PESCARA – Ha gettato la spugna, ma senza tormenti apparenti, e in modo inatteso, il coordinatore regionale dell’Italia dei valori Alfonso Mascitelli.
Stanchezza? Desiderio di dedicarsi alla sua professione di medico a tempo pieno? Altri progetti politici in vista e per ora da non svelare? Dissensi con la linea politica del suo partito?
Nell’intervista ad AbruzzoWeb l’ex senatore e consigliere regionale non offre molti appigli ermeneutici, parla semplicemente di “lavoro portato a termine”, nonostante il non esaltante risultato alle ultime elezioni regionali, in cui l’Italia dei valori ha preso il 2,1%, nonostante si fosse schierato alle primarie per la scelta del candidato presidente, arrivando terzo su tre con il 10,2% dei consensi.
Lancia frecciate al premier Matteo Renzi, ma anche al governo regionale di Luciano D’Alfonso, e ribadisce di non essere interessato ricandidarsi in Parlamento né, tantomeno, ad assumere incarichi di vertice nella sanità regionale, materia che conosce bene anche perché, da senatore, è stato vice presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul Sistema sanitario nazionale.
Quali sono le ragioni delle sue dimissioni?
Dopo 9 anni occorre avere coraggio e l’umiltà di continuare il proprio impegno civile anche senza distintivi sul petto. Dal congresso regionale avevo ricevuto il mandato a ricostruire un nuovo centrosinistra, la sfida a eleggere un nostro rappresentante in Consiglio e la promessa, da parte mia, a non essere interessato a una ricandidatura in Parlamento. Abbiamo mantenuto tutti e tre gli impegni.
Ha ricevuto solo attestati di stima, o nel partito c’è qualcuno che ha stappato spumante a seguito della sua decisione?
Per ora solo attestati di stima e di affetto e, tra questi, mi ha colpito quello di Antonio Di Pietro, che mi ha inviato parole molto sincere.
Si è parlato per lei della direzione dell’Agenzia sanitaria regionale. Sarebbe disposto a dare una mano al presidente D’Alfonso e all’assessore Silvio Paolucci su questo fronte?
Sono stato per diversi anni vice presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul Sistema sanitario nazionale, commissione con forti poteri e che, per il suo lavoro, ha avuto un apprezzamento pubblico da parte del presidente della Repubblica. Oggi lavoro come medico in ospedale. Credo che sia la migliore dimostrazione che non sono alla ricerca di ruoli personali. Al di là di questo, sarà doveroso, nei confronti dei cittadini, fare un bilancio sul ruolo effettivo della Agenzia sanitaria rispetto ai compiti per i quali è stata istituita.
Pensa ad altri incarichi, ancor più prestigiosi all’interno del partito?
Ribadisco che, se si hanno onestà e passione nelle cose che si fanno, non c’è bisogno di distintivi sul petto.
Come giudica il non esaltante risultato elettorale, o comunque al di sotto delle attese, per l’Idv nelle ultime Regionali e alle Europee?
Mi limito a valutare il nostro risultato in Abruzzo. Alle Europee siamo stati la terza regione in termini di percentuali. Alle Regionali, in un’ampia coalizione di liste e partiti e con la riduzione del numero di consiglieri, abbiamo eletto un nostro rappresentante onesto e competente, Lucrezio Paolini. Da qui si riparte per ricostruire il legame di fiducia con i territori e le nostre comunità.
L’Idv e altre forze del centrosinistra sono condannate a fare la ruota di scorta del Pd, o è pensabile un altro percorso?
Se l’Idv avesse voluto essere ruota di scorta di altri partiti, accondiscendente e servile, a quest’ora saremmo ancora in Parlamento, con la “foto di Vasto” (quella a cesellare l’alleanza tra l’allora segretario democrat Pierluigi Bersani, Nichi Vendola di Sel e Antonio Di Pietro, ndr). Abbiamo dimostrato di difendere le nostre scelte, come quella di non appoggiare il governo Monti, senza paura o ipocrisie.
L’ Italia dei valori è rappresentata adeguatamente in una maggioranza in Regione che è pressoché un monocolore Pd, sua la definizione, di cui le forze minori sono “ornamento preelettorale”?
Il bisogno di legalità, di trasparenza, di rispetto dei diritti dei cittadini non sono né devono essere un’esclusiva valoriale del nostro partito. Il Pd è abbastanza adulto e vaccinato per capire che avrà bisogno dell’aiuto e del contributo, i più ampi possibili, anche del nostro partito, se vorrà dare credibilità e utilità alla sua azione di governo.
Che cosa le piace del governo Renzi, e che cosa, invece, non condivide?
Avendo fatto il sindaco per dieci anni mi sarei aspettato che Renzi, già primo cittadino di Firenze, portasse la cultura degli amministratori di trincea: fare le cose e poi annunciarle, e non il contrario. Per il resto, i governi di larghe intese rischiano sempre di annacquare il cuore e il merito delle scelte più giuste da fare nell’interesse delle comunità.
Tenendo conto che la cosa la riguarda di persona, l’abolizione dei doppi vitalizi per ex deputati ed ex consiglieri regionali la ritiene una misura giusta e da riproporre nell’agenda politica?
Certo, andando anche oltre. Vi sono privilegi e costi della politica in settori meno visibili, ma non per questo meno meritevoli di essere radicalmente riformati. La cura non può essere solo l’aspirina.






