ROMA – Ad agosto la coppia scoppia. Per una ragione quasi matematica: due reciprochi “rilassamenti”, quelli dei rispettivi partner, non possono convivere.

A sostenerlo sono gli avvocati divorzisti italiani, che nel mese di settembre registrano il record annuo di istanze di separazione.

La vacanza diventa spesso una lotta. I primi sintomi, i battibecchi su dove andare e cosa fare, infastiditi dalla presenza onnipresente della propria metà.

Per Gian Ettore Gassani, presidente degli avvocati matrimonialisti, è tutto fin troppo chiaro. “In vacanza – dice –  si vanno a sperimentare equilibri del tutto sconosciuti nel resto dell’anno, quando magari entrambi i coniugi lavorano, o hanno vite parallele che fanno fatica a incrociarsi, o l’uno o entrambi hanno eventualmente anche una relazione extraconiugale. Lasciare tutto ciò per trascorrere settimane o un mese intero con il ‘rompiscatole’ del marito o della moglie può rappresentare una situazione per taluno insopportabile”.

Sociologia spicciola, ma anche numeri. Le richieste di separazione che seguono la vacanza estiva sono “oltre il 30 per cento del totale. Le agende dei legali straripano di richieste d’appuntamento al ritorno dalle ferie d’agosto, con studi legali letteralmente invasi da separandi e divorziandi”.

Le cause sono interdisciplinari, non manca un livello antropologico: “Non è solo questione di lavoro che si sospende o di tradimento che gioco forza si rinvia, fino al rientro – dice Gassani – è anche questione di divisione del territorio, spesso più angusto rispetto alla dimora abituale, che crea non pochi problemi, specie se poi uno dei due coniugi ha imposto la scelta sulle vacanze all’altro”. Insomma, “si parte male, con un atteggiamento bellicoso, e si finisce peggio, specie se poi si scoprono gli altarini, venendo a conoscenza di telefonate fatte o messaggini ricevuti, visto che stando vicini si è anche più controllati, meno liberi”.

Neanche la crisi economica aiuta a soprassedere, nonostante i costi di una causa di divorzio. Anzi, aggiunge l’avvocato, “le ristrettezze economiche contribuiscono ad accentuare le tensioni e i litigi e la vicinanza viene vista come una sorta di arresto domiciliare”.