L’AQUILA – La tradizione popolare abruzzese è ricca di leggende, culti, credenze e racconti inerenti alle festività dell’1 e 2 novembre.

Nei numerosi borghi nel corso dei secoli l’interazione fra riti pagani e cristianesimo ha dato vita a interessantissime e peculiari tradizioni locali.

E così oggi,  nei paesini e nei borghi più suggestivi d’Abruzzo, si vive la notte tra il 31 ottobre ed il  primo novembre festeggiando Halloween.

Halloween o Hallowe’en è il nome di una festa popolare di origine pre-cristiana, e le sue origini antichissime affondano nel più remoto passato delle tradizioni europee: viene fatta risalire a quando le popolazioni tribali usavano dividere l’anno in due parti in base alla transumanza del bestiame.

Nel periodo fra ottobre e novembre, preparandosi la terra all’inverno, era necessario ricoverare il bestiame in luogo chiuso per garantirgli la sopravvivenza alla stagione fredda: è questo il periodo di Halloween.

In Europa la ricorrenza si diffuse con i Celti. Questo popolo festeggiava la fine dell’estate con Samhain, il loro Capodanno. In irlandese antico Samain significa infatti “fine dell’estate”.

Oltre a non temere gli spiriti dei defunti, i Celti non credevano nei demoni quanto piuttosto nelle fate e negli elfi, entrambe creature considerate però pericolose: le prime per un supposto risentimento verso gli esseri umani; i secondi per le estreme differenze che intercorrevano appunto rispetto all’uomo.

Secondo la leggenda, nella notte di Samhain questi esseri erano soliti fare scherzi anche pericolosi agli uomini e questo ha portato alla nascita e al perpetuarsi di molte altre storie terrificanti.

E ancora oggi, non soltanto in Irlanda, in Scozia, o in Inghilterra, ma anche in Italia, si festeggia questa ricorrenza, anche se con modalità un po’ diverse.

A Serramonacesca (Pescara) si narra che nelle nebbiose sere di ognissanti e di tutti i morti, le anime dei defunti vaghino per le vie del paese, fermandosi nelle case a chiedere che venga dato loro qualcosa.

Tale credenza, comune a molte zone d’Abruzzo è sopravvissuta in questo paesino, dove l’anima dei trapassati è rappresentata da zucche lavorate a mo’ di testa.

Nella notte del 31 ottobre i bambini passeranno di casa in casa portando in mano una zucca illuminata da una candela, e alla domanda del padrone: “Chi è?” risponderanno: “L’aneme de le Morte”, e riceveranno monetine, frutta secca e caramelle.

Con questa manifestazione, Serramonacesca vuole riscoprire le proprie radici culturali e omaggiare la tradizione abruzzese. Infatti il paese si animerà anche con un mercatino, e la gente potrà mangiare vino cotto e castagne attorno al fuoco.

A Chieti, invece, a stregare i cittadini e i turisti ci pensa un noto agriturismo che offre pacchetti suggestivi, con dolci e scherzetti di Halloween, cibo tipico abruzzese, naturalmente a base di zucca, e notti insonni in camere stregate.

Protagoniste le caldarroste, invece, a Cappadocia, in provincia dell’Aquila, che il pomeriggio del 30 ottobre si animerà con canti, balli, musica, giochi per piccini e immancabili castagne con del buon vino.

E poi in tarda serata, quando il buio rende ancora più affascinante i festeggiamenti di Halloween, i bambini gireranno per le strade del paese con lo “scampanaccio di San Martino”.

Ma non finisce qui, perché la sera del 31 ottobre, in attesa della processione in maschera tra le vie della città, a Cappadocia si attenderà la notte con giochi a tema e la sagra della panuntella, che consiste in fette di pane con braciolette di maiale.

E poi via, tutti pronti, per affrontare anche con un pizzico di paura la lunga notte delle streghe che illuminerà con lanterne e candele i borghi più affascinanti d’Abruzzo.