CHIETI – “Vi racconto i diversi modi in cui ho vissuto l’ipocrisia e quel maledetto bisogno che abbiamo di apparire. L’eterna corsa alle mode e al voler essere uguali a tutti, ma in modo originale”.
Ogni parola di Paolo Tocco è precisa, diretta, immediata. Possiede quella capacità di arrivare al punto usando pochi termini, un’abilità che risulta straordinaria se applicata all’ironia, e lui ne ha da vendere.
Dopo 5 anni dal suo debutto con il disco Anime Sotto il Cappello e dopo oltre 10 anni di intensa attività discografica come produttore e promoter, il cantautore di Guardiagrele (Chieti) torna in scena in prima persona con un nuovo album in uscita a gennaio dal titolo Il Mio Modo di Ballare.
Ad aprire le danze il singolo Aveva Vent’anni a cui si accompagnerà un divertentissimo videoclip in rotazione radiofonica e sui canali web a partire da venerdì 3 ottobre.
Insieme a Giulio Berghella è ormai un nome di riferimento per la scena discografica abruzzese e non solo: a capo della Protosound Polyproject dal 2005 hanno sviluppato e dato vita a numerosi progetti come il Premio Tenco 2012 con Zibba come miglior disco dell’anno a pari merito con gli Afterhours, il Premio Mei 2013 come azienda di maggior spicco in Italia per la diffusione radiofonica e infine, sempre con il cantautore ligure, un Premio Della Critica e Della Sala Stampa/Tv al Festival di Sanremo 2014.
Cantautore, produttore, discografico, alla domanda su cosa sente di essere in maniera più forte, risponde con un magnifico “Sento di essere musica, in tutte le sue sfaccettature”.
E la sua musica, nonostante le difficoltà, resta in terra d’Abruzzo. Tra voglia di emigrare e ostinazione nell’aspettare che le cose cambino.
Innanzitutto, quanta ansia accompagna l’elaborazione del secondo disco, che viene dopo quello d’esordio? I dubbi sul prendere un’altra strada rispetto a quella già battuta, per esempio, ti appartengono?
Domanda difficilissima. Da una parte ti dico che sono decisamente sereno perché in fondo il mio mestiere è quello di discografico e promoter e non quello dell’Artista e quindi vengono meno certe dinamiche e un certo gusto di competizione. Questo secondo disco racconta tutto ciò che ho raccolto in questi anni di lavoro e di contatti nel mondo della produzione e dell’editoria. Tuttavia, se è vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio, allora anche io sono “vittima” di quali e quanti Like riceverò e di quante visualizzazioni ci saranno su YouTube. Però basta lasciarsi sempre divertire e non perdere mai di vista che la vita, quella vera, non è sui social.
Nel primo disco raccontavi le storie di alcune “Anime sotto il cappello”. Nel tuo “modo di ballare”, cosa comunichi al pubblico? Di cosa parla il disco?
Parla dell’ipocrisia. Il mio modo di scrivere è sempre molto metaforico e a tratti ermetico. Vi racconto diversi modi in cui ho vissuto l’ipocrisia e quel maledetto bisogno che abbiamo di apparire. L’eterna corsa alle mode e al voler essere uguali a tutti ma in modo originale. L’ipocrisia impera e se ne fa commercio quasi in ogni settore. Il singolo in uscita per esempio parla di un omicidio passionale, l’ipocrisia e la falsità dunque vestita nei panni dell’amore. Ma nel disco troveremo anche un vecchio pazzo che sogna e quindi viene preso in giro da chi in fondo vorrebbe saper ancora come sognare, due amanti che si nascondono dietro l’etica del perbenismo, un genitore che si “arrende” ad una malattia guardando quanto tempo perdiamo nel rincorrere cose stupide e inutili…troveremo anche il dramma delle Torri Gemelle…insomma, l’ipocrisia e le sue facce. Che non sarebbe stato affatto male come titolo…
“Aveva vent’anni” è la storia di un omicidio passionale ben ragionato, scritto in chiave ironica. Il 3 ottobre il singolo e il video verranno passati in tutte le radio. Dove hai preso l’ispirazione per scriverlo?
Se potessi ti farei vedere quanto è piccolo il fazzoletto di terra ai piedi della montagna di Palena (CH) in cui passeggio ogni volta che mi diverto a scrivere canzoni!!! L’anima delle mie piccole canzoni nasce guardando quella montagna e da lì prendono forma, si evolvono e solo dopo tanto capisco dove vanno a parare. “Aveva Vent’anni” in particolare nasce da un riff uscito giocando come si fa sempre quando hai uno strumento in mano. Da lì la frase “aveva vent’anni”, come suono e come metrica, cadeva meravigliosamente bene per spingere quel momento del brano. Il seguito è venuto strada facendo.
Hai scritto tu tutte le canzoni del nuovo disco?
Certo. Musica, testi e qualche idea di arrangiamento. Ma su questo preciso tema, la produzione e l’arrangiamento, mi avventuro assai poco perché la produzione è stata affidata per intero nelle scelte e nella realizzazione a Domenico Pulsinelli, forse uno dei più grandi producer con cui ho avuto modo di lavorare in questi anni.
Ti sei ispirato, consapevolmente a qualche cantautore? A lavoro fatto, credi di essere stato ispirato inconsapevolmente da qualcuno?
