L’AQUILA – Accuse rispedite al mittente.
L’assessore all’Assistenza alla popolazione del Comune dell’Aquila Fabio Pelini, all’indomani del caso sugli alloggi vuoti nei progetti C.a.s.e. e Map sollevato dai capigruppo consiliari di Futuro e libertà e Udc, Enrico Verini e Raffaele Daniele, risponde con una conferenza stampa fiume e coi nervi a fior di pelle nella sede comunale di Villa Gioia.
Il caso era scoppiato in seguito alla denuncia, portando ad accuse di clientelismo, del consigliere Verini su 40 nuclei familiari con le abitazioni ricostruite che occupano ancora il progetto C.a.s.e. e i Map. Ieri mattina la polemica era passata nelle mani di Daniele, il quale aveva sottolineato una confusione sul numero degli alloggi vuoti e polemizzato su presunte irregolarità nella gestione degli stessi, tanto da arrivare a parlare di persone decedute considerate assegnatarie.
“Molto rumore per nulla – afferma Pelini ai microfoni di AbruzzoWeb – intanto perché i numeri di Daniele si riferiscono alla fine di marzo, il che lascia abbastanza perplessi e poi perché tende ad alimentare una cultura del sospetto che vuole avvalorare una tesi secondo cui, incrociando alcuni dati, vengono fuori diversi alloggi liberi, che sono 92 e non 135 come affermato da Daniele. Altri sono indisponibili, per riparazioni e altri motivi. Inoltre, nel periodo di riferimento di Daniele il nostro ufficio lavorava con cinque dipendenti a causa delle note vicende legate al concorsone. Ci aspettavamo altro personale, ma non è stato così”.
“La struttura commissariale che gestiva prima di noi l’assistenza alla popolazione – continua l’assessore – al momento del passaggio di consegne ne ha lasciati 60 disponibili, con 38 persone, non cinque, che lavoravano nel vecchio ufficio”.
“Daniele, che ricopre anche il ruolo delicato di presidente della Commissione di garanzia, chieda scusa alla città per questo allarmismo e per aver diffuso la cultura del sospetto – tuona Pelini – qui c’è gente che ha lavorato con grande spirito di abnegazione hanno tenuto duro rispetto a una mole di lavoro enorme”.
Sui deceduti ancora assistiti, in particolare sui beneficiari del contributo di autonoma sistemazione (Cas), “siamo di fronte a un falso scoop. Il nostro ufficio riceve dall’anagrafe, spesso in ritardo, la comunicazione del decesso, ma grazie all’erogazione del cas in differita di un mese, cioè a giugno paghiamo maggio, si recupera facilmente la comunicazione tardiva del decesso. Senza dimenticare che per legge, la numero 445 del 2000, i parenti del deceduto devono comunicare il decesso all’amministrazione entro dieci giorni. Insomma, i 40 casi portati in commissione da Daniele non sono aggiornati, tutto qui”.
Pelini si domanda per quale motivo Daniele ha convocato una commissione “senza il sottoscritto, per poi nascondere la mano. Avrebbe dovuto, giustamente, fare un’inchiesta, coinvolgermi e, in caso di insoddisfazione di fronte alle mie spiegazioni, convocare una conferenza stampa. Invece ha fatto l’esatto contrario, con una specie di caccia alle streghe, o caccia all’untore. Ripeto, Daniele deve chiedere scusa alla città. Questi sono settori delicati, si scivola facilmente nel qualunquismo”.
“L’ufficio di assistenza alla Popolazione ha recuperato fra il 2011 e il 2012 oltre 4 milioni di euro di cas, scovando furbetti e anomalie. Se oggi c’è ancora il contributo di autonoma sistemazione è merito nostro”, ha concluso Pelini.
ASSEMBLEA CITTADINA, ”TROPPE ANOMALIE, SI FACCIA CHIAREZZA”
“I dati diffusi in questi giorni dal presidente della Commissione di Garanzia del Comune dell’Aquila hanno evidenziato le anomalie in merito agli alloggi del progetto C.a.s.e. e M.a.p.. L’indagine, in merito alla popolazione ad oggi assistita, ha fornito risultati divergenti da quelli comunicati dal Comune, relativamente agli alloggi liberi e/o occupati in maniera impropria”.
Interviene sul caso anche l’Assemblea cittadina dell’Aquila.
