L’AQUILA – Due antropologi-registi, Anna Cavasinni e Fabrizio Franceschelli, in dieci anni di ricerca sul campo hanno raccolto documenti e testimonianze sull’antica pratica della transumanza, dall’Italia meridionale fino al nord Europa: il risultato di questo lavoro è il documentario Transumanze d’Europa – dall’Abruzzo a Capo Nord che andrà in onda su Rai Storia, canale 54 del digitale terrestre, questa sera alle 23,30.
Il tutto è concentrato in un filmato della durata di 57 minuti, i materiali raccolti tra il 2005 e il 2015 sono integrati da immagini di repertorio Rai risalenti agli anni ’70-’80.
Sono stati molti gli allevatori seguiti nei loro trasferimenti a piedi, in alcuni casi per diversi giorni e anche in diversi periodi dell’anno, per ricostruire una pratica quale quella della transumanza che affonda le sue origini nella preistoria, quando gli uomini seguivano gli spostamenti degli animali per catturarli.
Dalle prime elementari forme di addomesticazione e di allevamento, poi, alla necessità di assecondare i continui spostamenti degli animali alla continua ricerca di cibo fino alle grandi transumanze del passato lungo i tracciati dei tratturi tra Abruzzo e Puglia o tra Alpi orientali fra Alto Adige e Austria, tra Alpi occidentali in Val D’Aosta, in Piemonte e sulle Alpi francesi, nelle regioni dei grandi parchi: il documentario spazia fino a toccare i territori della Transilvania, in Romania, dei Balcani, e delle terre scandinave.
Proprio l’Abruzzo rappresenta una parte importante della narrazione: qui la storia della transumanza parte dalle popolazioni italiche, prima dell’unificazione del territorio in età romana e della successiva regolamentazione degli spostamenti a livello amministrativo.
Dopo varie vicissitudini, il vero e proprio ordinamento della rete tratturale avviene nel 1456 con Alfonso D’Aragona che istituisce la Dogana della Mena delle Pecore di Puglia. Poi un vero e proprio sconvolgimento avviene quattro secoli dopo, nel 1806, con l’occupazione francese, quando la Dogana della Mena delle Pecore viene abolita e sostituita con misure che favoriscono gli agricoltori e i grossi armentari.
Lo scoppio della Grande Guerra, in seguito, scompagina tutto il sistema sociale rimasto immutato per migliaia di anni.
Nel primo novecento, l’arrivo del treno produce una grande diminuzione della richiesta di manodopera per le transumanze, ma il declino quasi totale si ha con la Seconda guerra mondiale e la Linea Gustav che taglia la penisola in due e impedisce il passaggio delle greggi e la transumanza verso la Puglia. Per di più tutti gli animali vengono razziati dall’esercito tedesco.
Alla fine del viaggio si rileva come modalità di allevamento, cultura, cibi, gioielli, costumi e tradizioni accomunino aree fra loro distanti anche migliaia di chilometri, dall’Alto Adige alla Provenza, dall’Abruzzo e dalla Puglia al Finmark. E protagonista assoluto, fattore principale di tale grande condivisione culturale, è proprio il fenomeno della transumanza.






