L’AQUILA – “La stampa abruzzese ha recentemente riportato espressioni di preoccupazione di alcune parti sociali ed esponenti della politica locale su presunte riduzioni di organico nello stabilimento di Dompé farmaceutici a L’Aquila. La circolazione di queste notizie, basate su informazioni parziali e incomplete, rischia di essere strumentalizzata e pregiudicare la serenità del luogo di lavoro di Dompé farmaceutici, che è una delle aziende italiane di eccellenza nel campo delle Scienze della Vita”.

Dopo l’allarme lanciato dalla Cgil, raccolto dal consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci e, ieri,  dal presidente del consiglio comunale Roberto Tinari, la Dompé chiarisce in una nota la vicenda dei 30 contratti a somministrazione non rinnovati nel sito aquilano.

“Dompé farmaceutici è un’azienda competitiva a livello internazionale e con obiettivi focalizzati all’innovazione e al portare soluzioni terapeutiche a malattie ancora senza cura”, scrivono i vertici dell’azienda.

“Durante l’emergenza Covid, l’azienda ha continuato a crescere grazie al mercato estero, mentre in Italia il fatturato legato ai prodotti respiratori e tosse si è contratto significativamente, con una riduzione del 43% della produzione di sciroppi e gocce nello stabilimento de L’Aquila”.

“Considerando la fortissima contrazione dei volumi produttivi, nel 2021 l’azienda ha perciò scelto di proteggere i suoi dipendenti diretti a L’Aquila, senza ricorrere alla cassa integrazione e rinunciando al rinnovo di alcuni contratti di staff leasing e di servizio esterno alla loro naturale scadenza”, ribadiscono.

“Allo stesso tempo l’azienda ha continuato a investire in persone e ricerca per rafforzare le proprie competenze e la capacità di competere a livello internazionale. Solo in Italia nel 2020, Dompé farmaceutici ha assunto 121 persone (60 a Milano, 55 a L’Aquila – di cui 18 trasformati da staff leasing – e 6 a Napoli) di cui 90 a tempo indeterminato. Nello stesso periodo è aumentato in modo rilevante il training della forza lavoro”, conclude la nota.

LA NOTA DI TINARI, “EVITARE PERDITA POSTI DI LAVORO”

“Le notizie allarmanti, sotto il profilo della perdita di posti di lavoro, che provengono dallo stabilimento aquilano della Dompè devono preoccupare tutti. A cominciare dalla classe politica, che, senza divisioni di alcun genere, è tenuta ora più che mai a scendere in campo per scongiurare questo dramma”. Lo scrive in una nota il presidente del consiglio comunale dell’Aquila Roberto Tinari.

“L’azienda farmaceutica in questione ha più che raddoppiato i ricavi in 3 anni e ha ottenuto fondi per l’ampliamento del sito aquilano. Nonostante questo, 30 contratti di somministrazione non saranno rinnovati e il premio di partecipazione non sarà pagato al personale — spiega in una nota Tinari – Una situazione assurda, che non può lasciare indifferenti. Nessuno pensi che, siccome si tratta di rapporti contrattuali che non comportano dipendenza diretta dall’azienda, la cessazione di tale rapporto non crea perdita di lavoro. Qui parliamo di 30 addetti, molti dei quali con un bagaglio professionale acquisito in azienda con anni di sacrifici, e di altrettante famiglie che rischiano di trovarsi improvvisamente sul lastrico. E un apparato di dipendenti che vedono ridursi il salario, per via del mancato rinnovo dell’integrazione che prevede la premialità per il raggiungimento degli obiettivi”.

“Con i tempi che corrono, è grave – continua Tinari – Con tutte il rispetto per il prestigio di una delle principali industrie farmaceutiche internazionali, ma la motivazione resa ai sindacati secondo la quale queste decisioni hanno, come presupposto, una congiuntura economica sfavorevole, non regge. Il fatturato, come detto, è salito: quale sarebbe la situazione negativa?”.

Per il forzista, “il consigliere regionale del Pd già ha sollevato il problema, insieme ai sindacati. Ma della questione devono farsi carico tutti, con una condivisione di azioni significative che vedano coinvolti i parlamentari e le istituzioni, a cominciare da Regione e Comune. La politica deve farsi carico di affrontare la questione, a fianco delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori, con determinazione e con la convinzione di riuscire nell’intento di salvare i salari”.

“L’abbiamo detto e ripetuto migliaia di volte: L’Aquila non è una città come tutte le altre. Tra terremoto e pandemia sono 12 anni che lotta ogni giorno per rinascere. Dare una spallata al reddito di 270 persone, tra dipendenti e somministrati, è un colpo durissimo ai danni di centinaia di famiglie e di un’intera comunità. Se ne renda conto la Dompè e non dimentichiamolo noi”.