PESCARA – Il 25 settembre scorso, una donna di 41 anni, residente a Isola del Gran Sasso, è stata trovata morta nella propria autovettura ad Alba Adriatica, con al fianco una siringa e un laccio emostatico. Il 27 agosto, in un appartamento di via Morrone, è stato rinvenuto il cadavere di un ragazzo di 36 anni. E il 12 agosto, quello di un uomo di 45 anni, nel suo bagno.
Sono solo le ultime tre vittime di overdose in Abruzzo, stroncate da una dose “tagliata” male, o in una quantità e potenza che il loro già provato fisico non poteva più sopportare. Tre delle otto vite già portate via dall’eroina dal 1 gennaio ad oggi. Erano state 10 nel 2017, 13 nel 2018. Il rischio è dunque che nel 2019 il trend in aumento si consolidi ulteriormente.
Questi numeri si possono verificare con facilità sulla mappa interattiva del sito geoverdose.it. E non fanno che confermare quanto viene scritto a chiare lettere nella Relazione annuale della direzione centrale per i Servizi antidroga, della Polizia di Stato, documento riassuntivo delle attività e dei risultati ottenuti dal nostro Paese nella lotta al traffico illecito delle sostanze stupefacenti.
In uno dei passaggi salienti si osserva infatti “che crescono in tutte le regioni, invertendo un trend decennale, le morti per overdose complice verosimilmente l’accennata impennata nei consumi di eroina”.
A confermarlo anche l’incremento del 27 per cento dal 2017, dei volumi sequestrati di eroina, è il più alto dal 1985 ad oggi.
“Nel 2018, le morti per eroina – si legge in un passaggio del rapporto -, segnano un aumento del 12,8% rispetto all’anno precedente, e raggiungono infatti quota 334, con un incremento pari a 38 unità. Dal 1973, anno in cui hanno avuto inizio le rilevazioni in Italia sugli esiti luttuosi per abuso di droga, sono complessivamente 25.405 i morti causati dal consumo di stupefacenti.
Focalizzando l’attenzione sull’Abruzzo, delle 31 morti di overdose dal 1 gennaio 2017 al 31 dicembre 2018, 7 si sono verificate a Pescara, 6 a L’Aquila, 4 a Montesilvano, 3 a Giulianova, 3 ad Alba Adriatica, 1 ad Avezzano, a San Vincenzo Valle Roveto, Casalbordino, San Salvo, Roseto, Orsogna, Guardiagrele e Collecorvino.
Nel rapporto sono poi contenuti numeri e raffronti utili a ad avere un quadro sull’indice dei consumi di droga in Abruzzo, anche in raffronto alle altre regioni italiane.
A proposito della retorica dell’Abruzzo “isola felice”, immune dalla presenza della criminalità organizzata, nel rapporto si legge che “la complessità del ciclo di gestione del traffico di droga, deve necessariamente far capo a più soggetti stabilmente organizzati che, nella maggior parte dei casi, risultano affiliati o comunque contigui a organizzazioni criminali, anche di tipo mafioso”
Il Lazio, nel 2018, con un totale di 4.317 operazioni anti droga, emerge come valore assoluto rispetto alle altre regioni, seguita dalla Lombardia (4.098), dalla Campania (1.966), dalla Sicilia (1.963), dalla Puglia (1.777) e dall’Emilia Romagna (1.729).
I valori più bassi sono stati registrati in Molise (152) e in Valle d’Aosta (28).
In Abruzzo nel 2018, sono state effettuate 562 operazioni antidroga, con un incremento del 3,31% rispetto all’anno precedente, corrispondenti al 2,20% del totale nazionale.
In provincia di Pescara è stato registrato il 40% delle operazioni antidroga svolte sul territorio regionale, il 24,73% a Teramo, il 18,15% all’Aquila e il 17,08% a Chieti.
Ad essere sequestrati 10,1 chili di eroina, 10,7 di cocaina, 68,88 hashish, 160,7 marjuana e ancora 445 piante di cannabis e 375 dosi e compresse di droghe sintetiche.
Sempre in Abruzzo, nel 2018 sono state denunciate all’autorità giudiziaria, per reati sugli stupefacenti, complessivamente 769 persone, delle quali 495 in stato di arresto, con un aumento dell’11,1% rispetto all’anno precedente.
Nell’ultimo decennio, i valori più consistenti sono stati osservati nel 2009, con 1.113 persone denunciate, e nel 2011, con 1.079 I dati più bassi nel 2016, con 684, e nel 2017, con 692.
Gli stranieri coinvolti nel narcotraffico nel 2018 sono stati 258, e le nazionalità prevalenti sono quelle albanese, marocchina, nigeriana, gambiana e senegalese.
I minori denunciati all’autorità Giudiziaria per reati sugli stupefacenti sono stati 35, dei quali 17 in stato di arresto, con un incremento del 94,4% rispetto all’anno precedente.
Di questi 3 sono di nazionalità straniera, in particolare marocchina, greca e albanese.
Ampiamente documentato dalle indagini, si legge infine nel rapporto, è che “il contrasto ai traffici transnazionali di sostanze stupefacenti verso il territorio nazionale coincide, nella maggior parte dei casi, con la manovra di contrasto alle organizzazioni di tipo mafioso autoctone e, più recentemente, straniere, prescindendo dalla localizzazione territoriale delle stesse. Per questi sodalizi criminali, come più volte ricordato, il traffico delle sostanze stupefacenti resta ‘il principale moltiplicatore di ricchezza’, tenuto conto che i suoi utili sono di gran lunga i più rilevanti fra quelli generati da qualsiasi altra attività umana, sia lecita che illecita”.






