L’AQUILA – “Ho già interessato le forze di polizia per verificare in che termini quelle patologie denunciate nella lettera abbiano aderenza alla realtà, e sono ovviamente pronto a rivolgermi alla magistratura se emergeranno azioni o vicende di rilevanza penale”.
Sembra a un passo l’apertura di un’inchiesta giudiziaria, a sentire quanto afferma ad AbruzzoWeb il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, uno dei destinatari della lettera dai contenuti esplosivi dei cinque dipendenti dell’ufficio territoriale per la ricostruzione (Utr) numero 9 che ha sede a Rocca di Mezzo (L’Aquila) e che si occupa delle pratica della ricostruzione post sismica nella cosiddetta “area omogenea della Neve” che comprende i Comuni di Lucoli, Ovindoli, Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo.
Una lettera in cui i tecnici istruttori Enrico Bianchi, Gianfranco Stallone, Agostino Padovani, Vanni Ranieri e Alessandro Da Ros, parlano di “disorganizzazione, forzatura dei procedimenti amministrativi, mancato rispetto dell’ordine di protocollo nell’istruttoria delle pratiche e nell’attività di liquidazione”.
Tutti episodi che ora, su input dell’Ufficio del prefetto, saranno oggetto di approfondite indagini delegate direttamente alla polizia dal rappresentante del governo, anticamera della trasmissione degli atti alla procura della Repubblica in caso anche solo di sospetto di irregolarità.
E questo a dispetto della sostanziale “pace” che sarebbe stata trovata ieri sera nel vertice a 9 tra i quattro sindaci e i cinque dipendenti, senza invitare altri interlocutori, in cui da quanto appreso si sarebbe stabilito di mantenere la protesta nei confini dell’amministrazione senza ricorrere a esposti giudiziari.
Ma il prefetto tira dritto per la sua strada. “L’esposto che è arrivato a me e ai sindaci del cratere evidenzia disfunzioni, discrasie organizzative, ma non solo, denuncia anche potenziali irregolarità, atti alla legge”, dice Alecci
“L’ufficio del prefetto ha dunque il dovere di rendersi conto se quanto affermato nell’esposto peraltro sottoscritto trovi aderenza alla realtà, e questo lo deve fare attraverso gli organi di polizia che faranno indagini e accertamenti”, taglia corto.
Il prefetto ha tutta l’intenzione di fare sul serio, sottolineando la necessità di controlli più rigorosi nei confronti della governance della ricostruzione nei 56 comuni del cratere sismico, dove a esaminare e approvare le richieste di contributo per la ricostruzione degli immobili privati ricompresi nei piani di ricostruzione sono anche i 70 dipendenti dei 9 Utr, strutture nate a seguito di un’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri, la numero 4013 del 2012 , uffici coordinati dall’Ufficio speciale della ricostruzione dei comuni del cratere con sede a Fossa di cui e responsabile Paolo Esposito.
“Così come abbiamo fatto con l’ufficio di ricostruzione dell’Aquila – spiega il prefetto a questo giornale – dobbiamo avere la avere la garanzia anche per quanto riguarda l’ufficio speciale della ricostruzione del cratere, che le procedure siano quanto più corrette possibili, e strategicamente utili, ovvero lineari veloci e spedite. In questi uffici sono centri nevralgici tecnici e amministrativi importantissimi, dove passa ogni progetto, dal terremoto sono passati oltre cinque anni, non possiamo permetterci che ci siano cose non funzionano”.
Nella lettera si citano casi circostanziati, come il caso di dell’aggregato 339 di Rocca di Cambio, già presieduto dall’assessore di quel Comune Roberto Morgante, che poi sempre per incompatibilità della legge Barca si è dimesso cedendo la presidenza dell’aggregato al fratello Franco Morgante, anche se, scrivono gli insorti, “la pratica continua di fatto a essere gestita da Roberto che chiede informazioni, produce e ritira documenti”.
Ad essersi incatenato è stato il padre dei due, Antonio Morgante, che alla fine ha desistito dalla protesta.
A quel punto il responsabile Raffaele Iacovitti, scrivono, avrebbe ordinato ai dipendenti “di restare in servizio oltre il normale orario per portare a compimento l’istruttoria dell’aggregato 339”, minacciando anche di predisporre “un ordine di servizio scritto” presso il Comune, “luogo fisicamente distinto dall’Utr 9”.
Menzionato anche il coordinatore dei sindaci del cratere, Emilio Nusca, consigliere comunale di Rocca di Mezzo e ingegnere impegnato nella ricostruzione, già oggetto di critiche per il potenziale conflitto di interesse generato da questa sua molteplicità di ruoli.
I dipendenti citano a tal proposito un pratica che potrebbe essere viziata da possibile incompatibilità, dove tra i progettisti privati compare Nusca.
E ancora, si legge di “casi di incompatibilità per la presenza tra i progettisti privati di titolari di contratti di collaborazione con i comuni dell’area omogenea”.
