L’AQUILA – Cade in Consiglio regionale l’obbligo di assumere, negli staff delle commissioni e dei componenti dell’Ufficio di presidenza, dipendenti a tempo indeterminato della Regione Abruzzo, e l’obbligo di attenersi alle tabelle che fissano in modo rigido la categoria professionale per ciascun componente di staff.
La novità è stata introdotta con un emendamento, fin qui passato inosservato, alla legge regionale cosiddetta “Milleproroghe”, approvata nell’ultimo Consiglio regionale dell’anno.
D’ora in poi, insomma, con lo stesso budget fissato e non superabile, come disposto dalla legge Tremonti del 2011, si potrà assumere personale anche tutto esterno alla Regione e di una categoria a piacimento, che sia “B” , “C” o “D”, non conterà più.
La conseguenza è che si potrà, tirando al limite con lo stesso budget, assumere più personale, visto che un dipendente di categoria “B” costa meno di uno di grado superiore.
Una modifica bipartisan, approvata con i voti del centrosinistra e del centrodestra, con il solo Movimento 5 stelle che ha urlato allo scandalo in quanto, spiega ad AbruzzoWeb il consigliere Domenico Pettinari, “in questo modo si squalifica la professionalità degli staff, che potranno essere infarciti di un numero maggiore di componenti, ma pagati meno”.
Non è un caso, per Pettinari, “che questo provvedimento viene approvato a ridosso delle elezioni politiche – sbotta – Ritengo che vada a svantaggio della qualità del lavoro”.
Il grillino lascia, insomma, intendere che un posto in Regione assicurato a un esterno scelto in modo fiduciario, per quanto a tempo determinato, rappresenti una carta in più in campagna elettorale.
Per fare un esempio, a oggi lo staff della presidenza del Consiglio, in base alle tabelle ora abrogate, deve essere composto da due dipendenti di categoria “D”, tre di categoria “C” due di categoria “B”.
Con il nuovo assetto, in linea di principio potrebbero essere tutti di categoria “B”: con lo stesso budget si potrebbero in teoria assumere più componenti di staff, e un “B” costa anche la metà di uno più titolato.
C’è chi, comunque, nell’ambito della maggioranza e degli uffici regionali, rimanda al mittente questa interpretazione malevola.
Di fatto già oggi, si osserva, è possibile aumentare il numero di posti in staff spacchettandoli con prestazioni part-time.
Questo avviene, per esempio, negli staff di alcuni presidenti di commissione, che hanno diritto a un dipendente “D”, e dove però lavorano in realtà due di pari grado ma part-time.
Hanno già oggi, a maggior ragione, ancora più ampi margini di manovra anche gli staff dei componenti dell’ufficio di presidenza, con più posti a disposizione.
Piuttosto, si osserva, tra i contestatori della nuova leggina si osserva il dito e non la luna: a guardare con il fumo negli occhi questo provvedimento potrebbero essere i dipendenti regionali a tempo indeterminato che operano da anni negli staff.
Ma costoro erano stati assunti magari per sbrigare le pratiche di normale amministrazione dell’ente. Assunti nelle segreterie, hanno lasciato un vuoto da rimpiazzare.
Nelle segreterie, poi, non è prevista valutazione in base agli obiettivi, da cui dipende il premio di produzione. Il premio è garantito a prescindere. E lavorare negli staff è cosa assai ambita a palazzo dell’Emiciclo.





