L’AQUILA – Nel gennaio 2015 inizierà il trasferimento del palazzo di Giustizia dell’Aquila nella storica sede di via XX settembre, dopo quasi 6 anni dal terremoto del 6 aprile 2009 e ancora in attesa della completa ricostruzione.

A tornare a casa entro maggio dello stesso anno saranno uffici e spazi del Tribunale civile e penale e della Procura generale, oggi in esilio nella sede provvisoria di Bazzano gli uni e in quella vicina alla stazione l’altra. Il secondo lotto sarà terminato a metà 2016 ed ospiterà la Corte di Appello, anche questa ospitata attualmente nel palazzo a ferro di cavallo vicino la stazione ferroviaria.

Di questo cronoprogramma ha dato notizia il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, nel corso del Consiglio comunale che si è riunito stamani proprio dentro il cantiere del “palazzaccio” in seduta straordinaria aperta, interamente dedicata alle problematiche riguardanti la ricostruzione di quella struttura e gli scenari della sede regionale della Corte d’Appello, facendo seguito a una richiesta presentata dai consiglieri comunali di centrodestra e sostenuta dall’intera assemblea.

Per volontà del presidente, Carlo Benedetti, la seduta si è svolta in quella che, fino al 6 aprile 2009, era la sede del tribunale, ancora in fase di ricostruzione, e dove un primo lotto, nonostante i lavori siano terminati, continua a essere inutilizzabile per un problema dovuto alla centralina dei servizi, che si trova nel secondo lotto, dove invece i lavori sono fermi da un anno.

Hanno partecipato ala seduta l’ingegnere Chiara Barile, dirigente del Provveditorato interregionale per le Opere pubbliche del Lazio, Abruzzo e Sardegna, soggetto attuatore per i lavori, il presidente dell’Ordine degli Avvocati della Provincia dell’Aquila Carlo Peretti, la senatrice Stefania Pezzopane e il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci. Assenti, seppure invitati, gli altri parlamentari abruzzesi, così come il provveditore Roberto Linetti, che negli anni scorsi, all’epoca del predecessore Donato Carlea, è stato responsabile unico del procedimento (Rup) durante la fase di appalto.

“Ho voluto che il Consiglio si riunisse qui per sottolineare le difficoltà nelle quali si trovano, a oltre cinque anni dal sisma, gli operatori della giustizia”, ha dichiarato in apertura dei lavori Benedetti, che è anche avvocato.

“Quando il massimo organo di rappresentanza civica si tiene in una sede diversa da quella istituzionalmente preposta è, infatti, per dare massima enfasi alla propria azione, che deve essere volta a sollevare un problema, facendo al contempo chiarezza grazie anche agli interventi esterni – ha aggiunto – Così è stato a Bruxelles, così è stato in piazza Navona e nella nostra piazza Palazzo. Allo stesso modo da questa riunione ci aspettiamo concretezza e risposte certe rispetto al cronoprogramma degli interventi e, di conseguenza, ai tempi di rientro degli uffici giudiziari nella loro sede”.

“I ritardi nella riconsegna dei lavori sono dovuti al fatto che, pur essendo partiti tempestivamente con il primo lotto degli interventi, vi è stata successivamente una fase di stallo dovuta al fallimento della ditta affidataria – ha dichiarato poi Cialente – Ora, finalmente, questa prima parte della struttura è stata completata e, già da gennaio 2015, ossia fra poco più di due mesi, inizierà il trasferimento degli Uffici, che sarà completato tra la fine di aprile e gli inizi di maggio. Il secondo lotto, invece, come mi conferma il Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche, sarà terminato a metà 2016″.

Il primo cittadino ha ricordato che “il progetto prevede anche la realizzazione di un terzo lotto, ai fini di ampliare la struttura rispetto a come si presentava alla data del sisma quando, comunque, vi erano già problemi legati alla carenza di spazi. In un primo momento – ha ricordato – si era pensato di realizzare questa nuova ala in un’area prossima alle antiche mura medievali ma, per ovvie ragioni, la Soprintendenza ai Beni storici e artistici ha espresso qualche perplessità. Per tale motivo abbiamo avviato una concertazione con il ministero della Giustizia”.

A fianco alla sede del Tribunale sorgevano, infatti, due palazzine che è stato necessario abbattere a causa dei danni riportati dal sisma e che verranno ricostruite a breve. I proprietari degli appartamenti, tuttavia, hanno optato, nel frattempo, per un’abitazione equivalente.

“Di conseguenza verranno ricostruiti due edifici, di proprietà del Comune, per i quali, a questo punto – ha prospettato Cialente – si potrebbe pensare a una destinazione di tipo direzionale anziché residenziale, data anche la vocazione che avrà l’intero quartiere, soggetto a piano di recupero, e localizzare qui l’ampliamento degli uffici giudiziari”.

Il sindaco ha concluso l’intervento con un riferimento alla polemica che si è innescata con gli avvocati del foro di Avezzano e di quello di Sulmona, sostenuta dal parlamentare Filippo Piccone, del Nuovo centro destra, in merito alle paventate chiusure dei rispettivi tribunali, che andrebbero accorpati all’Aquilla.

“Vorrei sottolineare che il programma di accorpamento dei Tribunali è un disegno del Governo e non dipende certo da me. Mi sono semplicemente limitato – ha concluso Cialente – da amministratore accorto che, come tale, ha il dovere di esercitare un’azione programmata, a tenere nella debita considerazione tale circostanza nella fase di ricostruzione del nostro Palazzo di Giustizia”.

In chiusura dei lavori, l’assise ha approvato all’unanimità una mozione presentata dal capogruppo del Partito democratico, Maurizio Capri, che impegna il Consiglio a chiedere al Governo una definizione del problema dei tirocinanti precari della Giustizia e che, dal gennaio 2015, preveda un contratto a tempo determinato per le 2.924 risorse che hanno terminato il percorso formativo con il ministero della Giustizia così che possano poi accedere alle future procedure concorsuali con il riconoscimento dell’esperienza fatta e dei titoli conseguiti.

UN APPALTO TORMENTATO

Inizialmente ad aggiudicarsi i lavori del Tribunale nel febbraio del 2011 era stata l’associazione temporanea d’impresa (Ati) costituita dalla Gdm di Peschiera Borromeo (Milano), azienda capofila, e Gianni Benvenuto Spa di Como, con un ribasso del 25,98% sul bando da 19 milioni a cui avevano risposto 37 tra imprese e Ati, gestito dal provveditorato interregionale alle Opere pubbliche Lazio, Abruzzo e Sardegna.

A novembre dello stesso anno, tuttavia, il Tar dell’Aquila ha accolto il ricorso presentato dalla Paco (Pacifico Costruzioni) Srl di Napoli che ha impugnato il verbale di gara e tutti gli atti connessi con i quali era stata esclusa dalla partecipazione alla gara, vincendo il ricorso contro la Ati vincitrice e contro la Cooperativa di costruzioni tra Mazzi Spa e la Ite Group Spa, giunta. seconda.

Alla Paco è stata accordata come risarcimento per equivalente una somma vicinaai 900 mila euro, oltre al pagamento della metà delle spese legali quantificate in 5 mila euro più il contributo unificato, con l’altra metà a carico della controinteressata Ati, ma i lavori sono andati avanti e sono rimasti in carico alle due ditte lombarde aggiudicatarie in nome del codice degli appalti e vista la situazione, come motivato dai giudici amministrativi.

Un’ulteriore impasse c’è stata quando la Gdm è andata in crisi e le sue commesse sono passate di mano grazie alla cessione alla veneta Vittadello, che ne ha tuttora la titolarità.