L’AQUILA – “Davanti  all’avvento sempre più insidioso delle fake news, il giornalismo assume il decisivo ruolo di contrastare l’informazione distorta, di tenere la barra dritta sulla veridicità della notizia, di raccontare quello che realmente accade. Il riconoscimento di affidabilità, per La Nuova Sardegna, da parte di una agenzia internazionale, ci riempie di orgoglio, e non fa che confermare la linea rigorosa adottata da tutte le testate del gruppo Sae”.

È una nuova medaglia sul petto del 57enne manager aquilano Alberto Leonardis, l’importante riconoscimento per il sito web della Nuova Sardegna, che anche nel 2022 è stata inserita dall’agenzia no profit americana Newsguardtech.com, nella lista dei 10 siti di informazione più affidabili nel panorama editoriale del web in Italia.

La Nuova Sardegna, diretta da Antonio De Rosa e per la parte web affidata a Federico Spano, è solo una delle testate del gruppo editoriale con sede a Piombino in Toscana, creata a maggio 2020 dal vulcanico manager aquilano, che dà lavoro oggi a ben 150 giornalisti con contratto articolo 1,  per una struttura complessiva di 260 unità, a cui si aggiungono collaboratori esterni e consulenti.  Realtà che solo dopo due anni macina 50 milioni di euro di fatturato, e che annovera nella sua scuderia, oltre a La Nuova Sardegna, la Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio, La Nuova Ferrara,  la Gazzetta di Carpi e Il Tirreno. Tutte testate cedute dal gruppo Gedi, di cui è presidente John Elkann.

Nella lunga intervista ad Abruzzoweb, Leonardis traccia gli sviluppi di un ambiziosissimo progetto volto a creare un network di testate locali, un centro di produzione di contenuti e sviluppo format tv, sul modello del colosso americano Netflix, con l’obiettivo intanto di arrivare raddoppiare il fatturato entro un anno, investendo ulteriormente su agenzie di comunicazione, affidate all’abruzzese Donato Iacovone, presidente del consiglio di amministrazione di Webuild, colosso dell’edilizia, in un portale sportivo e in uno dedicato alle donne.

Leonardis, allargando lo sguardo, ritiene giusto il “diritto all’oblio” e il dare  seguito alle richieste  di cancellazione dei propri dati personali, da parte di chi non vuole essere  più ricordato per fatti che in passato furono oggetto di cronaca, in particolare giudiziaria. “Non è giusto che per degli errori commessi nel passato, una persona venga marchiata a vita”, commenta, e per quanto riguarda le intercettazioni raccolte nelle inchieste giudiziarie ritiene “inopportuno pubblicare quelle che riguardano vicende private e personali”.

Leonardis è figlio di Giovanni, indimenticato primario anestesista aquilano, e dopo prestigiosi incarichi sia nel pubblico sia nel privato, ha fatto il suo ingresso nel mondo dell’editoria nel 2016, con l’acquisto dal gruppo L’Espresso, del quotidiano abruzzese Il Centro, in società con Cristiano Artoni, distributore del giornale, che ha poi ceduto il suo pacchetto azionario ai suoi due compagni di cordata, il costruttore aquilano Luigi Palmerini e l’imprenditore re delle cliniche private Luigi Pierangeli, titolare della tv privata Rete 8. Nel 2018 però Leonardis è uscito dalla società. Tra le sue azioni più importanti in Abruzzo l’aver promosso l’arrivo nel Tecnopolo d’Abruzzo dell’Aquila, della multinazionale cinese Zte, operante nel settore strategico del 5g.  Leonardis è entrato anche nel consiglio generale della Fieg, la Federazione italiana editori giornali.

Allora, Alberto Leonardis, cosa si prova ad essere considerati, con una delle vostre testate locali, un modello di informazione credibile, al fianco di testate nazionali come Open, Sole 24ore, Tpi e Internazionale?

Una bella soddisfazione, non c’è dubbio, siamo stati sempre estremamente attenti alla credibilità e veridicità delle notizie. E il risultato non è casuale: dietro c’è un importante lavoro, al fianco dei professionisti di alto livello chiamati a dirigere le nostre testate, e dei nostri giornalisti, che facciamo di tutto per valorizzare,  sia nel cartaceo che nell’on line.

