ROMA – L’organismo unitario dell’avvocatura (Oua), forte dell’adesione compatta degli ordini e delle associazioni forensi (con l’isolata e marginale posizione di distinguo degli ordini di Roma e Venezia su 165 consigli), ha sottolineato la mancata apertura di un qualunque canale di dialogo da parte del Ministero della Giustizia e ricordato che la risposta alle decise e massicce proteste dell’avvocatura, nonché alle critiche avanzate da tutti gli operatori della giustizia (avvocati, magistrati, giudici onorari e di pace, funzionari, ecc), passa per l’approvazione urgente dei disegni di legge bipartisan, all’esame del Senato per la modifica della media conciliazione presentati da Benedetti Valentini e Della Monica.

Allo stesso tempo, il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, ha annunciato la proclamazione di un’ulteriore giornata di astensione per il 23 di giugno.

“La media conciliazione – ha affermato – è stata rinviata dal Tar Lazio alla Corte Costituzionale e l’Oua denuncia da mesi i molteplici profili di incostituzionalità. Ma vi è di più, il sistema varato in Italia è in contrasto palese con la normativa europea perchè è costoso per i cittadini, perché condiziona il successivo giudizio, per i tempi troppo lunghi”.

“In sintesi – ha proseguito – perché limita l’accesso alla giustizia per i cittadini. Quindi la media conciliazione ‘all’italiana’, unico esempio nel mondo, di fatto non rispetta i principi stabiliti dalla carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che, come prevede il Trattato di Lisbona, ha piena valenza giuridica nel nostro ordinamento”.

“In questo senso – ha affermato il presidente – l’Oua ha fatto propria la delibera dell’ordine degli avvocati di Firenze che invita i giudici, su istanza delle parti, alla disapplicazione dell’obbligatorietà. Non solo, il 23 giugno faremo un’altra giornata di astensione dalle udienze”.

“Gli avvocati – ha concluso – rimangono al fianco dei diritti dei cittadini, contro la svendita a interessi privati del diritto alla giustizia. La rottamazione della giustizia civile non ha riscontro in alcun Paese Europeo”.