L’AQUILA – La sanità abruzzese non è sinonimo solo di spending review e spoil system, di piccoli ospedali da tagliare e conflitti politici intorno alle poltrone dei vertici delle Asl. È fatta anche di eccellenze di cui andare fieri, e che dovrebbero rappresentare un modello da estendere e valorizzare.
Un esempio sono gli hospice per le cure palliative, 6 in tutta la regione, per malati inguaribili, che consentono ai familiari di stare accanto ai propri cari e di dare loro tutto l’affetto di cui hanno bisogno, in un clima il più vicino possibile all’ambiente della propria casa.
L’ultimo attivato è l’hospice dell’Aquila, sorto nella struttura dell’ex Onpi, della Asl numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, inaugurato a dicembre 2013 e diretto dal professor Franco Marinageli.
Un motivo di orgoglio per Mariangeli che AbruzzoWeb ha incontrato e intervistato.
“Il nostro hospice rappresenta una concreta applicazione di quella che è la cosiddetta medicina del territorio, della rete che deve prendersi in carico le persone fragili, i malati cronici, evitando l’ospedalizzazione. Una strategia che va incontro non solo all’esigenza di risparmio e riduzione dei costi, ma anche dei veri bisogni dei cittadini, dei pazienti”.
La struttura dispone di 12 posti letto e di 2 medici, oltre allo stesso Marinangeli. Sei sono gli infermieri. Il malato fruisce di assistenza medica nell’arco delle 12 ore e di carattere infermieristico nelle 24 ore.
La struttura può contare su un’alta qualità alberghiera, con stanze di degenza dedicate, adeguati servizi igienici, compresi bagni per disabili, e televisori. Sempre a disposizione, anche per i parenti dei malati, una cucina pensata per riprodurre l’ambiente familiare.
Questa nuova filosofia, che si materializza anche nell’organizzazione degli spazi, è solo l’apripista di altre reti di medicina del territorio, extra-ospedaliere, che in Abruzzo si stanno costruendo per esempio per i pazienti geriatrici.
“Il sistema di cura qui all’hospice – prosegue Marinangeli – è multidisciplinare, è importante infatti il supporto non solo ai pazienti oncologici , ma anche alle loro famiglie, che vengono aiutate e seguite da psicologi e psichiatri. Importante è anche il ruolo delle associazioni di volontariato, nel nostro caso della Humanitas e della Vado, che svolgono rispettivamente servizio di supporto psicologico e fisioterapia”.
“L’hospice – prosegue – è una casa sanitaria, il paziente può entrare e uscire quando vuole, ed è per questo che per i ricoveri la burocrazia è ridotta al minimo. Qui all’hospice quello che conta non è solo la competenza medica, ma i valori umani, la capacita di ascolto di persone che si trovano nella fase terminale della loro vita. Ed è per questo che occorre incentivare la formazione del personale medico, a tutti i livelli, che è il presupposto per poter estendere sempre di più la rete di medicina del territorio”, conclude.






