L’AQUILA, 4 GIUGNO – Un intergruppo con consiglieri di maggioranza e opposizione, “per conoscere le realtà nei quali si annidano i veri costi della politica”. È questa la proposta formulata dal capogruppo del Popolo della libertà in Consiglio regionale, Gianfranco Giuliante (nella foto).
“L’organizzazione regionale in Abruzzo – accusa Giuliante, dati alla mano – conta 121 dirigenti su un totale di 1.300 dipendenti, con un rapporto di un dirigente ogni 11 dipendenti e un dirigente ogni 11 mila abitanti, quando la Lombardia ne ha uno ogni 47 mila. È necessario ridurre anche la spesa per i consigli d’amministrazione delle società i cui conti confluiscono nel bilancio regionale. L’Arta, per esempio, ha 28 dirigenti su circa 200 dipendenti, il rapporto di 1 a 7 è imbarazzante, considerato anche che si spende circa 3 milioni di euro l’anno per stipendi dirigenziali”.
“Questi – aggiunge – sono i veri costi della politica e qui bisogna intervenire. Con questi costi la Regione dovrebbe avere la migliore classe dirigente e non si spiegherebbero le consulenze”.
Contestato da alcuni consiglieri del Pdl, tra cui il suo vice Emiliano Di Matteo, Giuliante si sente ancora capogruppo a tutti gli effetti, pur essendosi dichiarato pronto alle dimissioni nella lettera aperta in cui bacchetta il presidente della Giunta, Gianni Chiodi, accusato di non avere abbastanza a cuore la situazione dell’Aquila. “Non c’è – aggiunge – un clima “da tutti contro tutti”. In quanto a Di Matteo, mi risulta che abbia tentato di fare un documento sottoscritto anche dagli altri, ma non ci è riuscito”.
Giuliante respinge al mittente la critica dei 200 mila euro raccolti dal gruppo e fermi nelle case da lui gestite. “Normalmente – ribatte – i politici vengono criticati perché spendono troppo, nel mio caso vengo criticato perché spendo poco, e la critica è mossa da chi spende di più: è risibile! I fondi sono sul conto corrente del gruppo, ho dato indicazioni sull’utilizzo che non potrà essere come in passato per manifestazioni che non siano specificamente politiche”.
Quanto all’altra critica sull’assunzione di un capo della segreteria senza concordarlo con i consiglieri, per Giuliante “questa dimostra un’assoluta mancanza di conoscenza. È prerogativa del capogruppo – aggiunge – prendere il coordinatore della segreteria, che lavora dalla mattina alla sera. Non posso affermare con altrettanta certezza che i collaboratori di Di Matteo facciano altrettanto. Potevo farlo un anno fa, ho voluto aspettare per rendermi conto di quali potessero essere le caratteristiche”. (alb.or.)






