L’AQUILA – “Il mio esonero nasce dall’arresto di Elio Gizzi l’estate scorsa. Uscito lui di scena, sono rimaste persone che forse non amano L’Aquila Calcio. Non credo affatto sia un esonero calcistico”.

Dopo diciotto mesi in rossoblù, Giovanni Pagliari dice addio, anzi, “arrivederci”, al capoluogo d’Abruzzo. Al suo posto, dopo sei giornate (e cinque punti in classifica), nel girone B di Lega Pro, Nunzio Zavettieri, ex Bari nella passata stagione.

Pagliari, esonerato ieri sera, ha scelto di salutare tutti con una conferenza stampa a Centi Colella breve ma molto intensa, con gli occhi rossi per le lacrime che sicuramente gli sono scese sul viso una volta salito in auto.

Per il tecnico marchigiano, che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’Aquila Calcio, un ritorno in Serie C1 oggi Lega Pro dopo 13 anni e i playoff per la Serie B nella stagione passata, a far scattare la società sarebbero insomma stati motivi che vanno ben al di là degli aspetti tecnici e di campo, tanto da nominare l’imprenditore edile Elio Gizzi, ex amministratore unico rossoblù finito ai domiciliari, poi tolti, l’estate scorsa, per un’inchiesta legata a presunte infiltrazioni camorristiche nella ricostruzione privata dell’Aquila terremotata.

Insomma, senza Gizzi, uomo forte della società del presidente Corrado Chiodi, le cose, il pensiero di Pagliari, sarebbero cambiate parecchio e in peggio. “E sono convinto, lo dico da questa estate, i tifosi hanno dimostrato troppo amore nei miei confronti. Questo a qualcuno ha dato fastidio”, evidentemente qualcuno all’interno del sodalizio aquilano, ma non l’uomo mercato, il responsabile dell’area tecnica Ercole Di Nicola.

“Fosse dipeso da lui, domenica in panchina contro il Teramo ci sarei andato io”, il commento del tecnico marchigiano, che ha comunque salutato la città non solo calcistica a modo suo, sorridendo ma parlando chiaramente, senza giri di parole, con sullo sfondo una rabbia in questi giorni fortissima per quelle che lui stesso ha considerato critiche tecniche e di spogliatoio “immotivate e ingiuste”.

“Mi sono sentito ferito, c’è chi è andato dietro alle chiacchiere da bar”.

Poi, sul finale, il saluto col cuore in mano: “Sempre forza L’Aquila”.