MARTINSICURO – Aveva subito ben due interventi chirurgici per una sospetta rottura del tendine di Achille della gamba destra, all’ospedale Val Vibrata di Sant’Omero (Teramo), ma nonostante questo, aveva continuato ad accusare dolore e febbre, dopo il terzo intervento l’amara scoperta: all’interno del tessuto c’era un grosso filo rimasto da una delle precedenti operazioni.
Questa l’odissea di una donna 54 enne originaria di Martinsicuro (Teramo), iniziata nel 2015 e conclusa poi in una clinica del Nord Italia, a Cortina (Belluno), dove nell’agosto del 2016 si è sottoposta a un terzo intervento, finalmente risolutivo.
La donna ha deciso di tutelarsi, e il suo avvocato, Ciro Iaconi, ha disposto un’azione legale nei confronti della Asl per avere un risarcimento.
La donna, nel 2015, si era recata presso il pronto soccorso dell’ospedale di Sant’Omero, dove era stata inzialmente sottoposta alla sutura del tendine reciso.
Nei giorni successivi aveva lamentato forti dolori alla gamba, accompagnati anche da uno stato febbrile, dopo un’ecografia alla caviglia furono evidenziati, “diffusi fenomeni reattivo-infiammatori dei tessuti molli superficiali e profondi del comparto postero inferiore di gamba ed in sede periarticolare con estensione al tessuto adiposo del triangolo di Kagher con versamento intrarticolare”.
Siccome le sue condizioni di salute stavano peggiorando, la donna è stata poi sottoposta a un secondo intervento, definito di “courettage” collegato sempre alla situazione critica della ferita.
Da qui altre cure farmacologiche senza alcun esito. La donna decise quindi di rivolgersi all’istituto “Codivilla Putti” di Cortina, dove viene ricoverata nel 2016 e sottoposta al terzo intervento a causa di una infezione diffusa, che ha portato alla scoperta del filo.
L’avvocato Iaconi ritiene responsabile di quanto accaduto alla sua cliente l’ospedale Val Vibrata di Sant’Omero a seguito dell’intervento che a suo giudizio “sarebbe stato eseguito male, oltre all’imperizia mostrata nelle fasi successive”.