Decisamente. L’ispirazione della classica canzone d’autore non mi abbandona mai ne tantomeno mi sento così grande da poter inseguire e realizzare qualcosa di nuovo. Scrivo per divertirmi ed è un gioco che deve assolutamente tradurre in semplicità ogni singola note della mia anima. I nomi sono e saranno sempre gli stessi: De Gregori, De Andrè, Fossati, Testa e compagnia cantando…
Cantautore, produttore, discografico. Cosa ti senti di più?
Musica. In tutte le sue sfaccettature. Scriverla, comunicarla, realizzarla. Oggi viviamo un momento di decisa confusione, il mestiere è violentato e stuprato in tutti i modi possibili. A veder bene il tutto, ognuna di queste caratteristiche fanno e devono far parte sempre della stessa persona. Per me è così. Spero torni a diventarlo per molti.
Quanto è difficile farsi strada nel mondo della musica oggi?
Sai che proprio ieri parlavo con Baccini di questo? E lui mi ha risposto dicendo dicendo “Per fortuna che sono nato ieri!!!”
Più che difficile direi impossibile. Almeno inteso come mondo LAVORATIVO. Siamo di fronte ad una vera e propria crisi sociale in cui c’è un enorme cane che passa la giornata a mordersi la coda. La musica, i vari operatori e gli artisti guadagnano dall’uso che se ne fa di questa.
Abbiamo però un mercato che investe tempo e spazio solo su prodotti che vanno di moda e il pubblico (intenso nella sua totalità commerciale) è sempre meno avido di qualità e curiosità e spende comprando solo prodotti di massa e andando ai concerti dei soliti nomi. Il mercato quindi si trova costretto a dar forza solo a questo. E da un cerchio simile sembra quasi non si abbia alcuna voglia di uscire. Noi operatori del settore, con i prodotti minori, oggi facciamo l’impossibile per portare a casa risultati che restano sempre e comunque ai margini delle cose che contano e dell’economia che serve per la produzione. E anche i grandi traguardi che si raggiungono oggi funzionano molto molto meno. Come discografica, come saprai, abbiamo vinto Sanremo lo scorso Febbraio. Il mio lavoro non è cambiato di una virgola ne tanto meno giro il mondo in barca a vela. Starei qui per ora a dipanare questo concetto da più punti di vista…cerchiamo di tornare a comprare la musica e smettiamola di lamentarci. Tutti.
Qual è lo stato di salute della musica in Abruzzo?
Domanda difficile, lunghissima e assolutamente pericolosa.
Amo l’Abruzzo, amo questa terra, amo le sue città e amo la qualità di vita che ancora abbiamo la fortuna di avere. Però sarei ipocrita, anche io come i personaggi delle mie canzoni, se non ti dicessi che di professionale e di qualitativo (parlando solo dal punto di vista lavorativo e senza mai toccare il piano artistico) c’è davvero davvero poco. In Abruzzo siamo coperti e devastati da una continua invidia e presunzione, viviamo gli altri con un atteggiamento di sfida e di competizione piuttosto che di semplice curiosità e di voglia di conoscere.
La musica è scambio, è incontro. Invece in Abruzzo siamo chiusi e privi di qualunque intenzione di trovarci assieme. Lo vedo anche quando, uscendo da questa regione, i ragazzini sanno che termini di paragone usare e con i quali confrontarsi, cosa si muove nelle città e cos’è davvero importante. Qui spesso viviamo per usi e luoghi comuni riciclati da anni di televisione e frasi sentite. Toni gravi e pesanti, vi chiedo scusa, non voglio mancare di rispetto e non considerare tutte quelle realtà che come me combattono ogni giorno un certo modo di fare e di lavorare…ma sono anche 10 anni che sono in attività quotidiana in Abruzzo e ci sarà un motivo per cui la Protosound ha portato a casa risultati importanti solo ed esclusivamente con artisti di altre regioni lavorando raramente con realtà di casa nostra.
Tuttavia, le nuove generazioni sono decisamente diverse. C’è un grande fermento e una grande qualità, più che nella musica che si produce nella mentalità con cui si decide di affrontare il percorso. C’è una maggiore coscienza, umiltà e soprattutto sto riscoprendo nella NUOVA musica Abruzzese, quella semplice voglia di suonare più che di apparire vip subito e per sempre. Ed infatti non ti nascondo che in questi ultimi mesi sto facendo incontri meravigliosi di ragazzi che, se pure alle prime armi, restituiscono una maturità e una curiosità che raramente ho trovato in passato.
Hai mai pensato di lasciare la regione, migrando in qualche posto dove sarebbe più facile vivere di sola musica?
Sì. Ieri l’ultima proposta. Roma piuttosto che Torino, invece della sempre eterna Milano. Non scambiarmi come un retorico e un opportunista sentimentale. Credo che la nostra regione non ha niente da invidiare, le cose stanno cambiando come ti dicevo, le nuove generazioni voglio scrivere ben altra storia e lo stanno già facendo. Io voglio starci perché questa è casa nostra. Complice la tecnologia che oggi ti permette di stare ovunque con un click. 10 Anni di contatti e di viaggi, che ancora continuano e sempre dovranno continuare, tanta curiosità e la consapevolezza di fare qualche sacrificio in più: questa è la mia ricetta per poter fare tutto anche da questa regione.



