CITTA’ SANT’ANGELO – C’è un sole fortissimo, fa molto caldo, ma a Villa Cipressi di Città Sant’Angelo (Pescara) l’atmosfera è cupa e luttuosa.

L’odore della polvere da sparo nell’aria a due giorni dall’incidente è ancora abbastanza forte e le campagne rimaste integre dopo l’incendio dell’altro ieri causato dall’esplosione della fabbrica di botti dei fratelli Di Giacomo, sono cosparse di cenere nera, di detriti, pezzi di blocchi di cemento armato.

Sulla vicenda la procura della Repubblica di Pescara ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per disastro colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose.

Nel corso delle operazioni di messa in sicurezza, bonifica e recupero dei corpi, l’unica cosa rinvenuta intatta è una statua di Santa Barbara, protettrice dei vigili del fuoco, anche loro coinvolti nello scoppio e rimasti feriti.

Forze dell’ordine e abitanti della zona parlano anche di un cane, scampato alla tragedia, perché legato a una pianta di olivo della collina. Scoppio fabbrica: proseguono ricerche resti corpi
Medico legale al lavoro, poi incontra pm per inizio autopsie.

Il pomeriggio di ieri è stato segnato dallo strazio di parenti e amici delle vittime che non si sono mai allontanati dal luogo della tragedia se non per riposare. Quella ‘valle di lacrime’, com’è stata definita la della collina sventrata dall’esplosione, iniziava a restituire i corpi delle vittime, scaraventati lontano e ritrovati dilaniati.

Non stupisce se si ricorda che a un chilometro dal luogo della tragedia nelle scorse ore sono stati ritrovati pezzi di cemento armato dal peso di oltre 50 chili, oggi ancora per terra tra le piante di olivo.

I corpi delle vittime erano a poche decine di metri l’uno dall’altro. Questo confermerebbe l’ipotesi che si trovassero insieme e nello stesso punto della fabbrica al momento dell’esplosione; il recupero dei corpi non è stato semplice, il lavoro si è protratto fino a tarda serata vista la condizione in cui versavano e vista la scomodità e l’ampiezza dell’area da ispezionare. Poi, il trasporto delle salme presso l’obitorio di Pescara.

L’area della tragedia è ancora recintata e sarà oggetto di verifiche e accertamenti nei prossimi giorni e anche se non c’è più un elevato stato di allerta, si cerca di essere ancora cauti, non mancano controlli sul territorio vista la pericolosità dell’area. Nei scorsi giorni, infatti, sono stati diversi i casi d’incendio che si sono sviluppati nel Pescarese.

Ora però ci si inizia a chiedere davvero cosa sia successo la mattina del 25 luglio poco dopo le 10.

Anche persone del posto che hanno vissuto il dramma, che hanno visto i vetri delle loro case frantumarsi, che hanno vissuto momenti di terrore nel vedere il fuoco espandersi nelle campagne, chiedono chiarezza.

Per il momento, però, vale ancora l’ipotesi secondo cui l’esplosione sia partita dal deposito giudiziario di botti illegali e si continua a escludere l’idea che tutto sia partito direttamente dalla fabbrica dei Di Giacomo.

Dalla collina di fronte a quella della tragedia si percepisce un silenzio che fa male. C’è ancora quello strano rumoroso e caldo vento che ha accompagnato e alimentato negli scorsi giorni la tragedia e che continua a espandere odori e rimanenze di un fatto di cronaca che si è appena verificato.

Gettare lo sguardo sotto la vallata che ha trattenuto con sé per due giorni quei corpi rattrista molto.

Ancora qualcuno passeggia lungo le strade e si ferma a guardare non per conoscere i fatti ormai noti, ma semplicemente per contemplare o magari pregare o semplicemente ricordare i maestri dell’arte dei fuochi d’artificio.

Siamo nell’ultimo week end di luglio, pieno di appuntamenti per le numerose feste patronali, dove in genere sono proprio i ‘botti’ di tanti comuni vicini a svegliare la gente. Quest’anno, al contrario, è proprio questo silenzio a non far dormire la popolazione.

“Ieri sera – dice il signor Guido, in compagnia del nipotino – quando hanno trovato i corpi da un lato ho pensato che forse era meglio così, almeno le famiglie potevano finalmente mettersi l’anima in pace, ma dall’altro mi sono sentito male dentro. Quando mi sono avvicinato non ho visto niente, ho sentito solo pianti e urla, una sensazione bruttissima”.

“Giovedì mattina – ha raccontato – non ero a casa, quindi non ho vissuto da vicino l’urto. Ero in macchina qui vicino, l’esplosione l’ho sentita ma non ho pensato a qualcosa di grave. Tutto è cambiato quando mi ha telefonato mia moglie, molto spaventata. Mi ha detto che la casa stava tremando, così mi sono precipitato a casa. Quando ho visto il fuoco, il fumo, ho capito. Mi dispiace veramente troppo, nella sciagura almeno Giordano e Gianmarco si sono salvati. Speriamo di capire che cosa è successo veramente e che soprattutto famiglia si riprenda psicologicamente, ma non sarà facile”.

CARABINIERI CONFERMANO RITROVAMENTO RESTI CADAVERI

Questa mattina sono cominciate le operazioni di rastrellamento dell’area.

La conferma sul ritrovamento di altri resti dei cadaveri è arrivata dai carabinieri che si trovano sul posto, coordinati dal capitano Enzo Marinelli, comandante della compagnia di Montesilvano dell’Arma, che si occupano delle indagini.

PM PESCARA ANNALISA GIUSTI AFFIDERA’ AUTOPSIA A MEDICO LEGALE POLIDORO

Al termine degli accertamenti preliminari, il pm del tribunale di Pescara, Annalisa Giusti, affiderà al medico legale Ildo Polidoro l’incarico per effettuare l’autopsia sui corpi dei  quattro: Alessio, rinvenuto poco dopo l’esplosione, e gli altri tre, trovati ieri pomeriggio, Mauro, Federico e Roberto, tutti componenti della famiglia Di Giacomo.

L’autopsia presumibilmente sarà eseguita nei primi giorni della prossima settimana.

Sempre Polidoro si è occupato ieri, sul posto, di una prima ispezione dei corpi.