ROMA -Pro Vita & Famiglia onlus esprime la più ferma contrarietà alla decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha disposto l’allontanamento dei tre figli dei coniugi  della “famiglia dei boschi” di Chieti, “colpevole solo di aver scelto di vivere in un casolare in Abruzzo e di proporre ai figli percorsi educativi non convenzionali ma comunque nel solco della responsabilità genitoriale e privi di conseguenze dannose certificate”.

«Siamo di fronte a una lesione gravissima del primato educativo dei genitori. Lo Stato e i servizi sociali devono intervenire soltanto in presenza di abusi, maltrattamenti o trascuratezze accertate, non per punire stili di vita che non rientrano nello “standard” dominante. I figli non appartengono allo Stato, ma alla loro famiglia» dichiara Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia. Per la onlus questo caso è il sintomo di uno strapotere dei servizi sociali e di una deriva statalista che tende a considerare i bambini come oggetto di controllo pubblico.

«Se passa il principio che chiunque esca dai binari di una omologazione “politicamente corretta” può vedersi portare via i figli – aggiunge Coghe – nessuna famiglia è più al sicuro: oggi tocca a chi vive nella natura, domani potrebbe toccare a chi sceglie percorsi educativi non statali, a chi trasmette valori morali o religiosi controcorrente o a chi non si adegua all’ideologia dominante».

“Per questo Pro Vita & Famiglia chiede al Ministro della Giustizia Nordio – con una petizione che in pochi giorni ha superato le 10.000 firme – di fare piena luce sul caso e di intervenire per limitare gli allontanamenti ingiustificati, riequilibrando i poteri dei servizi sociali e garantendo davvero il diritto dei minori a crescere nella propria famiglia, sostenendola invece di smantellarla”.