TERAMO – È stato un edema polmonare acuto causato da probabili scompensi cardiaci a provocare la morte di Vincenzo Fabiano, il detenuto 35enne pescarese rinchiuso nel carcere di Castrogno e morto martedì pomeriggio nella sua cella.
A stabilirlo è stata l’autopsia eseguita ieri mattina dall’anatomopatologo Gina Quaglione che nelle prossime ore rimetterà un primo rapporto sul tavolo del pm Stefano Giovagnoni, che sul caso ha aperto un’inchiesta.
Secondo i familiari dell’uomo le precarie condizioni del giovane, che sarebbero state attestate da numerosi certificati, imponevano da tempo il ricovero in una struttura sanitaria ed erano incompatibili con il regime carcerario.
I funerali si svolgeranno oggi, 5 aprile, alle 16.15, presso la Chiesa di Madonna del Fuoco di Pescara.
È stata la famiglia rendere pubblici mettendoli a disposizione dei Radicali, intervenuti sulla questione, alcuni documenti dell’Inps in cui si parla delle gravi condizioni di salute dell’uomo “affetto da epilessia in terapia farmacologica, epatite cronica, sindrome ansiosa depressiva”.
Alessio Di Carlo, dei Radicali abruzzesi, auspica “un immediato intervento dell’autorità giudiziaria per far luce su una morte che, alla luce dei documenti, non può più essere considerata una tragica fatalità”.
“Che Fabiano fosse gravemente malato – ha detto Di Carlo – era ben noto visto che, ai tempi della detenzione presso il carcere pescarese di San Donato, spesso si era dovuto far ricorso a ricoveri e a trasfusioni di sangue”.
Vincenzo Fabiano, 35 anni, di Pescara, in carcere per reati legati allo spaccio, tramite i suoi legali aveva già fatto presente che le sue condizioni di salute non erano compatibili con il regime carcerario.
A trovarlo privo di vita erano stati i compagni di cella e la polizia penitenziaria, subito intervenuta, non aveva potuto far nulla per salvarlo. Per la metà di aprile era fissata un’udienza davanti al tribunale di sorveglianza che avrebbe dovuto valutare una perizia già effettuata sulle sue condizioni psicofisiche e decidere se scarcerarlo o meno.