“Solo ieri – si legge in una nota – in seguito all’attenzione suscitata dal caso, sul sito del Comune, nella Sezione “Assistenza alla Popolazione”, è stato pubblicato un avviso con l’elenco degli alloggi liberi al 24 giugno 2013, che risultano essere pari a 6 alloggi del progetto C.A.S.E. e 4 alloggi dei Moduli Abitativi Provvisori. Nell’elenco sono indicate anche le zone e la metratura. Permane, comunque, la discordanza con il dato in possesso della Commissione di Controllo che si avvicina a cento. L’Assemblea cittadina ha dedicato molti incontri al tema dell’assistenza alla popolazione, con la presenza degli assessori Giustino Masciocco e Fabio Pelini, insieme con alcuni consiglieri comunali e all’Ordine degli Avvocati: le richieste avanzate, in particolare la pubblicazione aggiornata degli elenchi degli assegnatari del progetto C.a.s.e. e M.a.p., ma anche degli elenchi del Fondo Immobiliare e Affitto concordato, si sono sempre scontrate con la mancanza di trasparenza ed informazione, da sempre invocata dai cittadini”.
“Ancora oggi – continua la nota – dagli elenchi pubblicati sul sito del Comune, non è possibile evincere il dato reale: si parte dagli elenchi delle prime assegnazioni da parte della Protezione Civile, per arrivare sino agli elenchi dal 16 gennaio 2012 ( quando il servizio è stato trasferito dalla Struttura Gestione per l’Emergenza al Comune di L’Aquila, fino al 30 aprile 2013. Tali elenchi, però, non comunicano tra di loro, nel senso che ognuno è aggiuntivo all’altro, senza tener conto delle variazioni intervenute: decessi, disaggregazioni di nucleo, rinuncia da parte dell’assegnatario, opzione dell’autonoma sistemazione, cambio di alloggio. Per assurdo, facendo la somma dei nuclei presenti in tutti gli elenchi, si giunge ad un numero riguardante la popolazione assistita pari quasi al doppio di quella reale”.
“In questo labirinto di dati e di numeri, si inserisce, come da dichiarazioni rese nello scorso mese di aprile dallo stesso Assessore all’Assistenza alla Popolazione ai componenti della Commissione di Garanzia – prosegue ancora il comunicato – il gravissimo risvolto clientelare delle assegnazioni, in virtù delle pressioni esercitate da parte di alcuni consiglieri comunali. Nelle dichiarazioni del presidente della Commissione di Garanzia, emerge, tra l’altro, la notizia di 60 alloggi non censiti: su questo dato avanziamo un’ipotesi che trova origine in una delle tante domande, che, nel corso degli ultimi anni, l’Assemblea Cittadina e prima ancora, sin dal dicembre 2009, l’Associazione Onlus Cittadini per i Cittadini hanno rivolto agli allora assessore all’assistenza alla Popolazione ed al Presidente della Commissione di Garanzia, direttamente ed a mezzo stampa.
Dovrebbe essere noto che la Banca d’Italia ha donato 8.100.000,00 euro. Sappiamo che nell’area del progetto C.a.s.e. di Bazzano sono stati costruiti edifici riservati a dipendenti e pensionati della Banca d’Italia, per un totale di 90 alloggi, di cui n. 60 nella piena disponibilità della stessa Banca, e 30 inseriti nel sistema Gioiello”.
“Chiedemmo, allora – scrive l’Assemblea cittadina – come fosse stato possibile che una Banca potesse costruire su un terreno espropriato d’urgenza; chiedemmo come fosse possibile gestire in proprio 60 alloggi per l’emergenza abitativa, come fosse possibile che 60 nuclei familiari si trovassero ad essere più fortunati delle miglia di nuclei che, in quei terribili giorni, furono costretti a fare i conti con i colloqui, le dimostrazioni di cittadinanza, di proprietà della casa inagibile, o di affitto, e con il famigerato sistema Gioiello. L’allora assessore Giustino Masciocco ci informò che era in atto una Convenzione stipulata tra la Protezione Civile e la Banca d’Italia. Forse, potrebbero essere proprio questi i 60 alloggi che ancora oggi sfuggono al conteggio e, presumiamo, anche al controllo: dopo quattro anni di assoluta opacità su questa questione, chiediamo maggiore chiarezza e una risposta che non può più attendere”.
“L’Assemblea chiede, altresì, proprio in nome della trasparenza sulla quale basa tutta la sua azione, che vengano resi noti, negli elenchi di assegnazione, anche il numero dei componenti di ogni nucleo familiare e il numero dei mq. dell’abitazione concessa in comodato d’uso”, conclude la nota.





