L’AQUILA – Lo hanno aspettato in tanti sotto un’amena pioggia di gennaio, dentro e fuori la piccola chiesa di San Giacomo, la sua San Giacomo, un po’ più su dell’Aquila.
Il corpo di Armando Capannolo, 31 anni e un sorriso grande come una casa e limpido come il cielo che oggi non si vedeva, è arrivato poco dopo le 15 da Roma, dove erano stati celebrati i funerali in forma laica, come lui stesso avrebbe voluto, all’ospedale Umberto I, luogo di un’autopsia che chiarirà le cause del decesso dopo l’ipotesi di meningite di cui hanno parlato le persone che gli erano più vicine.
Capannolo, che da anni viveva nella Capitale, è deceduto nel sonno. Andato a riposare perché debilitato dalla febbre, il ragazzo non si è più svegliato.
A stringersi in un solo abbraccio, mamma Maria, i fratelli Christian e Massimiliano, i parenti e gli amici tra cui diversi compagni di classe (alcuni dei quali non si incontravano da anni) di Armando, studente eccelso del liceo Classico “Cotugno” dell’Aquila con due lauree, una in Scienze politiche, l’altra in Lingue. In una chiesa stracolma, il vescovo ausiliare dell’Aquila, monsignor Giovanni D’Ercole, ha cercato di dare conforto alla famiglia del povero Capannolo e a tutti i presenti.
Stravolta la madre, ‘maturi’ i fratelli, impegnati, nel viso la stessa bella luce di Armando, a tenere su una donna già vedova, rimasta improvvisamente senza primogenito.
Tra lacrime e tanta, tanta incredulità, è stato celebrato un funerale cristiano, lontano dall’anima laica di Armando.
“Surreale”, è stata la parola più utilizzata dalle persone al di fuori della chiesa. Surreale, perché morire nel sonno in giovane età, fa a pugni con l’idea della morte come elemento necessario della vita di ognuno di noi.
E allora a poco è servito lo sforzo di chi ha celebrato le esequie per lenire il dolore della mamma di Armando, che, con dignità, ha pianto a dirotto, il pianto di chi sopravvive alla morte di un figlio, qualcosa al cui cospetto sgretola qualsiasi spiegazione sulla natura di noi mortali.
A Capannolo è stata data la sepoltura nel cimitero aquilano. Una folla silenziosa lo ha salutato per l’ultima volta, sotto un cielo grigio. Un peccato in più, perché Armando era pieno di colori. Roberto Santilli





