L’AQUILA – “L’Abruzzo è la 13esima regione in Italia per numero di immigrati. Vivono qui circa 85 mila stranieri di cui 5 mila sono imprenditori e un quarto di loro è costituito da donne”.
A fare i numeri è Franco Pittau, coordinatore del Centro Studi e Ricerche Idos (Immigrazione Dossier Statistico) durante una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina a Pescara, presso la Sala Blu della Regione Abruzzo in viale G. Bovio 425.
L’incontro era finalizzato alla presentazione dei primi risultati del progetto finanziato dal Fondo Europeo per l’Integrazione dei Cittadini di Paesi Terzi “Sì. Scuola di italiano: Percorsi integrati di lingua e cultura italiana in Abruzzo” e promosso dalla Regione Abruzzo, in collaborazione con la fondazione Mondo Digitale e i Centri Territoriali Permanenti di Avezzano, Nereto, Pescara, Popoli, Silvi e Sulmona.
“In questa circostanza abbiamo voluto risvegliare l’attenzione dei partecipanti parlando dell’emigrazione nella storia d’Italia e dell’immigrazione contemporanea, vissuta quotidianamente da centinaia di migliaia di persone – spiega Pittau ad AbruzzoWeb – L’Abruzzo ha una grande storia di emigrazione iniziata nella fine dell’800 e durata tutto il ‘900, con uomini e poi famiglie che si sono spostati in Svizzera, Francia, Germania, ma anche in Canada e negli Stati Uniti”.
“Sono partiti umili, ma attraverso la formazione e facendo valere i loro talenti si sono affermati in maniera prepotente, come il pugile Rocky Marciano, Terry Como, Dino Paul Crocetti, noto come Dean Martin, e poi Madonna e l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne – prosegue il coordinatore – La popolazione immigrata italiana si è affermata facendo valere le proprie risorse fisiche e intellettuali e non dobbiamo pensare all’immigrazione come un peso, ma all’opportunità dei talenti che gli interessati sfrutteranno per affermarsi e alla ricchezza che costituiranno per l’Italia”.
Non si tratta solo di romeni, albanesi, macedoni, marocchini cinesi e altre collettività, ma anche di lavoratori italiani, che, dopo essere nati all’estero, sono venuti a lavorare nella nostra regione. Il fatto che gli occupati nati all’estero siano molto più numerosi degli adulti stranieri significa che molti sono italiani ritornati da diversi paesi esteri: si tratta di migliaia di svizzeri, tedeschi, francesi e altri di nazionalità italiana.
È proprio con questo intento che nasce l’iniziativa Si-sco, per offrire ai cittadini stranieri percorsi formativi integrati: dall’alfabetizzazione di base, alla lingua italiana, alle competenze di educazione civica fino ai percorsi individualizzati con l’utilizzo di moduli e-learning e materiali didattici innovativi.
“Vogliamo proporre una formazione attraverso un format innovativo per favorire un’integrazione sempre più efficace – spiega Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale – Sfruttiamo l’opportunità concessa dalla tecnologia multimediale insieme a una formazione tradizionale, sviluppando percorsi integrati tra educazione civica, italiano e informatica”.
Grazie a questo progetto sono stati raggiunti oltre 300 immigrati, di cui la metà sono donne. Ad oggi sono stati attivati 16 corsi di italiano e fino a giugno ne saranno attivati altri. Sono partiti anche due workshop per gli insegnanti che si dovranno relazionare a studenti immigrati: durante il primo è stato insegnato loro come usare l’informatica per favorire l’approccio all’educazione per chi non conosce la lingua. Il secondo si è concentrato sull’insegnamento dell’italiano agli analfabeti stranieri.
“Oggi è stato siglato anche un Accordo di Rete Interistituzionale, aperto alle istituzioni, agli enti locali e alle organizzazioni non profit per la piena inclusione sociale dei degli immigrati – conclude la Michilli – per costituire un punto di osservazione permanente e progettazione”.






