L’AQUILA – Potrebbe volerci un sacco di tempo per rivedere in funzione la funivia del Gran Sasso. È quanto emerge nel corso di una conferenza stampa cui partecipano il direttore degli impianti, Marco Cordeschi, e il presidente del Centro turistico del Gran Sasso (Ctgsi), Vittorio Miconi, per spiegare il rinvio della cerimonia di apertura prevista per oggi. Per Corrado Ruggeri, Mpa, “l’impianto riaprirà dopo la befana”, mentre Ugl e Idv chiedono le dimissioni di Miconi.
Sulla pagina facebook del Ctgs è stato scritto un messaggio secondo il quale dopo il 3 gennaio si potrà conoscere la data della riapertura
“La funivia – ha spiegato Cordeschi – si è bloccata per via di un problema al riduttore, componente del motore; un problema imprevisto sorto durante la fase del collaudo. Bisogna aprire il riduttore e valutare l’entità danno per capire se bisognerà sostituirlo o ripararlo. Con la sostituzione, ci vorrebbero tempi lunghi”.
Questo nuovo rinvio ha mandato su tutte le furie alcuni albergatori della zona, che avevano venduto pacchetti turistici contando sull’apertura della funivia e ora rischiano di ritrovarsi con un pugno di mosche e clienti inferociti.
La situazione ha avuto strascichi anche politici: il segretario regionale dell’Ugl, Piero Peretti, e il coordinatore aquilano dell’Idv, Lelio De Santis, hanno chiesto entrambi le dimissioni di Miconi.
IL GUASTO: CON LA SOSTITUZIONE, TEMPI BIBLICI
“Tutto dipende dall’entità del problema tecnico – ha aggiunto Cordeschi – se sarà possibile riparare in loco il riduttore è pensabile che la riapertura avvenga nel giro di qualche giorno. Se, invece, sarà necessario sostituire il pezzo allora inevitabilmente i tempi si allungheranno. Il componente non è di facile reperibilità sul mercato, poi in questi giorni le aziende non sono chiuse e una volta ricevuto il pezzo questo dovrà essere montato. Insomma occorre tempo per garantire un lavoro ben fatto e la massima sicurezza degli impianti. In giornata apriremo la cassa che contiene il riduttore e capiremo cosa è successo”.
Una beffa se si pensa che questa parte della funivia sarebbe stata sostituita a maggio con la seconda tranche di lavori per l’ammodernamento dell’impianto, grazie al quale sarebbe stata sostituita: la prima parte delle opere, infatti, sono state incentrate sulla messa in sicurezza della funivia, mentre da maggio si sarebbe partiti con i lavori di ammodernamento che prevedono, tra le altre cose, l’impianto di due motori e di due riduttori, proprio per far fronte ad un’emergenza simile a quella di questi giorni.
Cordeschi ha poi spiegato che non è possibile fare altre previsioni se non si conosce l’entità del danno. “Sicuramente la perdita d’esercizio dell’azienda per il mancato funzionamento della funivia è maggiore di quella che ci sarebbe per l’eventuale sostituzione del pezzo, il cui costo è di qualche decina di migliaia di euro”.
Per Miconi c’è stata una “doppia sfortuna: la manutenzione ventennale caduta nell’anno del terremoto. Oltre gli albergatori – ha sottolineato – per questo incidente soffrirà anche l’azienda, che ha 40 dipendenti”.
“Il Centro turistico – ha aggiunto – non è un carrozzone. I lavori sono iniziati il 18 ottobre e sono finiti il 18 dicembre. È stato fatto il massimo, io sono sereno: abbiamo fatto 1.300 abbonamenti, il problema è di natura tecnica. Oggi ero sicuro che ci sarebbe stato salto di qualità”.
“Noi – ha chiosato Miconi – comunque non molleremo perchè dal settembre del 2009 stiamo facendo il massimo per amore di quest’azienda, di questa città e di questa montagna che rappresenta il futuro di questo territorio. Non a caso la protezione civile ha concesso il contributo per revisione dell’impianto: Guido Bertolaso ha capito da subito l’importanza del Gran Sasso per la ripresa”.
SECONDO RINVIO PER L’APERTURA
È più grave del previsto il problema tecnico riscontrato dai tecnici Ustif (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi, un organo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) sulla funivia del Gran Sasso che ha fatto saltare la cerimonia di riapertura dell’impianto prevista per quest’oggi e a cui avrebbero dovuto prendere parte il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.
Un giunto mal funzionante al motore di riserva ha costretto Comune e Centro turistico del Gran Sasso a rinviare l’apertura ufficiale della stagione sciistica a Campo Imperatore e a nulla sono valsi gli sforzi dei tecnici che per tutta la notte hanno lavorato per cercare di risolvere il guasto.
Niente da fare, la funivia riaprirà a data da destinarsi.
