Niente di meglio, per gli appassionati di ciclismo di un Giro d’Italia così bello e combattuto. Arrivati alla fine della gara, possiamo, però, affermare che c’è stato un solo grande protagonista: Tadej Pogacar. Dominatore dall’inizio alla fine, il ciclista ha indossato la Maglia Rosa dalla seconda tappa fino all’ultima con suggestivo arrivo a Roma. A quasi 10 minuti il secondo, il ciclista colombiano Daniel Felipe Martinez.

Cosa è accaduto in questa classica corsa in rosa?

Il ciclismo è, per gli italiani, uno degli sport più apprezzati e abbiamo tantissimi fan che seguono la corsa in rosa anche solo per scommettere sul possibile vincitore di tappa o generale. Il mondo del betting online, Betsson tra gli altri, ha una varietà di mercato che comprende anche gli sport minori (non solo il calcio) e permette di poter puntare sulle grandi corse europee su due ruote: Giro D’Italia, Tour de France e la Vuelta.

 

Cosa è accaduto al Giro di quest’anno? Nulla di inaspettato, almeno per coloro che sono appassionati delle due ruote. Il protagonista della corsa appena conclusa, Pogacar, infatti, aveva già vinto due Tour de France, tre Giri di Lombardia, due Liegi-Baston-Liegi, un Giro delle Fiandre e tante altre piccole e grandi classiche europee. Un vero campione questo ragazzone di 25 anni, che aveva già i favori del pronostico e che è volato, di tappa in tappa, mostrando la sua supremazia atletica e mentale.

 

Una programmazione mirata, comunque, ha permesso, all’atleta sloveno di vincere 6 tappe in questo Giro, eguagliando il grande ciclista belga Eddy Merckxx che ebbe lo stesso, straordinario, ruolino di marcia nel Giro del 1973. Un dominio annunciato, con una tappa trionfale a Bassano del Grappa, percorso di montagna, vinta con uno scatto nell’ultimo tratto di gara che lo ha portato al traguardo con ben 2 minuti sul secondo classificato, Paret-Peintre. Pogacar, quindi, si presenta come favorito anche al Tour de France, in partenza il prossimo 29 giugno, dove potrebbe, certamente, agguantare una doppietta storica.

 

Il Giro d’Italia nel passato e il suo grande prestigio

Quando parliamo di Giro d’Italia non possiamo che essere fieri e orgogliosi di quanto, in più di un secolo di storia si sia raccontato sulla corsa ciclistica, con il Tour de France, più famosa al mondo. La maglia rosa, così come la maglia gialla, sono la rappresentazione della fatica e del successo di tantissimi corridori che, nei decenni passati, hanno fatto la storia di questo sport. Gente come Coppi, Pantani, Bartali, Merckxx, Gimondi, Moser, Saronni, Indurain, il vituperato Armstrong fino Ganna e Nibali. Gente che ha lottato sotto la pioggia, con la neve, in salite impensabili e con biciclette certamente meno tecnologiche di quelle attuali.

 

La bellezza del Giro d’Italia è in quei muscoli tirati, nella schiena curva, in quei cappellini di stoffa, le facce sofferenti, le borracce d’acqua e un po’ di cibo raccattato qua e là. Quello che rappresenta il ciclismo, per coloro che non amano il ciclismo, è poco spiegabile. Sappiamo, però, sicuramente, che l’arrivo di tappa, con i corridori sfiancati che sprintano o arrivano in solitaria, è qualcosa di ineguagliabile per coloro che ne sono appassionati. La rivalità tra Coppi e Bartali, ad esempio, ha diviso l’Italia più che la politica, in una lotta senza confini tra gli ammiratori dell’uno e dell’altro.

 

Probabilmente, prima della bellissima impresa sportiva di Nibali, l’ultimo corridore italiano che ha regalato, a questo sport, quell’epicità che entra nel mito, è stato Marco Pantani, l’ultimo in grado di vincere, nello stesso anno Giro e Tour. La sua sfortunata parabola sportiva, minata dalle accuse di doping e da un suicidio che è avvolto ancora nel mistero, non hanno, però, scalfito il suo mito sportivo che, ancora oggi, è molto presente nei fan del ciclismo italiano.

 

Quello che possiamo dire, però, superato lo scandalo delle vittorie dopate di Lance Armstrong, è che il ciclismo, negli ultimi anni, ha sfornato grandissimi talenti e che ci sono corridori, come lo stesso Pogacar che, nel giro di qualche anno, hanno trasformato questo sport in qualcosa di ancor più atletico e professionale, rendendo le gare ancor più spettacolari. Ovvio, ai più nostalgici mancherà sempre un po’ quella fatica raccontata così bene anche da Paolo Conte che lo descrive così “quel naso triste come una salita quegli occhi allegri da italiano in gita”. Insomma, il ciclismo di un tempo è passato, spazzato via dalla tecnologia, dalla preparazione e da tutto il resto ma c’è ancora una parte di pubblico che vuole il sudore, che cerca, in quelle salite, il riscatto di una vita intera di fatica e di dolore. Quei muscoli contratti, per tanti anni, sono stati più belli di un quadro, di un ballo, di una splendida rappresentazione artistica. E ora? Aspettiamo di capire se Pogacar saprà regalarci momenti di gloria in terra di Francia.