L’AQUILA – Chi si aspettava scintille nella fase delle repliche è rimasto deluso.
Tanto fair play tra le parti, e cavalleria reciproca anche quando c’era da scagliare bordate nell’ultimo atto dell’istruttoria dibattimentale del processo alla commissione Grandi rischi, chiusa dal giudice Marco Billi poco prima delle 12.30 per avviare la fase delicata della camera di Consiglio.
“Si sono instaurati rapporti inusuali tra noi difensori e l’accusa”, ha ammesso prima di cominciare Marcello Melandri, avvocato che sa essere tra i più feroci quando vuole e questa ammissione di buoni rapporti la dice lunga.
E il clima positivo, ferme restando le posizioni opposte di accusa e difesa, è proseguito anche nel corso delle repliche.
Commosso prima dell’avvio il ricordo del procuratore scomparso, Alfredo Rossini, da parte dell'”allievo” Fabio Picuti, “sarebbe contento di essere qui perché voleva chiudere i processi in tempi brevi”.
Poi, sotto con gli interventi. In poco più di due ore hanno parlato i due pm e i difensori, il responsabile civile e una parte civile, tutti mantenendo una massima sintesi, forse anche per timore di una lunga camera di Consiglio.
Non c’è stato scontro sui punti chiave del processo ma discussioni in punto di diritto. Tanto che, alla fine, gli aspetti interessanti sono stati quelli complementari al principale: le contestazioni all’avvocato del Comune o le accuse delle difese verso il rettore dell’Ateneo aquilano.
PICUTI: ”COS’E’ L’ANALISI DEL RISCHIO? LO DICONO GLI IMPUTATI”
Il pm Picuti ha insistito su quello che per lui è il vero oggetto del processo, l’analisi del rischio, “è la parola chiave di questo processo”, ha ripetuto per tre volte.
“Che cos’è il rischio sismico ce lo dicono gli stessi imputati, perciò questa tesi difensiva mi sembra curiosa e originale – ha affermato – La categoria logica la propongono loro in quel librone verde che ha davanti a lei, giudice: il rapporto Barberi”.
“Nella parte generale c’è scritto che cos’è il rischio sismico e non c’è scritto che coincide con il terremoto”, ha fatto notare.
La questione dell’analisi del rischio, uno dei nodi del processo, ha fatto rispondere alcuni legali.
“Stiamo parlando di un evento imprevedibile e inevitabile, in riferimento a questo ci chiediamo se si possa parlare di colpa”, ha ricordato Franco Coppi.
Filippo Dinacci ha aggiunto: “Se fossi in grado di prevedere un evento imprevedibile farei cinque volte terno secco al lotto”.
”NEGLI STATI UNITI NON PROCESSI MA DIMISSIONI”
Facendo esempio di due eventi avvenuti negli States, l’attentato dell’11 settembre e l’uragano Katrina, Picuti ha poi fatto notare che i responsabili di un’analisi errata si sono dimessi.
“Evidentemente noi italiani siamo più affezionati ai processi penali e meno all’istituto delle dimissioni!”, ha aggiunto.
Gli ha risposto su questo l’avvocato di Stato, Carlo Sica: “Che c’entra l’uragano Katrina o la tragedia di Sarno, quelli sono prevebili, il terremoto no”.
”UNA MONUMENTALE NEGLIGENZA”
Citando un rapporto che si è fatto tradurre, il pm ha spiegato che “si parla di una ‘monumentale negligenza’, se l’avessi letto prima l’avrei usata anch’io nel capo d’imputazione invece che carente e inidonea”.
“Con gli aggettivi se l’è cavata!”, la replica dell’avvocato Alfredo Biondi.
”I PM NON SONO ILLUSIONISTI”
Ultima replica infine all’avvocato di Stato, Carlo Sica. “Il pm non è un creatore di illusioni, fa il suo lavoro nel modo più leale e onesto possibile nei limiti delle capacità giuridiche, qualche volta sbaglia”.