Per la seconda volta l’annunciata riapertura dell’impianto: durante la presentazione del consorzio Skipass dei parchi, che riunisce le stazioni di Campo Imperatore, Campo Felice, Ovindoli e le Grotte di stiffe, venne fissata la data al 23 dicembre, per la soddisfazione del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che senza mezzi termini parlò di “miracolo” e del presidente del Centro turistico del Gran Sasso, Vittorio Miconi, bombardato da critiche da alcuni operatori turistici per il rischio di veder sfumate prenotazioni e presenze nel periodo più ‘caldo’ del turismo invernale, ovvero quello delle vacanze natalizie.
Il rinvio al 29 dicembre si disse che fu reso necessario per consentire ai tecnici Ustif di ultimare i controlli che si sarebbero fermati in concomitanza della vigilia e del giorno di natale. Ieri l’amara sorpresa di un problema imprevisto che ha scombinato i piani di tutti, ovvero albergatori, Comune e Ctgs. Immediate le razioni, specie sul web dove la notizia è circolata in maniera rapida grazie al tam tam di chat e social network.
Sulla pagina facebook dell’associazione ‘Gran Sasso 360’, che riunisce alcuni operatori di Campo Imperatore e Fonte Cerreto, sono numerosi i messaggi di dissenso e rabbia per la mancata riapertura della funivia.
“Si gioca incoscientemente con chi investe soldi, sacrifici e passione sul Gran Sasso. Le perdite sono gravissime. Qualcuno dovrà risponderne, Anche perché molte cose non tornano su come sono stati raccontati i fatti dagli imputati di questa tragedia”, recita un post, cui ne segue un altro in cui è scritto: “Il 14 dicembre, alla presentazione del fantomatico Skipass dei parchi questi “signori” annunciavano l’apertura per il 23 dicembre. C’è un piccolo dettaglio: il 21 dicembre al ministero (Ustif) non era ancora giunta richiesta formale per il collaudo !!!!!!!! Menzognaaa E gli operatori su quella promessa hanno speso..”.
Nell’ultimo (almeno in ordine cronologico, il primo scendendo dall’alto verso il basso della pagina) è scritto:
“3.500.000” e nel commento ne viene spiegato il significato: “I fondi necessari alla manutenzione della Funivia del Gran Sasso si sono ottenuti solo ed Esclusivamente a causa della tragedia che abbiamo subito il 6 aprile 2009. Quei soldi non sono come tutti gli altri. Hanno un valore ed una dignità superiore. Questo spreco si sta macchiando ad un livello insostenibile perchè non considera la Causa, perchè non rispetta la tragedia. 7 mesi per fare il bando (caos) e ora contiamo le ore. E’ uno scempio ed è blasfemo perchè fatto con leggerezza. Gli interessi sembrerebbero altri”.
Per chi non lo ricordasse lo scorso anno il Dipartimento di Protezione civile stanziò la cifra di 3,5 milioni di euro per le opere di manutenzione ventennale e adeguamento ai nuovi standard di sicurezza della funivia del Gran Sasso. I problemi legati all’emergenza post terremoto consentirono di guadagnare un anno di deroga per i lavori che, in maniera tassativa, si sarebbero dovuti fare nel 2010, come in effetti è stato.
Un contenzioso legale amministrativo con una prima ditta (Cerretti e Tanfani) che aveva vinto l’appalto e alla quale è stato revocato a favore di una seconda azienda (la Agudio) e la delicatezza delle opere necessarie per garantire la massima sicurezza degli utenti hanno rallentato l’iter burocratico per l’avvio dei lavori. (g.a.)
DE SANTIS, IDV: “SITUAZIONE INCREDIBILE, MICONI DOVREBBE DIMETTERSI”
L’AQUILA – ” È incredibile quello che succede a L’Aquila per la riapertura della funivia di Fonte Cerreto, dopo 8 mesi di blocco che ha penalizzato il turismo aquilano ed ha impedito la fruizione del Gran Sasso, unica vera risorsa del territorio, soprattutto ora che la città è disastrata”. Lo dichiara il coordinatore comunale dell’Aquila dell’Idv, Lelio De Santis.
“Quando il nastro era pronto per essere tagliato da Letta e Bertolaso, ci si è accorti che un pezzo del motore si era sgranato e che l’impianto non poteva più essere collaudato. E così, senza dare conto dei ritardi e delle lungaggini burocratiche ingiustificate, ma anche senza chiedere scusa agli aquilani, agli esercenti, agli operatori turistici agli amanti della montagna, il Centro Turistico informa con una fredda nota: la funivia non è ancora a posto, tornate a casa”.
“In una condizione normale di responsabilità democratica e di rispetto istituzionale, ci sarebbero già state le dimissioni del Presidente e del Direttore dell’Azienda che ha la gestione e la cura dell’impianto del Gran Sasso”.
“Gli Aquilani sono pazienti e sopportano tutto, anche le inefficienze della pubblica amministrazione e, quindi, non protestano, ma poi non possiamo lamentarci se il turismo estivo ed invernale nostrano, nonostante le grandi potenzialità del territorio, sul piano dell’organizzzione e dei servizi è a livello di terzo mondo”.
