L’AQUILA – Una trentina di persone dell’asilo aquilano occupato dal 22 gennaio scorso in viale Duca degli Abruzzi hanno protestato questa mattina davanti alla sede del Comune dell’Aquila di Villa gioia.

La protesta nasce perché, dopo dieci mesi di accettazione silente dell’occupazione, l’amministrazione ha staccato l’energia elettrica alla struttura, che è inagibile, lasciando al buio gli occupanti.

Una mossa tardiva e poco efficace in una vicenda che è stata gestita malissimo. Palese l’imbarazzo del sindaco, Massimo Cialente, che, al cronista di AbruzzoWeb, ha candidamente affermato di non avere “nulla da dire”.

Per tutta risposta, comunque, oggi gli insorti hanno trasferito davanti a Villa gioia tutte le attività che si facevano nell’asilo: biliardino, libri, casse acustiche per la musica, una batteria, televisione per i film, perfino fornelli e pentoloni, visto che hanno tutta l’intenzione di cucinarsi qualcosa sul posto.

Esposti anche striscioni critici verso l’amministrazione: “A brancolare nel buio… Siete sempre voi, noi ci vediamo benissimo” e “Facciamo luce sul sociale”.

“Siamo qui questa mattina – ha commentato Mattia Fonzi, simpatizzante dell’asilo occupato – per dire con forza che l’amministrazione comunale è assente e incapace di dare risposte in città sull’emergenza sociale. Il fatto che ci abbiano staccato la corrente è una specie di sgombero invisibile”.

“L’asilo – ha aggiunto – è un luogo importante, dove si fanno un sacco di attività sociali e i giovani ci possono andare non solo per bere alcolici come avviene nei locali. Si stacca la luce all’unico posto che fa sociale mentre la curia e la massoneria si spartiscono i soldi”.

Riferimento, quest’ultimo, all’inchiesta “Attenti a quei due” della procura della Repubblica che ha scoperchiato un tentativo di truffa su circa 9 milioni di euro di fondi destinati al sociale.

Unico esponente dell’esecutivo che ha fatto capolino fuori il palazzo del Comune è l’assessore al Commercio Marco Fanfani.

“Non sono competente e non so neanche chi ha dato l’ordine di staccare la luce – ha premesso – Il problema è che quell’edificio non è agibile, chi si assume la responsabilità di lasciare i giovani dentro un posto così? E poi, come anche per le case, le utenze negli edifici inagibili vengono staccate”.

Il Comune, però, se ne è ricordato solo dieci mesi dopo l’occupazione. (red)