L’AQUILA – Come può cambiare il fisco per i lavoratori dipendenti e partite iva con la flax tax allo studio del governo di Giorgia Meloni: questo l’argomento dell’intervento del dottore commercialista aquilano Luigi Parravano, che riceviamo e pubblichiamo.

 FLAT TAX E DIPENDENTI PUBBLICI E PARTITE IVE 

E’ al vaglio del governo una flat tax incrementale per i lavoratori dipendenti ed un ampliamento della tassa al 15% per le partite iva.

Se per autonomi e partite Iva si conferma la volontà di elevare la soglia entro cui applicare la tassa unica al 15% dagli attuali 65mila euro a 85mila euro, per la flat tax incrementale ai dipendenti la strada è un po’ più ardua poiché l’ipotesi di applicare ai lavoratori stipendiati una tassazione agevolata al 15% sugli aumenti di reddito misurati rispetto al picco del triennio precedente comporterebbe un esborso importante .

L’obiettivo del Governo, è quello di estendere la flat tax al 15 % a una platea più ampia di partite iva e la strada sembra essere in discesa.

La nuova tassa, infatti, sembra ormai essere una certezza essendoci la volontà del governo di proseguire sull’ampliamento della soglia di ricavi e compensi per l’applicazione del regime forfettario.

La flat tax al 15%, così come pensata a oggi dall’esecutivo , potrebbe interessare le partite Iva fino a 85.000 euro di ricavi superando l’attuale limite dei 65.000 euro.

Sono ancora da capire le tempistiche della misura, con probabilità che il nuovo tetto possa valere per i redditi 2023 e 2024.

Sui lavoratori dipendenti, l’intenzione sarebbe quella di puntare sulla flat tax incrementale, ovvero la tassazione al 15% di una quota dell’incremento di reddito da lavoro subordinato.

Secondo questa nuova misura a essere tassata sarà la variazione di reddito più alta dei tre anni precedenti al reddito dichiarato.

In riferimento alla variazione di reddito tra il 2022 e i tre anni precedenti, quindi, prenderebbe in considerazione i ricavi dichiarati tra il 2019 e il 2021 e se c’è un aumento di reddito, quella parte viene tassata al 15% invece che con l’aliquota marginale Irpef che varia (dal 23%, 25%, 35% o 43%) in base al reddito del lavoratore.

Per esempio se il reddito di un lavoratore per il 2022 è stato di 32.000 euro e negli anni precedenti ha dichiarato redditi per 28.000 euro nel 2021, 31.000 nel 2020 e 26.000 nel 2019, a essere preso in considerazione sarà il 2020 in quanto anno con reddito maggiore rispetto agli altri.

L’extra guadagno, che rispetto al 2022 è di mille euro, dovrà quindi essere tassato e si pagheranno 150 euro invece degli attuali 350.

Premi di produttività verso agevolazioni Più in discesa appare la via di proseguire con il fisco alleggerito sui premi di produttività, che già oggi fino a 3mila euro godono di una tassazione agevolata al 10%.

Due, sarebbero, le soluzioni al vaglio del Governo: dimezzare l’imposizione al 5% oppure confermare il 10%, però applicando il 15% nella parte che supera i 3mila euro.