ROCCARASO – La Corte d’Appello dell’Aquila ha assolto Gisella Valentini (perché il fatto non costituisce reato), già assessore e sorella di Camillo, sindaco di Roccaraso (L’Aquila) morto in suicida in carcere nel 2004, e Mario Papili (perché il fatto non sussiste), maresciallo dei Carabinieri in forza alla stazione di Roccaraso al momento dei fatti relativi all’inchiesta che portò all’arresto del sindaco valentini e al suo suicidio nel carcere di Sulmona.
Condannata in primo grado dal tribunale di Sulmona a due anni e mezzo di reclusione, la Valentini era accusata di calunnia verso l’ex comandante della stazione, Alfredo Di Gioia, per averlo dichiarato acquirente di alcune fioriere a spese del Comune, e violenza o minaccia al fine di commettere reato verso il fornitore delle fioriere per la fatturazione delle stesse.
Condannato in primo grado a un anno e mezzo di reclusione, Mario Papili era invece accusato di calunnia nei confronti dello stesso Di Gioia per averlo dichiarato come acquirente delle fioriere con i soldi del comune e di rivelazione di segreto d’ufficio per aver annunciato al sindaco Camillo Valentini una presunta ispezione presso un cantiere edile a Roccaraso.
Gisella Valentini è stata difesa dagli avvocati Michele Lioi e Giovanni Margiotta, Mario Papili da Michele Lioi. “Finalmente – ha detto l’avvocato Michele Lioi – è finita la persecuzione giudiziaria e tutto grazie ai giudici della Corte d’Appello dell’Aquila. Questa sentenza è un sigillo di certezza: Camillo Valentini è morto in carcere da innocente”.





