L’AQUILA – “I calciatori hanno dimostrato di non avere carattere, si sono letteralmente sciolti nel momento della verità. Ma sono convinto che questa retrocessione abbia un solo colpevole: Ercole Di Nicola“.
Il vice presidente dell’Aquila Calcio Massimo Mancini, assente domenica scorsa a Rimini “per motivi familiari” nella giornata peggiore della storia recente rossoblù, individua nell’ex responsabile dell’area tecnica, tra i principali personaggi finiti dentro lo scandalo calcioscommesse Dirty Soccer, il responsabile della retrocessione dalla Lega Pro alla serie D.
Sono dunque, per Mancini, i sette punti di penalizzazione ad aver fatto la differenza nella disastrosa seconda parte di campionato che ha portato alla disfatta nella oscena doppia finale play-out contro il Rimini, non altro.
Intanto, la città che vive di pallone, quello tondo, è in preda a rabbia, delusione e frustrazione e se la prende con tutti: società, allenatore, giocatori, giornalisti, politici.
Mentre è certa, a meno di clamorosi cambi di scenario, la fuga di diversi soci del sodalizio di imprenditori edili, impegnato nella ricostruzione post-sisma dell’Aquila, da Corrado Chiodi, quest’ultimo deciso, con il vice Mancini, a puntare al ripescaggio in Lega Pro qualora le regole che oggi lo impediscono fossero modificate a breve, tanto che è già stato incaricato un avvocato per tentare questa strada.
Ma in D, se il ripescaggio non si concretizzasse (ed è molto probabile che sia così, salvo terremoti in Lega), L’Aquila Calcio rischierebbe di restare con i soli Chiodi, Mancini e il main sponsor Eliseo Iannini per tornare subito in Lega Pro, come promesso dal presidente quando la retrocessione era ancora uno spettro.
“Senza la penalizzazione per i guai combinati da Di Nicola – dice ad AbruzzoWeb Mancini – non ci saremmo trovati nella melma della bassa classifica e poi ai play-out. Purtroppo, i nostri giocatori non sono stati in grado di tirare fuori il carattere. E dire che gli avevamo promesso dei premi che sicuramente gli avrebbero dato molte soddisfazioni”.
Per continuare a fare calcio all’Aquila, precisa poi il numero due rossoblù, “c’è bisogno di motivazioni, perché purtroppo non esiste una ragione ‘normale’ in queste condizioni. Io e Chiodi da soli non ce la facciamo, ma volendo saremmo disposti a lavorare come sponsor qualora qualcuno volesse subentrare a noi. Ma in questo mondo è difficile trovarne uno buono e noi non vogliamo che L’Aquila Calcio finisca nelle mani di chi poi la farebbe fallire”.
“Proviamo a farci ripescare – annuncia quindi Mancini – anche perché siamo convinti di aver pagato per colpe non nostre. Quella penalizzazione è ingiusta, Di Nicola ci ha rovinato la stagione”, ribadisce prima di tirare in ballo l’amministrazione comunale, “che da quattro anni ci promette lo stadio di Acquasanta, per cui ci sono dei progetti”, ma per il quale nel recente passato L’Aquila Calcio voleva che fosse il Comune, che ne detiene la proprietà, a pagarne la gestione (e viceversa).
“L’Aquila ha la fortuna di avere un presidente degno, io credo di essere un suo degno vice – conclude Mancini – ed insieme ad altri abbiamo evitato di far fallire questa società negli ultimi tre anni. Paghiamo solo debiti, è sempre e solo una rincorsa. Anche per questo, mi fa male sapere che c’è chi mi augura la morte”.





