L’AQUILA – “C’è un problema generale, oltre ai circa trenta indicatori riportati nella ricerca, un aspetto importante è rappresentato dalle strutture, se non ci sono o sono inadeguate le società e anche le neo società sportive dilettantistiche hanno difficoltà a far svolgere l’attività sportiva”.
È quanto fa osservare il presidente del Centro universitario sportivo (Cus) dell’Aquila, Francesco Bizzarri, analizzando l’indagine “Indice di sportività 2018”, curata da Clas-Pts Group e pubblicata dal Sole 24 Ore, in cui le 107 province italiane vengono monitorate sulla base di 30 indicatori, di cui tre di carattere generale (riguardanti prevalentemente i tesserati) e gli altri divisi in tre grandi “famiglie”: Sport di squadra, Sport individuali e Sport e società, che prende in considerazione gli aspetti non agonistici, quindi della realtà sociale ed economica, legati allo sport.
Uno studio dal quale è emerso che delle quattro province abruzzesi si salvano, seppure senza strafare, piazzandosi in media alta classifica generale, quelle di Pescara al 41°posto e Teramo, al 50° posto. Male Chieti, al 76° posto, e malissimo la provincia dell’Aquila, al 94° posto.
“Sono passati dieci anni dal terremoto”, aggiunge Bizzarri, “e gli adolescenti sono ancora in scuole dove le palestre sono palestre per modo di dire”.
“C’è quindi una grossa difficoltà a spingere i ragazzi a fare sport. Tenendo anche presente che molti considerano la città ormai recuperata, purtroppo non è così, c’è una grossa difficoltà economica per cui le famiglie hanno grandi difficoltà, basti pensare che noi del Cus non modifichiamo le tariffe da dieci anni, sono le stesse che applicavamo nel 2009”.
“Per fare sport c’è biosogno di strutture – insiste Bizzarri – e naturalmente in questo momento non sono migliori. Ho sempre affermato che lo sport è cultura e fa parte delle politiche sociali”. (m.sig.)





