L’AQUILA – Nella politica 2.0, quella vissuta comodamente da casa con le maratone in tv e gli status di Facebook, gli eventi di piazza sono talmente rari e poco partecipati che i “pienoni” nei comizi alla vecchia maniera sono una vera e propria “moneta” da accumulare e spendersi con i livelli nazionali.

Questo visto anche che in corso ci sono una campagna elettorale a breve termine, quella per il referendum costituzionale del 4 dicembre, e già se ne tratteggiano altre a medio-lungo periodo, per le Comunali 2017 e, soprattutto, le Politiche 2018.

Chi ha “incassato” moltissimo in termini di popolarità assicurata dalle folle, negli ultimi giorni in Abruzzo, è l’assessore regionale Andrea Gerosolimo, cresciuto nel centrodestra e poi nel 2014, dopo aver fiutato l’aria giusta, riconvertito alla causa di Luciano D’Alfonso, tanto da mollare anche l’appoggio alla Provincia aquilana di centrodestra e convincere la moglie, Marianna Scoccia, a fare altrettanto, lasciando quella Giunta.

Gerosolimo ha un chiodo fisso, quello di scalare la carriera politica, legittima ambizione che non si è esaurita certo con la conquista di uno scranno nella Giunta regionale, e ora punta dritto alla conquista di un seggio parlamentare: una corsa che, però, potrebbe finire per confliggere con quella, altrettanto ambiziosa, dello stesso D’Alfonso, per il quale, peraltro, la Camera dei deputati è solo un altro trampolino per diventare il primo abruzzese ministro dopo oltre vent’anni.

E l’elettricità è già nell’aria: non è un caso che Gerosolimo, dopo aver guidato la prima fronda nell’estate 2015 che lo ha fatto diventare assessore, ora sia tra i ribelli (con il collega dem di Giunta Donato Di Matteo e l’altro consigliere di Abruzzo civico Mario Olivieri) che stanno facendo ballare la maggioranza in Consiglio regionale e anche la poltrona del presidente Giuseppe Di Pangrazio; D’Alfonso per ora se lo coccola, portandolo anche a eventi romani e tendendo congelato lo status quo, in attesa di rimandare la resa dei conti a dopo il referendum.

Comunque se D’Alfonso va di corsa e ottiene risultati, come testimoniato dalla quarta visita abruzzese in pochi mesi del premier, Matteo Renzi, e stavolta una lunga giornata con bagno di folla nella “sua” Pescara dopo le prime tre tappe all’Aquila, testimonianza di un rapporto passato da burrascoso a idilliaco, Gerosolimo non scherza, e venerdì è uscito da vincitore nell’altrettanto lunga giornata in regione del ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio, tra l’altro proprio quello a cui il governatore vorrebbe succedere, ironia della sorte.

Il confronto tra numeri è impietoso. All’Aquila il ministro Delrio è stato ospitato nella sala conferenze dell’Associazione costruttori (Ance) provinciale, piena sì all’inverosimile, ma che contiene 150 posti, arrivando al 200 con le tante persone in piedi o sedute sulle scale.

Qualche ora prima, alla corte di Gerosolimo, assieme a 35 sindaci del territorio con fascia tricolore, erano stati invece in ben 1.000 a sentire le considerazioni del ministro nella sala del Cinema Pacifico, che gli esperti di cose peligne hanno ammesso fosse affollata come non si vedeva da tempo. Erano 800 stipati all’interno, e un paio d’altre centinaia di curiosi nelle immediate vicinanze.

E dato che Gerosolimo, dopo aver maramaldeggiato alle elezioni di Sulmona facendo eleggere la “sua” candidata Annamaria Casini, ha mostrato di avere ambizioni anche sulla Marsica, dove si voterà il prossimo anno, a preoccuparsi nella “guerra dei numeri” potrebbe essere anche la dinastia Di Pangrazio, Gianni, sindaco uscente e ricandabile, e il già citato Giuseppe, presidente del Consiglio guarda caso sotto la spada di Damocle della mozione di sfiducia in arrivo.

Delrio non ha funto da “cartina di tornasole” della popolarità anche in Marsica, che non ha visitato, ma per coincidenza ieri ad Avezzano è giunto un altro pezzo da 90 del governo Renzi, il sottosegretario di palazzo Chigi Claudio De Vincenti, braccio destro del premier, per un incontro alla sala “Picchi” del palazzo Arssa sui fondi comunitari e le strategie di sviluppo per il Sud. Anche qui non più di 200 spettatori.

È chiaro che il giochetto non è così facile: i rapporti non sono uno a cinque come direbbero le cifre di questi giorni e, quando ci saranno gli eventi che contano, tanto all’Aquila quanto ad Avezzano le macchine organizzative mobiliteranno persone eccome.

Ma come si diceva in principio oggi i pienoni sono “moneta politica” e in questo round il “portafogli” gonfio se l’è guadagnato Gerosolimo.