L’AQUILA, 2 GIUGNO – Investigazione, informazione, terremoto. Questi i tre temi su cui si muove quest’anno l’iniziativa “Investigazion Days”, serie di eventi organizzata dal corso di laurea di Scienze dell’investigazione dell’Ateneo del capoluogo.

Ieri si è svolto il seminario “La comunicazione dell’emergenza”, cui hanno partecipato giornalisti aquilani che lavorano in testate nazionali. Nell’incontro si è esaminato come le notizie sul sisma del 6 aprile 2009 sono passate tra le testate locali e quelle nazionali. Alla fine è emersa una certa difficoltà nel far capire al di fuori del territorio l’entità esatta di quello che è accaduto e sta accadendo in Abruzzo.

“Abbiamo invitato – spiega Angelo De Nicola, giornalista del Messaggero e moderatore dell’evento – una serie di “aquilani all’estero”, cronisti di redazioni nazionali che hanno avuto il vantaggio sui colleghi di una serenità maggiore, pur nella tragedia, nel rendersi conto di cosa succedeva. Da Bruno Vespa in giù, la pattuglia è abbastanza folta; ieri c’erano Giancarlo Graziosi dell’Ansa, Miska Ruggeri di Libero, Alessandro De Angelis del Riformista e Paolo Pacitti della Rai. La difficoltà di comunicazione è il tema più importante che è emerso: noi giornalisti dobbiamo ammettere di non essere riusciti a far capire fuori l’esatta portata di quello che è capitato; va registrata, però, un’oggettiva difficoltà a risalire la china di un’informazione nazionale che alcuni dicono essere di regime, ma che, soprattutto, afferma sempre che all’Aquila va tutto bene!”.

Graziosi è voluto partire da una premessa che, ha specificato, “non è né politica, né di sinistra: il terremoto dell’Aquila è stato più che altro il terremoto di Berlusconi, nel bene e nel male. La forza di quest’anomalia del nostro Paese – ha aggiunto – ha avuto un peso decisivo su tutti gli aspetti dell’emergenza: sullo scetticismo riguardo alla “new town”, sulla protesta del popolo delle carriole e, inevitabilmente, anche sull’informazione, visto che oltre che imprenditore e politico Berlusconi è anche proprietario di strumenti d’informazione importanti”. Secondo il giornalista dell’Ansa, il ruolo storico di “cani da guardia del potere” della stampa a questo punto va delegato alle testate locali. “È inevitabile – ha concluso – Visto che parliamo di investigazione, spetterà proprio ai cittadini e alle testate locali fare le indagini sul futuro della città, sulla ricostruzione, sul piano regolatore, tanto per fare esempi, perché per la stampa nazionale è più difficile. E speriamo che siano i giovani a portare avanti e a prendere in mano il capoluogo”.

De Angelis ha denunciato la “mancanza di un’operazione verità su quanto successo”, riepilogando a mo’ di esempio una serie di domande a oggi rimaste senza risposta mediatica, oltre che giudiziaria: “Perché – ha elencato il giornalista del Riformista – anche all’Aquila mito del mattone si è congiunto con quello delle mani libere da regole; o perché la direzione dei lavori di un ospedale la cui costruzione è durata trent’anni ha forse risposto più alle ditte succedutesi nel valzer degli appalti che al committente; o perché a Pettino si è costruito su una faglia sismica; o perché tutti sapevano che la casa dello studente poteva essere una tomba e nessuno parlava. O perché il rapporto di Franco Barberi capo della protezione civile alla fine degli anni ’90 sia rimasto lettera morta, come ha denunciato Riccardo Iacona”.

Gli “Investigation Days” si concluderanno il prossimo 14 giugno, dalle 10 presso l’auditorium della Scuola della Guardia di finanza a Coppito, con un evento sul tema “Istituzioni, comunicazione, emergenza”.

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