“In questoi caso, la responsabilità ha un nome ed un cognome aquilano, riguarda gli amministratori di un’azienda, nominati dal Sindaco di questa città : gli uni e l’altro debbono sapere, al di là delle specifiche responsabilità, che inconvenienti di questo genere non sono tollerabili e non giovano alla rinascita di un territorio”.
PERETTI, UGL: “MICONI SI DIMETTA”
“E’ semplicemente imbarazzante commentare quanto accaduto con la mancata riapertura della stagione invernale a Campo Imperatore. Dopo proclami e promesse fatti dal Sindaco e dal Presidente del Ctgs, assistiamo alla “cronaca di una catastrofe annunciata”
A dichiararlo è il segretario regionale dell’Ugl, Piero Peretti, che chiede le dimissionid del presdiente del Centro turistico del Gran Sasso, Vittorio Miconi.
“Sebbene ci fossero a disposizione, da ottobre 2009, 3,5 milioni di euro donati dalla Protezione Civile per la revisione della funivia, la stagione invernale 2010-2011 non può partire. Il Presidente del Ctgs parla di “fatalità” per giustificare la prevedibile “catastrofe”. Il Sindaco, non parla proprio!”.
“In un momento particolare, come il nostro, in cui si dovrebbero sfruttare tutte le opportunità per il rilancio economico del territorio, a causa dell’incapacità dei nostri amministratori assistiamo all’ennesima disfatta.Almeno cento i posti di lavoro persi nei 6 alberghi interessati, per non pensare al danno arrecato alle microstrutture ricettive ed a tutto l’indotto”.
“Chi rimborserà i 215.000 € derivanti da 1300 aquilani che hanno sottoscritto la stagionale al costo di € 165 cadauno con tanto di clausola che esclude qualsiasi rivalsa in caso di mancata apertura?”.
“Per pudore e rispetto nei confronti della città, il Presidente del Ctgs, Vittorio Miconi, deve dimettersi immediatamente ed il Sindaco Massimo Cialente deve fornire chiarimenti pubblici e convincenti”.
RUGGERI: ”MPA, FUNIVIA RIAPRE DOPO LA BEFANA”
L’AQUILA “’Come partito e come Gruppo Consiliare abbiamo sollevato le problematiche del Gran Sasso un’infinità di volte, sia con atti nel Consiglio Comunale che con numerose conferenze stampa, in cui abbiamo chiesto al sindaco, Massimo Cialente, risposte concrete’. Questa era la frase con cui aprivamo un nostro comunicato stampa del 18 agosto scorso. Comunicato con cui chiedevamo al sindaco di dare risposte e non di svicolare come sua abitudine. La nota terminava in questo modo: ‘Speriamo che non si sottragga a questo che è un suo sacrosanto dovere’.
Lo afferma il coordinatore comunale dell’Mpa, Corrado Ruggeri che aggiunge:
“Purtroppo siamo state delle Cassandre. Ci risulta che in una riunione dell’1 dicembre 2010 il Sindaco, nel ricevere l’associazione degli albergatori interessati, alla presenza anche del Presidente del Centro turistico, rimproverava agli stessi che la loro protesta danneggiava solo la prevendita degli skipass, dando per certo la data di riapertura degli impianti: 23 dicembre 2010”.
E’ chiaro che il sindaco, come suo solito, mentiva sapendo di mentire, poiché già all’epoca era noto che i collaudi ci sarebbero stati il 27 e 28 dicembre. Ieri l’ennesima figuraccia: il collaudo non veniva effettuato per gravissimi inconvenienti all’impianto; ed i tecnici asseriscono che ci vorranno almeno 10-12 giorni per la loro eliminazione”.
“Il che significa dopo la Befana. Ora non solo gli albergatori e gli operatori economici del settore sono rimasti, come si usa dire all’Aquila, con una mano davanti ed una di dietro. Ma, oltre a questo, cosa raccontano a quei pochi turisti che, credendo alle favole del Sindaco, avevano effettuato la prenotazione? “.
Certo in queste ore il Primo Cittadino, invece di recitare il mea culpa e chiedere scusa alla città intera, starà a spremersi le meningi per trovare a chi scaricare le responsabilità. Si faccia un esame di coscienza e riconosca come unicamente sua la responsabilità sulla circostanza che, dall’erogazione dei soldi dalla Protezione Civile all’affidamento dell’appalto, è trascorso più di un anno e conseguentemente è stata compromessa la stagione invernale”.
“A ciò si aggiunga che il Presidente del Centro turistico è l’unico Presidente di spa riconfermato dal Sindaco Cialente; e per fortuna che aveva promesso e dichiarato che la nomina sarebbe ricaduta sul non plus ultra che la “piazza” metteva a disposizione. La privatizzazione del Gran Sasso a che punto è? La diamo sottobanco ad Italia Turismo senza bando pubblico? Così ricominciamo daccapo? Sono quasi tre anni che il Consiglio Comunale ha deliberato in merito e sono quasi tre anni che l’Amministrazione dorme sonni tranquilli”.






