L’AQUILA – La Corte di Appello dell’Aquila ha dichiarato nulla, per insussistenza dei fatto, la sentenza con cui il il giudice per l’udienza preliminare del tribunale del capoluogo, Giuseppe Romano Gargarella, il 14 aprile 2014 aveva condannato l’ex consigliere e assessore regionale del Popolo della libertà e di Forza Italia, Alfredo Castiglione, all’epoca vice presidente della Giunta regionale guidata da Gianni Chiodi, a 6 mesi di reclusione con l’accusa di tentato abuso d’ufficio nell’ambito del processo denominato “Caligola”.

L’inchiesta della procura della Repubblica aquilana, relativa a una presunta associazione a delinquere finalizzata a casi di corruzione nell’ambito del programna comunitario Ipa Adriatico che vedeva la Regione capofila, aveva scosso l’Abruzzo con diversi arresti eccellenti, tra cui quello di Lamberto Quarta, ex segretario generale della presidenza della Giunta di centrosinistra guidata da Ottaviano Del Turco, già coinvolto nel processo “sanitopoli”.

Secondo la difesa di Castiglione esercitata dall’avvocato Dante Angiolelli “l’ipotesi di reato di tentato abuso non è stata mai contestata al dottor Castiglione, quindi a mio avviso si tratta di un errore giudiziario”.

“Lo dice la Corte d’Appello con la sentenza di nullità, che si adotta per gravi violazioni del processo – spiega ancora il legale – Ci riserviamo, una volta esaminate le motivazioni, di chiedere il risarcimento dei danni contro lo Stato perché la condanna ha causato una conseguenza perniciosa, avendo condizionato la partecipazione di Castiglione alle successive elezioni regionali”.

Nell’ambito del rito abbreviato, scelto dall’indagato e celebrato un prima mese di quel voto, Castiglione era stato assolto dall’accusa più grave, quella di associazione a delinquere: l’ex amministratore regionale, da tempo fuori dalla politica dopo una breve esperienza nella Lega, ha perso poi le elezioni regionali del maggio 2014, vinte dal centrosinistra con Luciano D’Alfonso presidente.

Anche l’attuale governatore, coinvolto nell’inchiesta, è stato giudicato, come Castiglione, con il rito abbreviato nel processo “Caligola”, ma è stato assolto da un altro gup, Italo Radoccia.

Il pronunciamento della Corte d’Appello, in seguito al ricorso di Castiglione, c’è stato il 28 settembre scorso.

I giudici di secondo grado hanno disposto la trasmissione degli atti alla procura dell’Aquila, riservando il deposito della motivazione entro la fine di ottobre.

La procura, che non ha più in organico la titolare originaria dell’inchiesta, Antonietta Picardi, trasferita in procura generale della Cassazione, dovrà decidere se archiviare o riformulare altre accuse.

“Castiglione, pur attendendo di conoscere tale motivazione, riserva fin d’ora ogni opportuna iniziativa legale e giudiziaria in relazione ai gravissimi danni, patrimoniali ed extrapatrimoniali, subiti l’effetto di detta ingiusta ed illegittima condanna, che ha tra l’altro determinato e/o contribuito a determinare la mancata rielezione dello stesso Castiglione quale consigliere regionale, con tutte le connesse conseguenze di ordine personale, professionale, morale ed economico”, sottolinea ancora in una nota l’avvocato Angiolelli.

Il legale fa notare anche che “il procuratore generale, aderendo ai motivi di gravame e alla tesi difensive dell’appellante, aveva concluso la sua requisitoria chiedendo l’assoluzione dell’imputato per insussistenza del fatto. La Corte, ritenendo assorbenti i gravi vizi inficianti la sentenza gravata – conclude – ha invece dichiarato la nullità della sentenza stessa e con essa della condanna inflitta a Castiglione in primo grado”. (b.s.)