Si denuncia poi il caso di un’intimidazione da parte di un tecnico privato, di cui non viene fatto il nome, con trascorsi in politica, che avrebbe paventato lo scioglimento dell’Utr “con la messa in mobilità dei suoi dipendenti non avesse cominciato a lavorare in modo efficiente”.
I SINDACI, ”CAMBIERA’ TUTTO”
In una nota, comunque, i sindaci promettetono un cambiamento entro la fine dell’anno.
“I sindaci si impegnano, per le questioni di propria competenza sollevate nella lettera, a rispondere con l’adozione di idonei atti formali e rivalutando l’attuale organizzazione dell’utr9 entro il 31 dicembre”, assicurano i primi cittadini che “prendono atto degli evidenti problemi gestionali dell’utr9 ma non considerano i cinque dipendenti causa delle inefficienze e ribadiscono la propria piena fiducia nelle loro rispettive professionalità”.
Linea morbida alla quale corrisponde quella dei dipendenti che “ribadiscono con decisione di aver subito ripetute e gravi intromissioni politiche che però, si puntualizza, non sono riconducibili direttamente né indirettamente all’operato dei quattro sindaci>. Insomma gli invisi ai lavoratori restano due: il coordinatore delle aree omogenee, Nusca, accusato di incompatibilità e di organizzare riunioni negli uffici, accusa smentita, e il responsabile della Utr 9, Iacovitti, a cui si rimprovera l’aver voluto pressare una pratica di ricostruzione che, però, e qui i 5 lavoratori cambiano versione, “non riguarda la pratica dell’aggregato 339 di Rocca di Cambio ma altre pratiche che verranno individuate nelle sedi opportune davanti alle Autorità a ciò preposte”.
Insomma, l’arrivo del caso in procura, viste anche le indagini dirette ordinate dal prefetto alle forze di polizia, sembra ormai inevitabile.
LA NOTA COMPLETA DEI SINDACI DELL’AREA OMOGENEA DELLA NEVE
Nello spirito di assicurare la massima trasparenza e chiarezza sulle modalità con cui le Amministrazioni interessate stanno trattando le problematiche sollevate dall’utr9 con la nota del 7/11/2014, chiarire gli esatti confini delle questioni in esame e porre rimedio ad alcune distorsioni giornalistiche cui si è assistito in questi giorni a seguito della divulgazione della missiva, si è tenuta una riunione congiunta tra i quattro Sindaci dell’Area Omogenea della Neve ed i cinque dipendenti dell’utr9 il giorno 25/11/2014. Ferma restando la competenza degli altri destinatari della nota dell’utr9 e la necessità di accertare alcune delle situazioni denunciate nelle sedi più opportune, si è deciso di redigere e rendere pubblico il presente documento che costituisce una sintesi condivisa dei punti più rilevanti oggetto di approfondita analisi nel corso della riunione.
• I quattro Sindaci dell’Area Omogenea sono venuti a conoscenza delle problematiche in discussione, della loro gravità e numerosità solo con la comunicazione a loro indirizzata in data 7/11/2014, nonostante tali questioni fossero state in precedenza sollevate alle competenti autorità amministrative, Responsabile dell’utr9 e Segretario Comunale di Rocca di Mezzo, seguendo il regolare iter gerarchico;
• I dipendenti utr9 ribadiscono con decisione di aver subito ripetute e gravi intromissioni politiche che però, si puntualizza, non sono riconducibili direttamente né indirettamente all’operato dei quattro Sindaci, cui la lettera è stata indirizzata nella loro qualità di Rappresentanti dei rispettivi Enti;
• I Sindaci prendono atto degli evidenti problemi gestionali dell’utr9 ma non considerano i cinque dipendenti causa delle inefficienze e ribadiscono la propria piena fiducia nelle loro rispettive professionalità individuali dimostrate anche dal calcolo della produttività “pro capite” dei report dell’USRC a smentita dell’affermazione secondo cui l’utr9 sarebbe il peggiore del Cratere;
• I dipendenti dell’utr9, non disconoscono ma ribadiscono che la denuncia di mancato rispetto dell’ordine di protocollo, non riguarda la pratica dell’aggregato 339 di Rocca di Cambio le cui problematiche sono chiaramente espresse nella lettera, ma altre pratiche che verranno individuate nelle sedi opportune davanti alle Autorità a ciò preposte;
• I dipendenti dell’utr9, con la nota del 7/11/2014, hanno legittimamente esposto problemi amministrativi di particolare gravità nelle forme previste dalla legge, e tuteleranno la propria indipendenza ed onorabilità nelle opportune sedi giudiziarie verso chiunque dovesse pubblicamente attribuire al loro atto una valenza o matrice politica;
• I Sindaci si impegnano, per le questioni di propria competenza sollevate nella lettera, a rispondere con l’adozione di idonei atti formali e rivalutando l’attuale organizzazione dell’utr9 entro il 31/12/2014.






