TARANTA PELIGNA – Manca poco alla conclusione dei lavori della funivia delle grotte del Cavallone, che dovrebbe tornare in funzione entro agosto. 

Rimane un’ultima parte di interventi e quindi i vari collaudi della cestovia e molto dipende anche dal “pullo”, il piccolo che si trova nel nido delle aquile che sono in quota: i lavori non devono intralciare la sua crescita. 

Giorni fa, spiega Il Centro, il Comune di Taranta Peligna ha ricevuto alcuni nulla osta per la ripresa di quei lavori che non ostacolano la nidificazione e la salute dell’aquila reale. I lavori si sono resi necessari per l’allungamento della vita tecnica della cestovia. 

Nei giorni scorsi il sindaco di Taranta, Gian Paolo Rosato, e quello di Lama, Andrea Di Fabrizio, sono saliti in quota, insieme ai tecnici del parco della Maiella, Luca Madonna e Antonio Antonucci, per verificare l’avanzamento dei lavori e monitorare il nido dell’aquila reale. 

“Tutto questo – affermano i due sindaci – è stato possibile perché abbiamo dialogato con il direttore facente funzione del parco Luciano Di Martino. I Comuni e il Parco hanno voglia di instaurare ottimi rapporti. Abbiamo camminato per circa tre quarti d’ora e ci siamo appostati sul punto di osservazione. Abbiamo verificato la cova dell’aquila reale e lo stato del piccolo (pullo). È stata un’esperienza molto bella è formativa anche perché abbiamo messo insieme due interessi: turismo sostenibile e tutela ambientale”. 

Al termine di tutti i lavori che si sono resi necessari per l’allungamento della vita tecnica della funivia potranno essere effettuati i collaudi generali e potrà ricominciare l’attività di visita alle Grotte del Cavallone. 

La cestovia del Cavallone, realizzata nel 1977 ed inaugurata nel 1978 con fondi del ministero dell’Agricoltura, rischiava la chiusura definitiva a dicembre 2017, dopo quarant’anni di servizio a sostegno della fruizione delle grotte del Cavallone. Due erano le strada da seguire: fare una proroga di un anno e ciò avrebbe causato però il rifacimento totale della cestovia oppure fare una revisione generale dell’impianto che autorizza una vita tecnica di altri dieci anni. È stata scelta questa seconda strada.