L’AQUILA – Non “take away”, in inglese. Bensì “prendi e vai”, “perché siamo in Italia, suona bene e ci facciamo capire da tutte le persone e di tutte le età, perché dobbiamo essere mai come ora radicati al nostro territorio”.
Il servizio di consegna di colazioni e pranzi, avviato ieri 4 maggio, non è stata una ripartenza, ma il primo giorno di lavoro e la prova del fuoco, per Giordano Equizi, 36enne imprenditore edile e presidente dell’Ance giovani dell’Aquila, e per il suo bar-ristorante Aquerello a L’Aquila.
Servizio ora consentito, dopo due mesi di chiusura totale, dalle nuove norme della fase due dell’emergenza coronavirus, nella speranza che dopo il 17 maggio sia possibile seppur con molte limitazioni, consentire l’apertura alla clientela dei locali.
Non una ripartenza, dicevamo: Equizi il locale di legno color sabbia, lungo la statale 80, subito dopo l’ospedale e l’università, direzione ovest, già molto frequentato ed apprezzato, lo ha preso in gestione a fine febbraio, rilevandolo da una società guidata dagli imprenditori del settore, Adolfo Scimia, Rodolfo Costantini e Maurizio De Luca, quest’ultimo storico proprietario della “Fenice”.
Gestione che avuto fine, nonostante andasse a gonfie vele, dopo una rottura dei rapporti con il proprietario della struttura, il noto imprenditore aquilano Alido Venturi, secondo quanto si è appreso, in particolare, sulla tematica del canone di affitto.
Ma Equizi non ha fatto in tempo nemmeno a fare l’inaugurazione della nuova gestione che è arrivato il “tutti a casa” e la serrata forzata delle attività di somministrazione cibi e bevande, imposta dal Governo a seguito del deflagrare dell’emergenza covid-19.
Scherza però Equizi: “diciamo che i treni vanno presi quando si fermano. Ed oggi siamo finalmente partiti, con il servizio ‘prendi e vai’, e abbiamo consegnato colazioni e pranzi completi, con un’ampia gamma di scelta, tutti preparati con materie prime locali, nel nostro laboratorio, con un menù anche per vegani. Stiamo studiando ora l’opzione aperitivi da asporto: un’offerta molto importante, anche per ricreare una voglia, una piacevole abitudine, ovviamente in massima sicurezza”.
Anche per Equizi, però, il futuro è incerto come quello di tutti i titolari di bar ristoranti e locali aquilani e non: la categoria professionale che più di altre ha subito gli effetti nefasti del lock down, tanto che nel capoluogo si è costituto il comitato “Ristoratori Aq Vs Virus”, che conta circa 137 operatori e il 28 aprile sono state accese per protesta le insegne, per chiedere sostengo concreto da parte delle istituzioni, e sono state simbolicamente consegnate al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, le chiavi delle attività.
“La situazione è critica- conferma Equizi – per di più in questa fase di emergenza L’Aquila vive anche il drammatico stop dei cantieri della ricostruzione post sisma, per la nota vicenda della difficoltà oggettive di ottemperare all’obbligo dei tamponi alle maestranze, che spero a breve sarà risolto con l’accordo con l’istituto zooprofilattico, e la possibilità di effettuare le analisi nel centro prelievi di Collemaggio. Già prima del sisma gli operai erano una voce importante anche per bar ristoranti, ed anche per il servizio d’asporto la loro assenza si sente”.
Ma non è solo questo il punto, spiega Equizi: “occorre riconquistare una quotidianità, una socialità, di cui è fulcro proprio il bar. Il piacere di prendere un caffè insieme, un aperitivo, condividere il tempo, parlare scherzare, conoscersi. La speranza è che i contagi diminuiscano, grazie, ancor prima delle regole imposte, al senso di responsabilità di tutti noi cittadini. E allora, dopo il 17 maggio si potranno riaprire al pubblico anche le nostre attività”.
Una riapertura però con molte limitazioni ed altrettante incognite, conferma l’imprenditore.
“Dovremo distanziare i tavoli, riducendo la capienza e posti a sedere dei nostri locali, non potranno esserci assembramenti al bancone. Le condizioni per ripartire non saranno certo agevoli, ma non vedo alternative. La bella stagione però sarà di aiuto, perché si potrà fruire degli spazi esterni, con la speranza che poi in autunno si possa tornare progressivamente alla normalità”.
Conclude Equizi: “andrà superato un trauma, causato dal prolungato isolamento, dalla fobia del contatto ravvicinato. Ma un’esperienza simile qui a L’Aquila l’abbiamo già vissuta. Dopo il terremoto molti, inizialmente, avevano paura di tornare dentro le case, anche se sicure e ben ricostruite. Anche ora dovremo essere capaci di superare le nostre paure, riappropriandoci, passo dopo passo, dei nostri spazi, della socialità perduta per mesi, della nostra vita”.






