L’AQUILA – La procura della Repubblica dell’Aquila sta indagando su alcune assunzioni a chiamata diretta, quelle relative al personale degli staff del presidente, Luciano D’Alfonso, e assessori.
Si tratta di un nuovo filone della maxi inchiesta dei pm aquilani su una serie di appalti gestiti dalla Regione.
Sia ieri che oggi i carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) hanno fatto visita a palazzo Silone, sede della Giunta regionale nel capoluogo, per sequestrare documentazioni sulle assunzioni.
Non si conoscono altri particolari né le ipotesi di reato, perché in questo fronte di indagine, come su tutta l’inchiesta, viene mantenuto il più stretto riserbo. Ci sono, comunque, indagati.
Secondo quanto si è appreso, le assunzioni sarebbero avvenute ai tempi in cui, a capo del personale, c’era Eliana Marcantonio, che non risulta indagata e che si è dimessa nel 2016: ora il settore viene coordinato ad interim dal dirigente a chiamata diretta, perché nello staff di D’Alfonso, Fabrizio Bernardini.
Quest’ultimo è indagato in un altro filone, in qualità di segretario della Giunta che ha votato la delibera numero 367 del 3 giugno 2016, relativa alla riqualificazione del parco comunale Villa delle Rose di Lanciano (Chieti), oggetto di indagine.
Sempre stando a quanto si è appreso da fonti regionali, sarebbero stati ascoltati alcuni funzionari.
D’ALFONSO SVELA LE CARTE SU FB, NEL MIRINO INCARICO AL SUO OMONIMO ROCCO
Riguarda la nomina dell’ex sindaco di Penne (Pescara), Rocco D’Alfonso, in seno allo staff del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, l’ordine di esibizione e acquisizione documenti eseguito ieri dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Pescara e disposto dalla procura della Repubblica dell’Aquila nell’ambito della maxi inchiesta sugli appalti con 33 indagati e 10 fronti di indagine aperti fin qui.
L’ultimo filone, di cui si è avuto contezza ieri, pur nel massimo riserbo, riguarda proprio le nomine a chiamata diretta tra i collaboratori di fiducia del presidente, e proprio quest’ultimo, sfruttando la rete sociale di Facebook, ha reso noti i dettagli pubblicando le foto dei documenti ricevuti dagli inquirenti.
“Poiché centinaia di persone mi hanno chiesto che cosa è lo staff e che cosa è questa notizia iper-rubricata oggi – scrive D’Alfonso – mi permetto per una volta di rendere noto l’unico documento in nostro possesso su questa vicenda di cui scrivono tanto alcuni giornali”.
Come si legge nel documento, il sostituto procuratore titolare del fascicolo, Antonietta Picardi, richiede “l’acquisizione dell’intera documentazione relativa alla procedura adottata dai competenti uffici della Regione riguardo all’incarico assunto da Rocco D’Alfonso”, ritenendo che sia “indispensabile per la prosecuzione delle indagini nonché per la ricostruzione e verifica delle vicende oggetto di accertamento”.
Tra le carte richieste e acquisite, la lettera del 14 dicembre 2015 con allegato curriculum, la dichiarazione di incompatibilità, la determina direttoriale, un’istanza con richiesta di limitazione dell’orario di lavoro, il contratto individuale, la proroga con parziale modifica e gli altri documenti collegati.
Su questo filone delle nomine ci sono indagati, ma i nomi sono coperti dal massimo riserbo.
È già noto, invece, che Rocco e Luciano D’Alfonso sono indagati nel filone di Penne, per aver fatto pressioni sulla soprintendenza in merito alla sdemanializzazione di un locale commerciale vincolato da vendere per salvare il bilancio comunale pennese.
La mega inchiesta è coordinata dal procuratore Michele Renzo e dal sostituto Picardi.
Le indagini sono portate avanti dai carabinieri del Noe dell’Aquila e dalla squadra Mobile della questura di Pescara.
Tra i coinvolti, dirigenti e funzionari regionali, professionisti esterni e imprenditori, oltre a D’Alfonso e agli assessori regionali Marinella Sclocco, Silvio Paolucci e Dino Pepe.






