L’AQUILA – “La casa come primo luogo di cura” con un metodo di medicina di prossimità da considerare strategico nelle scelte di politica sanitaria per gestire l’allungamento delle aspettative di vita, in particolare degli anziani con patologie croniche neurodegenerative, come il parkinson, la demenza, le conseguenze dell’ictus cerebrale: se n’è parlato nei giorni scorsi in un convegno proprio dal titolo “La casa come primo luogo di cura”, promosso nel capoluogo regionale dall’Università dell’Aquila, Dipartimento di Scienze Cliniche Applicate, nell’ambito delle attività formative del Corso di Laurea Magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie.
Ad inaugurare il convegno il video saluto del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e quello del Comune dell’Aquila, rappresentato dal vicesindaco, Raffaele Daniele.
Relatori dell’evento sono stati il dottor Giuseppe Milanese, presidente di Confcooperative sanità, la professoressa Francesca Pistoia, professore associato di Neurologia e presidente del corso di laurea in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie e il professor Vincenzo Antonelli, professore associato di Diritto amministrativo.
“Abbiamo trattato argomenti di grande attualità legati all’allungamento dell’aspettativa di vita cui deve corrispondere una salvaguardia della qualità della vita stessa – ha spiegato Pistoia – ‘Vivere di più ma vivere bene’, questo dovrebbe essere il nostro slogan, con particolare riguardo ai pazienti anziani con malattie croniche neurodegenerative. Potenziare la medicina di prossimità, anche con strategie sofisticate come quelle di telemedicina, può avvicinarci al paziente parkinsoniano, al paziente con demenza, ai tanti pazienti con esiti di ictus cerebrale, fornendo una vicinanza in termini di sorveglianza clinica e di suggerimenti utili per la vita quotidiana”.
“Una vicinanza che andrebbe in soccorso non solo dei pazienti ma anche delle famiglie e dei caregivers, prevenendo sentimenti di smarrimento e di impotenza. Inoltre, sostenere il paziente nella propria casa, laddove non siano necessari interventi di urgenza e di emergenza, contribuisce a snellire il lavoro degli ospedali, confinando le risorse alle condizioni di acuzie e preservandole per condizioni di reale necessità”.
Secondo il medico, “in ultimo, non si deve dimenticare le che patologie croniche investono anche l’età pediatrica o quella del giovane adulto: basti pensare ad altre patologie come il diabete, la sclerosi multipla, la cefalea cronica, che colpiscono l’individuo nel pieno della propria fase e capacità produttiva, con importanti costi diretti e indiretti per la sanità. Potenziare la medicina di prossimità, nell’ambito del lavoro del nostro Sistema Sanitario Nazionale, che resta prezioso, imprescindibile e meritevole di ogni protezione, è una priorità essenziale e al passo con i tempi”.
Durante i lavori, si è discusso di modelli condivisi per migliorare l’assistenza delle persone affette da patologie croniche mediante l’implementazione di prestazioni rese in assistenza domiciliare. A beneficiarne sarebbero tutti i pazienti con malattie croniche, incluse le patologie neurodegenerative la cui prevalenza è in costante crescita in virtù dell’invecchiamento generale della popolazione. In linea con quanto previsto dalla Missione 6 del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNNR), si è focalizzata l’attenzione sul potenziamento delle risorse umane, della telemedicina, della domotica e della digitalizzazione.
Il convegno rientra nelle attività di terzo settore dell’Università, volte ad aumentare la consapevolezza della collettività su temi di interesse generale e, nel caso specifico, a formare operatori socio-sanitari al passo con i tempi.
Ha spiegato Vincenzo Antonelli: “la missione 6 del PNRR dedicata alla salute e la recente legge delega n. 33 del 2023 in materia di politiche in favore delle persone anziane pongono con forza l’attenzione sulla casa come primo luogo di cura con lo scopo di assicurare continuità di vita e di cure. Si tratta di una sfida che, partendo dai più fragili, dovrà portare ad un ripensamento dell’intera organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale soprattutto promuovendo un ampio ricorso alla telemedicina e una maggiore integrazione con le farmacie, i medici di medicina generale e le strutture sanitarie. Traguardo che sarà possibile raggiungere favorendo un’alleanza tra comunità, istituzioni locali ed operatori sociosanitari, come è stato oggi testimoniato dall’intervento delpresidente della Regione e dal vicesindaco del comune dell’Aquila”.




