L’AQUILA – Fausto Bertinotti ha messo piede ieri pomeriggio nel cuore del centro storico dell’Aquila, nella tensostruttura di piazza Duomo, in occasione della presentazione del libro autobiografico “Cristo fra i muratori” di Pietro Di Donato, scritto nel 1939 e pubblicato per la prima volta in Italia nel 1941, di cui l’ex presidente della Camera dei deputati ed ex segretario di Rifondazione Comunista ha firmato la prefazione.

L’incontro è stato organizzato dalla Fillea Cgil per parlare di sicurezza sul lavoro e di emigrazione, temi che nella nuova realtà aquilana post-terremoto sono all’ordine del giorno.

Prendendo spunto dal libro dello scrittore-operaio, statunitense di origini abruzzesi (i genitori di Di Donato, scomparso nel 1992 all’età di 81 anni, erano di Vasto, in provincia di Chieti), è venuto fuori un dibattito cui hanno preso parte, oltre alla moderatrice Rita Innocenzi, segretario provinciale Fillea, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, il giornalista aquilano Alessandro Tettamanti, Maurizio Ardingo, in rappresentanza dell’ ufficio supercoordinamento Sicurezza cantieri, Marcello Di Martino, sindaco di Taranta Peligna, Mauro Alaggio, del comitato Ricostruire Insieme.

Bertinotti si è intrattenuto con la stampa e le tv prima di entrare nel gazebo, parlando di crisi europea e di mercato, elementi a suo dire colpevoli di aver messo in ginocchio le economie delle nazioni.

“Una delle tante stramberie cui la cattiva politica ci ha abituati – ha affermato – è che il terremoto sia una risorsa. Siccome si ha la coscienza sporca, tutto viene considerato come occasione per rinascere. Il terremoto non si assesta risolvendo le crepe e le rotture che ha prodotto da solo, ma ci vuole un intervento pubblico, solo che ‘pubblico’ è una parola che fa paura, ma, siccome va lasciato il posto ai monarchi del mercato, tutto ciò che rimane sono le bugie”.

Per Bertinotti “tira un’altra aria in Europa, alla Puerta del Sol, qui in Italia con la Fiat o a Milano con Pisapia, che presenta il volto di un’altra politica e quindi muove una speranza, un interesse”.

Due battute anche sul ruolo dell’Unione Europea e sulla moneta unica, l’Euro, secondo molti considerato un ‘attrezzo’ per bloccare lo stato sociale e la spesa pubblica, cose di cui L’Aquila ha bisogno.

“Molte volte – spiega Bertinotti – l’Euro è usato come ‘schermo’ dai governanti, per imporre la politica che altrimenti non sarebbe convincente. Ci si appella, quindi, a una realtà superiore, lontana, neppure democratica, perché non eletta, come l’autorità monetaria. Per cui, questo diventa un’alibi per le classi dirigenti nazionali, le quali sono parte della costruzione dell’Europa. È inutile allora che il governo italiano, o spagnolo, lamentino la presenza dell’Europa, perché loro sono l’Europa”.

E sull’intervento di ieri in videoconferenza alla facoltà di Economia dell’università dell’Aquila del professor Franco Bassanini, presidente della Cassa depositi e prestiti Spa, nel corso del quale l’ex ministro che ha contribuito negli anni ’90 alla privatizzazione del settore pubblico in Italia, ha posto l’accento sull’importanza degli investimenti privati ed esortando il settore pubblico a mettere mano a soldi, che però non ha, per occuparsi di istruzione, stato sociale, educazione, Bertinotti ha affermato che “in un lungo periodo, durato un quarto di secolo, si è prima portato un attacco alle conquiste realizzate fino agli anni ’70, poi, accompagnando la globalizzazione, una parte importante della politica, anche del centrosinistra, si è convinta che l’elemento salvifico era costituito dal mercato della competitività. Il disastro che si è venuto a creare dovrebbe seppellire questa teoria”.

“Le due tematiche che emergono dal libro con maggiore chiarezza – ha detto la Innocenzi – sono quelle della sicurezza del lavoro e dei migranti. Non è civile una società che permette che si muoia di lavoro e, sui migranti, noi aquilani non abbiamo bisogno di guardare la televisione per capire il dramma che vivono, perché li abbiamo qui, li incontriamo tutti i giorni”.

Maurizio Ardingo ha sottolineato l’importanza dell’ufficio di supercoordinamento. “La situazione in cui ci siamo trovati a gennaio del 2010 – ha detto – non era adatta al cantiere più grande d’Europa. Il nostro contributo è di dare una organizzazione, dopo aver sviluppato il modello ‘Aquila’ che gestisce tutto ciò che ruota intorno alla sicurezza dei cantieri, come, ad esempio, la gestione dei soccorsi in caso di incidente sul lavoro. Poche regole, ma chiare. Ogni cantiere oggi ha un’unica regia, che controlla e applica le normative vigenti”.

“Ci siamo trovati di fronte a storie di operai che abitavano in edifici ‘E’, che possono crollare da un momento all’altro – ha fatto notare il sindaco, Massimo Cialente – situazioni intollerabili, da evitare”.

“Questo libro – ha affermato – che andrebbe fatto leggere, mi ha lasciato un senso di angoscia. Oggi il lavoro è qualcosa di estremamente difficile, se pensiamo che oggi ai giovani è qualcosa che non gli viene dato. Pensiamo poi al referendum Fiat: io sono rimasto colpito da una scena che ho visto in televisione, in cui un operaio, probabilmente in pensione, che piangeva in mezzo a una rissa fra lavoratori. Ho interpretato questa scena come una vera sconfitta, dopo tante lotte per i diritti”.

“E’ importante, allora – ha aggiunto Cialente – controllare le aziende e le ditte che saranno impegnate qui all’Aquila. Se c’è lavoro nero, non c’è sicurezza. Nel libro di Di Donato questa piaga è visibilissima. La struttura dell’ufficio di supercoordinamento aiuta a far sì che ci sia il rispetto delle regole, per evitare, soprattutto, le infiltrazioni della malavita organizzata. Tracciabilità del denaro e identificazione dei lavoratori sono due aspetti da cui non si può prescindere”.