Interessante anche la seconda parte della classifica, dove invece Newsguardtech.com  almanacca le testate ritenute inaffidabili, e latrici di fake news, di notizie non verificate, in particolare relative alla pandemia del covid-19, dei vaccini e dell’invasione russa dell’Ucraina… 

Il ruolo del giornalismo consiste oggi sempre di più nel contrastare le informazioni distorte, figlie del pregiudizio, delle visioni ideologiche, e dalla intenzione di avvelenare l’opinione pubblica, di fare del male. Rispetto a tutto ciò il nostro gruppo si pone in termini di forte e inflessibile opposizione. Siamo un gruppo editoriale puro, non abbiamo altri interessi rispetto alla nostra attività editoriale, e dunque il nostro core business è la credibilità, l’affidabilità e la serietà, da garantire quotidianamente ai nostri lettori.

Qual è lo stato dell’arte del suo ambizioso progetto, e quali le prospettive future?

Quest’anno traguarderemo l’obiettivo dei 50 milioni di euro di fatturato, che è già un risultato molto importante. L’obiettivo è quello di arrivare a 100 milioni di euro nel 2023, per affermarci così tra i primi gruppi italiani di editoria locale e non solo. Per riuscirci ci stiamo ulteriormente muovendo sul fronte di nuove iniziative: abbiamo ad esempio acquistato un portale giornalistico che si occupa di donne, e riferiremo in proposito, in modo ufficiale, nei prossimi giorni. Abbiamo già sottoscritto un accordo con una società di big data, operante nell’ambito calcistico,  che garantirà informazioni di dettaglio sui campionati, le squadre, i singoli giocatori e con una grandissima mole di materiale video. Stiamo acquisendo infine società di comunicazione integrata molto importanti. In questa fase non posso però aggiungere altro, né fare nomi, essendo il processo ancora in corso. Abbiamo poi portato nel nostro gruppo personaggi di primo piano che si occuperanno dello sviluppo dei nuovi progetti, e qui un nome lo posso invece fare: Donato Iacovone, presidente del consiglio di amministrazione di Webuild, colosso dell’edilizia e delle infrastrutture, precedentemente Salini Impregilo, un abruzzese di Giulianova, e questo mi fa ulteriormente piacere, che si occuperà in particolare dello sviluppo delle società di comunicazione integrata”.

Non sarà del resto il primo abruzzese che lei ha chiamato ad affiancarlo in questa avventura…

Certo, aquilani sono Giulio Fascetti, direttore generale della Sae, e l’avvocato Marco Racano, a capo del settore legale; il nostro direttore finanziario, Massimo Priolini, è di Pescara, Gianni Giovannetti, che si occupa dell’area editoriale libri è di Sulmona. Tutti ottimi professionisti, prima ancora che conterranei.

Allarghiamo lo sguardo, e parliamo di diritto di oblio: richiederlo ad una testata è una richiesta opportuna? Non si rischia così di limitare il diritto di cronaca, la completezza dell’informazione?

Su questo aspetto abbiamo messo su una apposita struttura, diretta dall’avvocato Racano, che si occupa proprio di monitorare ed eliminare la notizia, a seguito di una segnalazione, e dopo un certo periodo di tempo. La mia personale opinione, come pure la linea editoriale che perseguiamo, è che non è giusto che per degli errori commessi nel passato, una persona venga marchiata a vita.

Aleggia l’ipotesi, di dare una stretta alla possibilità di pubblicare i contenuti delle intercettazioni delle inchieste giudiziarie. Qual è il suo punto di vista?

Il diritto di cronaca va difeso in ogni modo, è la base dell’informazione libera, è centrale per una editoria che funzioni. È chiaro però che sulle intercettazioni è lecito porre un limite, quando riguardano vicende personali e private, che nulla aggiungono o tolgono al fatto giudiziario. Del resto, pubblicare questi contenuti ne medio-lungo termine non fanno neanche vendere più copie, fanno anzi perdere di credibilità”.

Qual è il futuro della carta stampata?

Come ho avuto modo di dire in occasione di recenti convegni, non condivido la previsione secondo cui la carta stampata non abbia un futuro, e che subisca oramai una irreversibile discesa. Certo, inevitabile sarà un suo ridimensionamento a favore dell’on line, ma non scomparirà. Rimarrà infatti una fascia di popolazione, e non solo quella più anziana, ma anche di giovani, che apprezza e preferisce il giornale cartaceo.

Ha senso la teoria secondo la quale il cartaceo debba dedicarsi all’approfondimento del giorno dopo,  mentre l’on line alla cronaca, in tempo reale?

È una distinzione che non mi convince: anche il cartaceo deve raccontare tutto quello che accade, ma con un linguaggio diverso, perché i target sono diversi. A Sassari a questo proposito stiamo partendo con un progetto di formazione per insegnare a scrivere sulle testate on-line, che necessitano infatti di metodi e approcci diversi rispetto al cartaceo.