Ma quest’ultimo ha rinfocolato la polemica: “Ribadisco che così si creano false illusioni e speranze. Si fa credere che si è svolta una riunione di una commissione che non si è svolta”.
D’AVOLIO: ”L’ATTENDIBILITA’ DELLE TESTIMONIANZE C’E”’
La pm delle richieste di condanna, Roberta D’Avolio, ha ribadito la validità delle testimonianze dei parenti delle vittime, “Se non è più possibile sentire la fonte diretta perché sono persone decedute, in questo caso la prova indiretta è pienamente utilizzabile”.
Un’affermazione che più tardi le ha contestato l’avvocato Alessandra Stefano: “Sono convinta che i testimoni abbiano detto la verità, tuttavia la fallacia della testimonianza non vuol dire falsità, ma il contrario”.
BIONDI: ”LA PM CHIEDEVA QUATTRO ANNI MA LE DISPIACEVA”
“Qual è la colpa di Eva, quale la colpa cooperativa, quale l’addendo che dà alla somma delle responsabilità? Si può essere condannati a quattro anni di reclusione per avere fatto il proprio dovere?”, si è chiesto semplicemente Alfredo Biondi.
Quest’ultimo si è poi rivolto al sostituto procuratore D’Avolio, la “pubblica ministera”, come l’ha definita, ricordando quando è stata lei a fare le richieste di condanna.
“Ho capito che la voce e il pensiero erano differenti. La voce diceva quattro anni, il pensiero diceva mi dispiace – ha detto Biondi – In camera di Consiglio il giudice monocratico porta con sé la sua coscienza, che è un altro giudice, impietoso. Ha il terribile compito di giudicare gli altri e io le auguro un buon lavoro”.
DINACCI: ”SE CONDANNIAMO SCIENZIATI, SPAZIO AI CIARLATANI”
Filippo Dinacci ha ribadito un concetto già espresso in sede di arringa: “Si sta chiedendo di condannare sette persone che sono risorse della nazione, sette scienziati – ha detto al giudice – Corriamo il rischio di lasciare spazio ai ciarlatani, perché nessuno farà più il suo dovere”.
Quanto alla sua definizione di questo processo come governato da un “diritto medievale”, contestata da Picuti che ha rilanciato parlando di diritto moderno, Dinacci ha rintuzzato ancora: “Non sarà un processo medievale ma si tenta di tornare al ‘giudice delle anime’ che c’era in Spagna, che non è il giudice dei fatti”.
IL CASO-DI ORIO; MELANDRI, ”HA DETTO UNA BUGIA”
Marcello Melandri ha confermato una sua valutazione critica, già espressa in passato sulla testimonianza del rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio.
“È venuto qui a dire una bugia e il pm non lo ha neanche citato – l’attacco – Ha detto di aver rilasciato una dichiarazione di tranquillità dopo la conferenza stampa, abbiamo dimostrato che l’ha fatto prima. Ha detto di non aver chiuso l’università perché non poteva farlo, non è vero!”.
CONTESTATO L’AVVOCATO DEL COMUNE
Polemiche ha suscitato l’intervento dell’avvocato del Comune dell’Aquila, Domenico De Nardis, che ha ribadito che “era preferibile che quella riunione si fosse conclusa con una mancanza del numero legale. Al contrario è stato scelto di esprimere un parere”.
Alfredo Biondi ha definito “inelegante la posizione del rappresentante del Comune, che ha dimenticato che il sindaco, rieletto, avendo deposto come teste ha avuto il coraggio di dire che è uscito dalla riunione ancora più preoccupato di quanto ci era entrato”.
L’avvocato dello Stato, Carlo Sica, che ha replicato subito dopo, ha detto che “quest’intervento mi irrita fortemente”, in particolare “nel suo contenuto sostanziale e dalla fonte da cui viene, una fonte che è emersa per la sua assenza”.






