L’AQUILA -Il Papa all’Aquila? Non lo so, spero di sì, me lo auguro per voi”. Così il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha risposto, arrivando all’Aquila per partecipare all’incontro ‘Artigiani di Pace, la via del dialogo’, alla domanda se giudica possibile che Papa Leone possa tornare nel capoluogo. L’incontro, promosso dall’assessore alla Cultura Roberto Santangelo e organizzato dal Teatro Stabile d’Abruzzo, è stato organizzato nell’Auditorium del Parco, a pochi passi dal monastero agostiniano di Sant’Amico, che l’attuale pontefice visitò qualche tempo dopo il terremoto del 2009 da Priore generale degli Agostiniani.
“Lui è stato per tanti anni il padre generale degli Agostiniani”, conferma Zuppi, sottolineando i legami storici e spirituali tra la città e l’ordine”Conosce tutti, li porta nel cuore, è molto agostiniano, si sente nella comunità agostiniana”. “Per cui lo spero e lo auguro per loro e per tutti – aggiunge – perché vorrebbe dire che la propria storia resta, che i legami restano. Questa è sempre chiesa e comunità, e che anche il Papa continui ad avere i legami che l’hanno accompagnato per tanti anni, da figlio di Sant’Agostino. Penso che sia importante”.
Secondo Zuppi, la pace non può essere frutto di un diktat. “La pace imposta dura poco – spiega – I motivi del conflitto, se non vengono affrontati, tornano a esplodere”. Per questo, afferma, servono tre elementi indissolubili: pace, giustizia e perdono. “A volte uno arriva dopo l’altro – sottolinea – ma senza tutti e tre non si costruisce nulla di stabile”. Il cardinale insiste su un concetto: per rendere credibile un processo di pace servono garanzie.
“Uno dei problemi più grandi è la fiducia – spiega alla platea dell’Auditorium – Come può un palestinese fidarsi di un israeliano dopo tutto quello che è successo? E un israeliano fidarsi di un palestinese dopo il 7 ottobre, con tutte quelle persone uccise a sangue freddo?”.
Il ragionamento si estende anche alla guerra tra Russia e Ucraina: territori occupati, identità contrapposte, pressioni internazionali. “È complicato capire come se ne uscirà – aggiunge – Ma non possiamo accettare che un aggressore ridisegni i confini con la forza”. Zuppi parla di un lavoro “artigianale”, fatto di soluzioni concrete e creative, “perché la pace richiede risposte adatte a ciascun contesto, e non sono mai risposte semplici”.
“I giovani hanno diritto a un futuro di pace”. È il messaggio del cardinale Zuppi alle nuove generazioni, in occasione dell’incontro nel capoluogo d’Abruzzo.
Zuppi richiama la responsabilità verso le nuove generazioni: “Sono nato dieci anni dopo la Seconda guerra mondiale. La mia generazione ha vissuto un tempo di pace. Non voglio che sia stata solo una tregua. La pace va curata, altrimenti rischia di diventare una tregua e noi rischiamo di preparare la prossima guerra”.
Per il cardinale il dialogo è lo strumento decisivo: “Il dialogo è da entrambe le parti. Se parla solo uno è un monologo. Considero preziose tutte le occasioni di confronto per capirsi e costruire qualcosa”.
Guardando ai conflitti internazionali, Zuppi avverte: “Il vento bellicista fa dimenticare una verità storica: la guerra è sempre una sconfitta per tutti. La pace deve essere una vittoria per tutti.” E indica la strada: “Il vero pacifista è un artigiano della pace: la costruisce nei fatti”.
Il presidente della Cei ha dialogato con lo scrittore Riccardo Pedicone. L’incontro è stato introdotto dai saluti istituzionali del sindaco Pierluigi Biondi e dell’assessore regionale alla Cultura Roberto Santangelo.






