguono – lo fa per spostare l’attenzione dal merito delle cose e dal successo di un percorso che sta dando visibilità e credibilità alla città. Il sindaco non ha nulla da rivendicare se non la coerenza tra le parole e i fatti. Il resto appartiene al terreno della strumentalizzazione politica”.




